Finalmente ho trovato un po’ di tempo per effetturare una ricerca che mi permettesse di scrivere un articolo che sognavo da tempo: un articolo sull’emigrazione italiana. Da emigrante quale sono é impossibile non nutrire un’inspiegabile curiositá verso questa sensazione che ti si semina dentro e lentamente cresce, fino a che un giorno sboccia e d’improvviso ti prende e ti fa salire su un’aereo stringendo un biglietto di sola andata verso un’altra nazione.
Innanzitutto i dati ufficiali piú recenti che ho trovato risalgono al Dossier Statistico della Caritas del Dicembre 2000 (non esattamente recente, sono quasi 10 anni fa), tuttavia si possono trarre interessanti spunti di riflessione.
Partiamo osservando che l’Italia é sempre stata affetta da un flusso emigratorio non esattamente trascurabile, il suo punto massimo é richiudibile nei cento anni tra il 1876 ed il 1976 durante i quali sono espatriati 26 milioni di italiani, 13 milioni trasferiti in Europa, 12 in America (circa 50% a nord e 50% a sud), il resto sparsi tra l’Africa e l’Australia.
Ad oggi si contano circa 57 milioni di italiani residenti in Italia e tra i 60 e i 70 milioni di “figli di italiani” sparsi per il mondo. Sono dati a mio parere impressionanti poiché ci fanno veramente parlare di un “altra Italia”, a volte persino surreale in quanto sostenitrice di usi e tradizioni i cui folclori si sono stinti da tempo nella patria natía: esempio recente é quello riportato dalla mia carissima amica Lorena che testimonia di comunitá friulane emigrate in Argentina che annualmente si riuniscono per tenere vive le loro origini, recitando racconti dialettali in un friulano impeccabile … senza aver mai messo piede in Italia.
Nel 2000 il dato aggiornato delle anagrafi consolari riportava 4 milioni di italiani in possesso di cittadinanza e legalmente registrati come residenti all’estero (nel senso nati in Italia e successivamente trasferitisi). Se considerate che trasferirsi e lavorare all’estero é semplicissimo ed ufficializzare il cambio di residenza é praticamente un “favore” che fate al consolato per mettervi in regola, é facile immaginare che questa rappresenti soltanto una minima parte degli effettivi emigrati.
Oggi rispetto al tasso di emigrazione certamente inferiore ma mai veramente trascurabile (tra chi parte e chi torna contiamo sempre un minimo di 50.000 espatri l’anno) si trova dall’altro lato l’immigrazione ovviamente di stranieri che si lanciano in Italia in cerca di una vita migliore, infatti quando parlate di 57 milioni di residenti in Italia é giusto ricordare che questo é risultato di un -4 milioni di Italiani espatriati ed un +2.5 di stranieri immigrati.
Voglio essere patriottico e non dividere i dati di emigrazione tra nord e sud Italia, sotto questo aspetto vi lascio qualche link da spulciare a vostro interesse (niente di non intuibile comunque). Guardiamo invece i dati delle migrazioni all’interno della comunitá europea: non stupisce che il fattore di immigrazione italiano da parte di altri componenti della comunitá europea sia del 5%, avvicinando “il bel paese” piú a Polonia (2%) e Norvegia (1%) che a Francia (10%) e Spagna (11%). Alla faccia dell’Italiano medio che decanta tanto che siamo il paese con il cibo piú buono, con il clima migliore, con il mare piú bello: infatti i dati dimostrano che i nostri cugini europei vengono sí a farci visita per mangiare una pizza e a bagnare i piedi ma poi per lavorare si fermano solo Rumeni e Moldavi, mentre se guardiamo fuori dalla finestra europea la nostra prima ammiratrice é l’Albania seguita dal Marocco (200mila immigrati l’anno).
Che dire, i dati sono soltanto numeri e le motivazioni sono soltanto aria, tuttavia quel che vorrei far capire poiché spesso sottovalutato é che l’emigrazione é un fattore importantissimo per rilevare la condizione sociale di un paese, poiché non rappresenta altro che la naturale risposta ai problemi di povertá, disoccupazione, sviluppo economico. Quel che ci rimane in mano come dato importante e da tenere a mente é che l’Italia nonostante la “facciata storica” che riesce ancora a vendere ai turisti non ha mai smesso di essere un paese di emigranti, e le mille riflessioni che ne conseguono possono solo plasmarsi differentemente dalle mani di ognuno di noi.
Concludo seminando il germe della riflessione con una citazione di una mia collega di lavoro francese: “Ho imparato che si emigra per due motivi: perché si vuole emigrare, o perché si deve emigrare“, e da emigrante credo che questa sia la constatazione piú saggia che si possa raggiungere.
FONTI:
Elaborazioni Caritas Roma/Dossier Statistico Immigrazione su dati AIRE e Anagrafe consolare (2000)
Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali
http://www.irpps.cnr.it/sito/download/dem_2_3.pdf
Osservatorio sulle migrazioni italiane
http://www.cestim.it/index01dati.htm#osservatoriosullemigrazioniitalianedellistitutodiricerchesu
Dati Istat immigrazione in Italia (2005)
http://www.alef-fvg.it/immigrazione/dti/istat2005.pdf
Immigration to Europe, wikipedia
http://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_to_Europe
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BlogoSquare
16 illuminanti commenti (Add 1 more)
One Trackback
[...] ancora una volta (lo ha già fatto anche col suo “outstanding” post sull’analisi dell’emigrazione italiana in europa, poichè da secoli ho in cantiere un post analogo mai completato) Per quanto mi riguarda, [...]