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Le tasse inglesi: Tutta la veritá

Non avrei mai pensato che sarei riuscito a scrivere questo articolo sulle tasse inglesi, soprattutto alla luce del fatto che è un argomento non esattamente “semplice” e che praticamente NESSUN INGLESE sa, nè tantomeno si informa, su come vengono calcolate le tasse che paga (Ah ho sentito qualcuno laggiù in ultima fila che ha detto “come in Italia”!).
Ma dopo che mi é stata piantata la pulce nell’orecchio da un mio lettore che chiedeva lumi su questa questione importante non potevo lasciar cadere la cosa, inoltre sono stato aiutato dal fatto che mentre vagavo senza meta nel cammin della mia vita sul sito del HMRC sono stato beccato dal nostro tecnico di manutenzione che fiero di essere l’unico con una cultura su queste cose mi ha letteralmente illuminato su ogni mio piccolo dubbio, e siccome io un po’ vi voglio anche bene ecco che riporto qua solo per voi tutta la verità sulle tasse inglesi (mento, la verità è che se non lo scrivo subito tra una settimana avrò sicuramente dimenticato tutto).
Cominciamo con il consegnare il link al sito della HM Revenue & Customs: http://www.hmrc.gov.uk/

Ora facciamo chiarezza sulle categorie: In Inghilterra le tasse sono divise in Income tax, NI (National Insurance), Corporation Tax, Capital Gains Tax, Inheritance Tax, Stamp Taxes.
Noi siamo ovviamente interessati alle Income Tax (che sono le tasse che vengono applicate allo stipendio che prendiamo dal nostro datore di lavoro), e sulle relative fasce di tassazione, ecco il link:
Specifico subito che tutti i dati che riporterò sono riferiti al sistema PAYE (Pay As You Earn) che è quello che riguarda me e presumo la maggior parte di voi, dato che si riferisce ai lavoratori dipendenti (Non ai “self-employeed” che sono soggetti a tassazioni differenti).

Le fasce di tassazione relative agli income dell’anno fiscale 2008-2009 sono le seguenti: i primi 2,230£ incassati vengono tassati del 10%, la successiva fascia dai 2,230£ ai 36,000£ viene tassata 20%, infine oltre i 36,000£ l’income viene tassato del 40%.
Inoltre, siccome la regina ci ama tutti e se potesse ci limonerebbe uno ad uno, ogni anno ogni lavoratore inglese ha diritto ad un personal allowance (che quest’anno ammonta a 5,435£) che si può intascare senza beccare alcuna tassazione. Ciò non vuol dire che ogni anno a Maggio vi beccate una busta paga più alta, in quanto una volta stabilito il personal allowance questo viene spalmato lungo il corso dell’anno di modo da lasciare uno stipendio (o una pensione, se è il caso) del peso costante. Ma non vi preoccupate perchè questa allowance è facilmente verificabile dal Tax Code, poi vedremo come.

Ok passiamo ora alla croce e delizia del lavoratore inglese ovvero la fatidica domanda:
Io che sono in Inghilterra e sto lavorando come posso sapere che sto pagando le tasse che devo pagare? A questo proposito c’è questo bellissimo link dal titolo “to check that you’re paying the right tax” che spiega soprattutto una cosa fondamentale, ossia come capire il significato del TAX CODE che appare su ogni busta paga, su ogni P45 ecc.

Ve lo spiego qua: Il Tax Code è composto da una lettera che indica lo stato di salute del vostro allowance (non ho proprio voglia di spiegarvi tutti i casi particolari perchè potete visitare il sito, solo sappiate che se vedete una L significa che va tutto bene) preceduto da un numero di 3 cifre.
Questo numero è la quantità del vostro allowance personale per l’anno corrente, che viene ottenuto con una semplice operazione matematica: I POUND CHE POTETE INCASSARE TAX-FREE (ossia l’allowance di base previsto per tutti i lavoratori dipendenti che è 5,435£ più l’eventuale allowance per cecità, immobilità, amputazioni eccetera, insomma tutte cose belle che alla fine se non prendete è forse meglio), MENO qualsiasi income residuo dall’anno precedente ed ancora tassabile (come lo potrebbe essere uno stipendio dell’anno passato per il quale non avete ancora pagato le tasse, o un lavoretto part time non ancora dichiarato e che quindi dovrete pagare nell’anno corrente), operazione che da come risultato..il vostro allowance per l’anno corrente!

Facciamo un esempio pratico: se avete un tax code 117L significa che dovete togliere 1,170£ dal vostro totale income tassabile e pagherete le tasse su quello che rimane.
A riprova di questa fantastica spiegazione sono andato a casa ad osservare il mio Tax Code che recita 543L il che fa di me un uomo felice perchè a quanto pare tutto questo ha un senso e pago le tasse corrette godendo del personal allowance di base.
Nota Bene: se il vostro income tassabile è più alto del vostro personal allowance (leggi anche=l’operazione succitata produce un risultato negativo) il vostro tax code mostrerà uno spaventoso K che peggio della macumba di una lettera scarlatta significherà che dovrete AGGIUNGERE quella cifra (sempre comprensiva di uno zero finale) al vostro income tassabile per quell’anno, ossia avete già bruciato il vostro personal allowance di quest’anno su redditi dell’anno scorso non tassati e che dovete ancora pagare. Così imparate a fare i furbi, tiè, e l’intero Regno Unito vi additerá per strada e le signore tireranno i bambini per la mano dietro di loro quando vi incroceranno per la strada e Berlusconi vi scriverá per chiedere se volete unirvi al suo partito.

Oltre al mastodontico discorso delle tasse inglesi, c’è anche quello del NI (National Insurance) che é la seconda voce che con un simpatico segno meno detrae bellamente soldi dalla vostra busta paga. Il NI se analizzato in tutte le sue classi e ramificazioni mi porterebbe alla follia, ad ogni modo io analizzo il mio caso che credo sia quello comune (class 1, lavoratore dipendente), ma vi lascio il link per vedere tutte le classi QUA e rates QUA:

La buona notizia é che esattamente come per le tasse sull’income esiste un allowance anche per il NI. I PAYE thresholds (ossia i limiti oltre i quali i redditi diventano tassabili) sono i seguenti:
£105.00 per stipendi settimanali
£453.00 per stipendi mensili
Quindi ancora una volta come sapere se la voce NI nel vostro payslip riporta il giusto valore? La risposta arriva ancora con una semplice operazione matematica: IL VOSTRO STIPENDIO LORDO (che trovate sullo payslip, ma va?!) MENO il treshold relativo riportato qua sopra, dà come risultato il vostro income tassabile con il NI, al quale quindi dovrete togliere l’11% (perchè per la classe 1 il NI ammonta a questa percentuale) per vedere quanto vi resta in tasca.
Esempio pratico: Se percepisco uno stipendio settimanale di 302£, la mia operazione è 302-105=197£ che è il mio reddito tassabile. 197-11%(21.67£)=175.33£
In questo caso tra le braccia della sanità nazionale londinese finiscono 21.67£ del mio ipotetico stipendio settimanale di 302£.
Concludo con alcune riflessioni personali sparse che voglio riportarvi nel caso foste rimasti con ancora qualche neurone libero a vostra disposizione. Un manager inglese che senza troppa difficoltà raggiunge uno stipendio di 40,000 o 45,000£ all’anno si trova una volta passata la fatidica soglia dei 35,000£ a vedersi detrarre 40% di income taxes su ogni pound che incassa + 11% di NI= 51%. E’ un autentico salasso, eppure il mio capo mi ha confermato che è così e nonostante questo si dichiara comunque fiero di essere inglese. Onestamente non ho idea di come funzioni per i VIP stranieri: se le tasse inglesi sono così alte perchè Valentino Rossi e Pavarotti sono stati pronti a fare carte false per incassare il reddito in Inghilterra e non in Italia? Mi sono stati dati due motivi come giustificazione: uno è il fatto che le tasse provenienti da redditi esteri in Inghilterra hanno tutto un’altro tipo di tassazione, come giá fatto notare da un’attenta lettrice, e secondo come anche gli italiani medi sanno (chissà perchè questa cosa la sanno tutti!) quando si dichiara di non risiedere più in Inghilterra e di essere tornati al paese di origine si possono chiedere indietro una enorme fetta di tasse versate (sulla quale non mi sono ancora informato dato che non ho ancora nei miei piani di tornare a casa, ma mio cugino dopo due anni di lavoro dice di aver ripreso un intero stipendio).
Questo é quanto, spero sinceramente di essere stato esaustivo e chiaro a sufficienza, per ogni dilemma/commento/aggiunta ci sono i commenti e se ho sparato qualche cazzata non siate timidi, trollate pure senza ritegno che fa molto blogstar.
Va beh, concludiamo con un po’ di satira.

Mezza comunicazione di servizio, mezza richiesta di aiuto

Innanzitutto fatemi ritornare due link, uno a Lori la quale riesce ogni volta a stupirmi su come anche a Londra ci siano italiani “non medi”, sorprendendomi con la sua mentalitá a 360 gradi e con la quale passerei ore ed ore a dialogare di ogni singolo aspetto dell’universo, ed alla quale per questo voglio un mondo di bene (questa ragazza é veramente unica). L’altro a Maurizio, quest’ultimo che ho realizzato essere mio fratello separato alla nascita e se avrete l’occasione di leggere un suo articolo capirete perché.
Ieri sera mi sono trovato in chat con Fabio, un ragazzo di Trapani che mi ha proposto una dilemma ermetico su cui sono certo molte persone (come me) normalmente non posano neanche l’attenzione: le tasse inglesi. Le paghiamo senza pensarci poiché ci vengono prese direttamente dallo stipendio, ma mi sono effettivamente stupito nel notare che né io né micheal (che é pure inglese) ne molti miei colleghi sappiamo di preciso a che percentuale ammonta il NI e come questo si integra con le fascie di tassazione dell’inland revenue. Sappiamo che c’é una fascia del 20% per redditi inferiori a 35000 sterline l’anno ed una di 30% se superiore, ma c’é anche il dilemma sulla percentuale alle quale ammonta il NI e come questo si integri con esso. Nel senso, se alla fascia “media” del 20% di tasse se ne aggiunge un 10% di NI non ne viene che le detrazioni sullo stipendio saranno quindi del 30%? Che quindi teoricamente é molto piú che in Italia?
Altro discorso é il personal allowance che permette di incassare i primi 5000 pound dell’anno fiscale (o gli ultimi, altro dilemma) privi di tassazione, é vero? Ed é ogni anno o soltanto per i primi 5000 pound assoluti?
Chi é in possesso di queste informazioni e vuole partecipare alla stesura di un post “illuminatore” spulciando il sito della HMRC (per la serie: chi non ha niente di meglio da fare…) mi contatti.

 

Perchè?

Viene quasi naturale comporre questo post, dopo l’analisi piatta ed oggettiva di quello precedente, che mi fa nascere spontaneamente una riflessione introspettiva semplicemente ovvia: Perché ti sei trasferito? Perché proprio a Londra? perché hai abbandonato la terra che ti sei comodamente trovato sotto ai piedi al momento della tua nascita? Perché hai nuotato contro la corrente della certezza per raggiungere soltanto incognite? Perché tu sí e gli altri no?
Sono domande che nascono ma poi per i piú restano vaghe ed incomplete, trovano solo risposte sbiadite come lasciate da una vecchia stilografica arrugginita: “Volevo un’esperienza diversa”, “Mio cugino era giá lí”, oppure al rientro in patria “Perché mi ero stancato”, “Oramai quella cittá mi aveva dato tutto”, mille frasi che si ripetono con lo stampino, ma alla fine c’è un motivo interiore che non viene mai espresso, quello singolo e vero e che é fondamentale poichè misura tutto: misura l’ attaccamento ed il rispetto per il luogo nel quale si immigra, misura il livello di sopportazione alle avversitá che lì si incontrano, misura la resistenza alla nostalgia del luogo di origine, anticipa persino le scelte inevitabili che si percorranno ed ai più attenti ne preannuncia anche i tempi esatti.
Uno puó partire per amore, per odio, per costrizione, per fuga, per ambizione, per autodimostrarsi qualcosa, o per dimostrare qualcosa a qualcun altro, per rimorso, per illusione, per rabbia.. esistono milioni e milioni di motivi con tutte le sfumature nel mezzo, di tutte le persone che giungono su queste rive sembra imprescindibile distinguere chi si fermerà da chi è soltanto di passaggio, eppure, quendo parliamo di rientri in patria a tempi da record, tutto rientra perfettamente nella mia immagine giá abbondantemente sbandierata dell’italiano medio il cui motivo di emigrazione é solido come uno spaghetto scotto, poichè per quanto egli possa dichiarare di essere convinto della sua scelta tale da definirla “a lunghissimo termine o permanente” contiene tratti innegabili che mostrano già in partenza che il “lunghissimo termine” tanto lungo poi non sarà: se uno si trasferisce ma non mostra interesse a migliorare il proprio inglese poichè quello maccheronico è sufficiente a vivere, se uno vive a Londra e si tiene informatissimo sull’attualità italiana e poi non sa nemmeno chi è il sindaco in carica, se uno evita volutamente il cinema per vedere un DVD in italiano a casa perchè “almeno si capisce”, se uno frequenta soltanto amici della stessa nazionalità o locali mirati agli italiani.. questi sono tratti indistinguibili di una persona che, passatemi il termine, “ha i giorni contati”, questa è la gente che emigra perchè prima lo voleva fare e poi si accorge di essersi dimenticata il perchè, che si trova per 20 anni nello stesso posto sotto l’ala dei genitori e non ha idea di cosa significhi vivere in un altra realtà senza briglie e per questo ne è terribilmente attratta, che desidera ardentemente tradire la propria vita anestetizzata sostituendola con un altra giovane e fresca, che come una casalinga fedele scopre che l’orgasmo più forte lo regala il vicino di casa non perchè sia più bravo a letto ma perchè con lui c’è il gusto del proibito. Gente che poi a tempo di record riesce a trasformare nel normale tutto ciò che un mese prima era il meraviglioso ed a mortificare una splendida magia spiegandone l’equazione chimica, gente che sboccia per appassire e sfiorire nel giro di una stagione come il più delicato dei fiori di montagna, gente che a Londra non dà niente e che da Londra non avrà niente in cambio.

Tornando alla frase magica che concludeva l’articolo sull’emigrazione “C’è chi emigra perchè vuole, e c’è chi emigra perchè deve”, credo che “chi emigra perchè deve” si distingue da “chi emigra perchè vuole” per un semplice motivo: a differenza di quest’ultimo si lamenta continuamente ogni minimo dettaglio e paragona ossessivamente Londra alla città dalla quale si è emigrati al punto da diventare logorroico e frustrante anche per chi lo circonda. Questo perchè egli vorrebbe non doversi trovare nella sua condizione ed anzi tornare a casa, ma allo stesso tempo è perfettamente consapevole che questo non è possibile per la relativa mancanza di lavoro, la terribile situazione economica, o magari per una disgraziata situazione familiare, e non riesce a trovare modo migliore di sfogare la propria frustrazione verso la città che è oggetto di questo subdolo esperimento di surrogazione, del presunto “meno peggio”, dal quale si pretende pieno diritto di prendere a mani piene tutto quello che si vuole, mentre si è impegnati ad organizzarsi tra un ritorno a casa e l’altro.

Quando guardo me stesso mi dico che il mio motivo per restare qua deve essere forte, perché in quanto alla resistenza alla nostalgia di casa ho battuto il record: in due anni sono tornato due volte, per un Natale ed un matrimonio, persino i miei amici giapponesi sono tornati a casa piú spesso di me. In compenso nei miei giorni di vacanza ho visitato Manchester, Roma, Parigi, Madrid, presto andró in Portogallo..insomma tutto tranne che “casa”. Persino quando in metá settimana dico “voglio andare a casa e restarci fino a Lunedí prossimo” mi dicono “ah vuoi tornare in Italia?” e io “ma che Italia e Italia, intendo proprio che voglio andare a casa, a Bermondsey, e dormire fino a Lunedí!”.
Sono ancora innamorato di Londra come quando ci ho messo piede per la prima volta, spalanco ancora la bocca come un bambino quando osservo l’imponente Tower Bridge e la City dal silenzioso molo in fondo alla mia via, mi sembra ancora un magia trovare i supermarket aperti di notte e mi diverto ad osservare con circospezione la gente che li frequenta, adoro ancora perdermi nei miei pensieri lungo il South Bank quando la sera è rischiarato soltanto dai tenui lampioni, resto ancora di sasso ogni volta che uscendo da Canary Wharf osservo a naso in su gli enormi grattacieli illuminati, mi sento ancora turista quando scopro vere e propri comunità locali in zone della città prima d’ora inesplorate, sono ancora pienamente riconoscente per tutto quello che ogni giorno mi accade in questa vita londinese e per tutto quello che quotidianamente imparo e sento che 2 anni di tempo non hanno spento la mia fiamma della curiosità e dell’entusiasmo.

Forse é perché sono uno di quelli che “Emigra perché vuole”, uno di quelli che davvero non capisce come si possa osservare Londra con l’occhio del pessimismo cosmico amplificandone tutti i più piccoli difetti quando qua a Londra ci sei venuto per stare meglio, ed onestamente spero di non capirlo mai. Soltanto quando sento l’ennesimo italiano medio che mi dice “dopo 6 mesi che sono qua me ne torno a casa perchè onestamente di stare in questa città che mi sembra un grosso centro commerciale mi sono un po’ stancato” mi fermo un attimo a sorridere e mi domando che cosa di Londra questa persona abbia visto, rispondendomi ancora un volta che evidentemente ogni persona ha il suo motivo che determina tutte le sue scelte.

L’altra Italia

Finalmente ho trovato un po’ di tempo per effetturare una ricerca che mi permettesse di scrivere un articolo che sognavo da tempo: un articolo sull’emigrazione italiana. Da emigrante quale sono é impossibile non nutrire un’inspiegabile curiositá verso questa sensazione che ti si semina dentro e lentamente cresce, fino a che un giorno sboccia e d’improvviso ti prende e ti fa salire su un’aereo stringendo un biglietto di sola andata verso un’altra nazione.
Innanzitutto i dati ufficiali piú recenti che ho trovato risalgono al Dossier Statistico della Caritas del Dicembre 2000 (non esattamente recente, sono quasi 10 anni fa), tuttavia si possono trarre interessanti spunti di riflessione.
Partiamo osservando che l’Italia é sempre stata affetta da un flusso emigratorio non esattamente trascurabile, il suo punto massimo é richiudibile nei cento anni tra il 1876 ed il 1976 durante i quali sono espatriati 26 milioni di italiani, 13 milioni trasferiti in Europa, 12 in America (circa 50% a nord e 50% a sud), il resto sparsi tra l’Africa e l’Australia.
Ad oggi si contano circa 57 milioni di italiani residenti in Italia e tra i 60 e i 70 milioni di “figli di italiani” sparsi per il mondo. Sono dati a mio parere impressionanti poiché ci fanno veramente parlare di un “altra Italia”, a volte persino surreale in quanto sostenitrice di usi e tradizioni i cui folclori si sono stinti da tempo nella patria natía: esempio recente é quello riportato dalla mia carissima amica Lorena che testimonia di comunitá friulane emigrate in Argentina che annualmente si riuniscono per tenere vive le loro origini, recitando racconti dialettali in un friulano impeccabile … senza aver mai messo piede in Italia.

Nel 2000 il dato aggiornato delle anagrafi consolari riportava 4 milioni di italiani in possesso di cittadinanza e legalmente registrati come residenti all’estero (nel senso nati in Italia e successivamente trasferitisi). Se considerate che trasferirsi e lavorare all’estero é semplicissimo ed ufficializzare il cambio di residenza é praticamente un “favore” che fate al consolato per mettervi in regola, é facile immaginare che questa rappresenti soltanto una minima parte degli effettivi emigrati.
Oggi rispetto al tasso di emigrazione certamente inferiore ma mai veramente trascurabile (tra chi parte e chi torna contiamo sempre un minimo di 50.000 espatri l’anno) si trova dall’altro lato l’immigrazione ovviamente di stranieri che si lanciano in Italia in cerca di una vita migliore, infatti quando parlate di 57 milioni di residenti in Italia é giusto ricordare che questo é risultato di un -4 milioni di Italiani espatriati ed un +2.5 di stranieri immigrati.
Voglio essere patriottico e non dividere i dati di emigrazione tra nord e sud Italia, sotto questo aspetto vi lascio qualche link da spulciare a vostro interesse (niente di non intuibile comunque). Guardiamo invece i dati delle migrazioni all’interno della comunitá europea: non stupisce che il fattore di immigrazione italiano da parte di altri componenti della comunitá europea sia del 5%, avvicinando “il bel paese” piú a Polonia (2%) e Norvegia (1%) che a Francia (10%) e Spagna (11%). Alla faccia dell’Italiano medio che decanta tanto che siamo il paese con il cibo piú buono, con il clima migliore, con il mare piú bello: infatti i dati dimostrano che i nostri cugini europei vengono sí a farci visita per mangiare una pizza e a bagnare i piedi ma poi per lavorare si fermano solo Rumeni e Moldavi, mentre se guardiamo fuori dalla finestra europea la nostra prima ammiratrice é l’Albania seguita dal Marocco (200mila immigrati l’anno).
Che dire, i dati sono soltanto numeri e le motivazioni sono soltanto aria, tuttavia quel che vorrei far capire poiché spesso sottovalutato é che l’emigrazione é un fattore importantissimo per rilevare la condizione sociale di un paese, poiché non rappresenta altro che la naturale risposta ai problemi di povertá, disoccupazione, sviluppo economico. Quel che ci rimane in mano come dato importante e da tenere a mente é che l’Italia nonostante la “facciata storica” che riesce ancora a vendere ai turisti non ha mai smesso di essere un paese di emigranti, e le mille riflessioni che ne conseguono possono solo plasmarsi differentemente dalle mani di ognuno di noi.
Concludo seminando il germe della riflessione con una citazione di una mia collega di lavoro francese: “Ho imparato che si emigra per due motivi: perché si vuole emigrare, o perché si deve emigrare“, e da emigrante credo che questa sia la constatazione piú saggia che si possa raggiungere.

FONTI:
Elaborazioni Caritas Roma/Dossier Statistico Immigrazione su dati AIRE e Anagrafe consolare (2000)

Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali
http://www.irpps.cnr.it/sito/download/dem_2_3.pdf

Osservatorio sulle migrazioni italiane
http://www.cestim.it/index01dati.htm#osservatoriosullemigrazioniitalianedellistitutodiricerchesu

Dati Istat immigrazione in Italia (2005)
http://www.alef-fvg.it/immigrazione/dti/istat2005.pdf

Immigration to Europe, wikipedia
http://en.wikipedia.org/wiki/Immigration_to_Europe

Com’è lavorare con gli inglesi?

Per rispondere a questa domanda che spesso mi sento proporre da vari amici italiani, il modo migliore è riportare tre storici esempi ripescati direttamente dalla mia cartella “posta in arrivo”.

 

E-MAIL NUMERO 1 - IL DIPARTIMENTO DI HR

Venerdí ore 16.40
Da: HR
A: Reparto infrastrutture
 
(tutti i nomi sono di fantasia perché se no mi licenziano).
“Buon pomeriggio, ci scusiamo per il breve preavviso, comunichiamo che la signorina Iola Carr si unirá allo staff di Risorse Umane lunedí mattina alle ore 8, tutte i moduli sono stati stati compilati dal suo manager Mr Rino Manda ed approvati dal direttore generale Sauro Dino, il suo contratto sará di 6 mesi e sostituirá la signora Rina Ute da lunedí in assenza per maternitá, siete pregati di istruire i tecnici per l’installazione e la configurazione di login/email/accesso internet, telefono e segreteria, tutto entro lunedí mattina alle ore 8.
cordiali saluti,
Dipartimento di HR”

Venerdí ore 16.35
Da Oby 
A HR:

“Gentile dipartimento di HR, ringrazio per la comunicazione, nel nostro dipartimento serpeggia una sola curiosità: Che cosa succede nel vostro dipartimento tutti i venerdì in pausa pranzo che le vostre dipendenti si accorgono sempre al venerdí pomeriggio di essere incinta??”

 

E-MAIL NUMERO 2 - IL PIANO DI AMMINISTRAZIONE

Da: Piano di Amministrazione
A: Reparto infrastrutture
“Gentile signor Matteo, sono lieto di comunicarle che abbiamo ricevuto i suoi piani per il riadattamento delle porte B e C del piano secondo del vostro edificio, come parte del progetto di ristrutturazione del dipartimento X, tuttavia mi duole informarla che il Piano di Amministrazione é restío dall’approvare la sua proposta poiché le nuove porte in legno che lei propone intaccano a Nostro parere in maniera negativa l’aspetto estetico del Nostro storico edificio, e suggeriamo pertanto di mantenere le esistenti porte in vetro.
cordiali saluti,
il Piano di Amministrazione.”

Da: Oby
A: Piano di Amministrazione

“Gentile Signor Piano di Amministrazione, la ringrazio infinitamente per il suo scrupoloso interesse verso l’aspetto estetico del nostro storico edificio, tuttavia oserei suggerire che il direttore del dipartimento potrebbe preferire una leggera perdita nell’impatto estetico generale del suo dipartimento piuttosto che mostrare ai suoi clienti la gigantesca tazza del water del nuovo costosissimo bagno degli handicappati! Ma li guardate i disegni che vi mandiamo o ci foderate il fondo della gabbia del canarino??”

 

E-MAIL NUMERO 3 - IL REPARTO ASSUNZIONI

Da: Reparto Assunzioni
A: Reparto infrastrutture
“Gentile Signor Matteo, abbiamo ricevuto la sua richiesta di rimuovere la targa con il nome del MegaManager di Finanza Estera Sig. Lup. Man. Figl. di Put. dalla porta dell’ ufficio, tuttavia oltre a dover assolutamente negare la suddetta autorizzazione mi trovo anche sorpreso dall’apprendere che lei è a conoscenza del licenziamento di suddetto Manager: ufficialmente il Signor Lup. Man. è assente per motivi personali ed oltre a pregarla di mantenere l’informazione come strettamente confidenziale le chiedo cortesemente di riportare la fonte di questa notizia in quanto sarà necessario mettere in atto servizi disciplinari interni per fermare questa gravissima fuga di notizie riservate.”

Da: Oby
A: Reparto Assunzioni
“Gentile Reparto Assunzioni, la richiesta di rimuovere la targa dalla porta dell’ufficio proviene dal nuovo manager che sta già sostituendo il Sig. Lup.Man. all’interno dell’ufficio suddetto.
In quanto all’informazione riservata, l’ho appresa dal vostro sito internet. 
Immagino che per il bene del vostro dipartimento sarà meglio tenere questo scambio di email come informazione confidenziale, invece del cambio manager.
Cordiali saluti.”

Uomini & Donne … e nonne

 

Qualche giorno fa sono stato messo al corrente del fatto che una persona che conosco (anzi grazie al cielo conoscevo, ma cosa dico meglio ancora ho conosciuto) ha partecipato in settimana alla tramissione “Uomini & Donne” di Maria “cane rabbioso” De Filippi. Ora, a parte il fatto che questa é la seconda volta che mi succede e a questo punto mi sorge lecito domandarmi che razza di personaggi ero solito frequentare in Italia, la cosa poi sta diventando sempre piú imbarazzante poiché se uno dei due dovesse accidentalmente fare il mio nome mi sentirei costretto a rivolgermi in qualche clinica privata per la ricostruzione facciale e di seguito a fare richiesta al consolato, peggio, all’ambasciata, per ottenere la falsificazione del passaporto e cambio di residenza e conseguente inserimento nel programma FBI Protezione Testimoni.
La cosa che poi meglio di tutte focalizza la gravitá della situazione é quando mi trovo con gli amici online e in assenza di argomenti me ne esco dicendo “Lo sai? Conosco due persone che sono state entrambe a uomini e donne!” prima mi rispondono “Eh beh, ognuno nella vita fa un po’ quello che vuole no?”, ma quando poi mi sento di specificare “Eh, questo é vero, ma io intendo la trasmissione TV” questi mi rispondono “Ohsignore!! Non andare in giro a dirlo a nessuno!!” e questo ti fa veramente capire l’ esemplarità della situazione. Mi pare talmente scontato da apparire inutile intavolare ora una riflessione sul come in quel di Bergamo il discorso si sarebbe sviluppato in senso contrario, ma in maniera ancor piú particolare mi fa specie il fatto che questa stordita é andata in un programma trash durante il quale ti domandi se si debba studiare recitazione per sembrare così ignorante o se sia richiesto un talento naturale, e scopri che immediatamente TUTTI dalle tue parti sanno chi è e cosa ha fatto e tutti la conoscono nel bene e nel male mentre io che sono a Londra da 2 anni ancora faccio fatica a far capire alle mie zie bisbetiche che non sono più in Italia a poppare sangue dalla arida tetta di mia madre … ma per qualcuno questa realtà è ancora insondabilmente data per scontata.
Ed é per questo e tanti altri motivi che quando l’ennesima zia vecchia e rincoglionita ha il coraggio di chiamarmi due anni dopo avermi casualmente dato del fallito per chiedermi “Caro ma non ti ricordi più della tua zietta che è qua che ti aspetta? Ma quando torni a casa a trovarmi?” una che risposta si aspetta che sgorghi dalla tersa e cristallina bocca di Matteo Oberti?
“Zia, senza offesa…ma credo proprio che sará per il tuo funerale!”.

La Palestra - Parte 2 (In questo mondo di ladri)

Eccoci giunti al post che vi metterá in guardia sulla terribile esperienza offerta dalle palestre londinesi e relativo sottobosco di criminalitá organizzata (e legalizzata) che le popola.
Partiamo dando per scontato che chiunque dopo settimane spese nella minuziosa ricerca della palestra ideale si arrenderá a consegnarsi piú o meno spontaneamente ad una delle tante catene che hanno sedi sparse per tutta la capitale inglese, un po’ per abbattimento morale, un po’ perché si crede che sia meglio nelle mani di qualche grossa catena che in qualche subdola bettola a gestione familiare che di giorno gestisce la pseudopalestra mentre di sera un circolo di mignotte ucraine ultracinquantenni, e un pó perché diciamocela tutta frequentare queste specie di minicittá sotterranee travestite da club turistici fa anche un po’ figo. Se peró siete armati di pazienza e coraggio potreste anche incappare in favolose offerte anche nelle minipalestre: sí, potreste trovare delle quarantenni.

Le piú grosse catene di fitness sono Cannons Health Club, Fitness First, LA Fitness, Virgin Active (a quanto mi dicono dalla regia quest’ultima ha inglobato la vecchia Holmes Place).
In particolare vorrei precisare che per frequentare i clubs Holmes Place/Virgin Active dovrete avere un cognome che inizia per B, come ad esempio Berlusconi, Briatore, Bloomberg, e cosí via, questo perché questi club sono vere e proprie esperienze spirituali che al modico prezzo di un rene vi fornirá armadietto personale con tessera magnetica, personal trainer con tanto di numero di cellulare (va bene anche in caso abbiate severe crisi depressive la notte) e persino la serva che vi lava i vestiti mentre voi bollite nell’idromassaggio sotto alle palme e con vista sul Tamigi. In alcuni particolari periodi dell’anno vengono rilasciati alcuni biglietti per un giorno di prova gratuita: cercateli come fossero i biglietti d’oro del signor Willy Wonka.
Ma torniamo con i piedi per terra e parliamo della mia esperienza spirituale: la LAFitness, un’autentica trappola della frode legalizzata che in confronto Telecom Italia é un circolo filantropico di pensionati. Innanzitutto entrando nella LAFitness di Moorgate verrete accolti dal fratello brutto di John Travolta in versione Hairspray, che con il vispo sguardo di una triglia in casseruola e l’agilita di un bradipo in letargo una volta realizzato che siete un nuovo potenziale cliente vi introdurrá alle varie fasi dell’operazione “Inchiappettaggio clientela 2008″: comincerá cosí la

Fase 1) l’abbordaggio spudorato:
-”Oh ma salve, lei deve assolutamente venire qui, abbiamo tutto, i prezzi sono ottimi, siamo tutti simpaticissimi, ogni tanto portiamo anche le torte fatte in casa, le presenteró mia sorella” ecc ecc
arriverá poi la

Fase 2) la visita guidata:
-Questa sará un’autentica illuminazione poiché scoprirete uno dei piú grandi misteri che la storia teneva ancora in serbo per l’umanitá: Dove sono finite Jem e le Hologram. Ebbene sí, dopo anni di droghe pesanti, alcool e sesso a tutto spiano ora piene di debiti fino al collo ed ora chiaramente inzitellite queste poveracce sono costrette a lavorare schavizzate e sottopagate una come assistente in sala pesi, una come personal trainer, una come svuotacestini.. é andata meno peggio a Jem che nonostante la pancetta alcolica dirige con passione (e con molta decisione) un corso settimanale di acquagym per future mamme.

Fase 3) la temibilissima fase prezzi:
-Vi sentirete dire: “Ohh normalmente il prezzo sarebbe un milione, ma siccome siamo nel mese delle offerte (che dura 12 mesi) e oggi é proprio l’ultimo giorno per aderire (??) e siccome lei é arrivato nell’ora magica dell’offerta speciale (???) e poi la moglie del capo ha partorito proprio oggi (ma partorisce ogni giorno questa donna!?) solo esclusivamente per lei ..sono 60 pound al mese”. C’é una certa variabile per cui il prezzo effettivo non si sa mai, forse va in base a quanto sembrate ricchi, diciamo che va dai 50 ai 60 al mese, ad ogni modo facciamo che ad un certo punto accetterete e passiamo alla

Fase 4) Le additions:
-Una volta posta la firma sul contratto vedrete il fratello di John Travolta diventare peggio di una venditrice della Yves Rocher “Oh bravissimo (mentre batte le mani e canta la cucaracha), io che sono bravissima le do anche tre sedute gratis di lampade facciali al prezzo di una, le aggiungo l’assistente personale per una settimana al prezzo di mezza, le dó un mese di frequenza gratis al prezzo di gratis, poi se accetta le vengo anche a casa a fare il bucato, le pulisco le finestre, le porto fuori il cane” e cosí via, insomma autentici tratti di disperazione umana alle quali dovrete dire di no con coraggio e spietatezza se non vorrete aquistare un debito che poi non sarà un debito bensì un mutuo.

-Fase 5) Il lavaggio del cervello:
Non penserete che sia finita. A questo punto si presume inizierete a frequentare la palestra. In base a quanto siete svegli vi renderete presto o tardi conto che siete vittima di un lavaggio del cervello: le TV appese ai muri pretendono di proiettare periodicamente trailers di film correntemente nelle sale cinematografiche, peccato che casualmente si tratta sempre dello stesso trailer dello stesso film (perché secondo la LAFitness nelle sale esce un solo film al mese!) che al termine di un intero mese saprete tristemente recitare a memoria in ogni sua singola battuta. Idem per il famigerato “Album of the Month”, che puó rimanere lo stesso anche per 3 mesi, a seconda degli accordi che la palestra ha palesemente in ballo con la casa discografica che chiaramente paga.
La pseudoradio invece pretenderá di mandare a rotazione canzoni “pop”: Eh sí, peró ad un certo punto io mi domando com’é che da quando io frequento la palestra non ho mai sentito una volta, chessó, un cantante UOMO, mentre ho ascoltato tutta la discografia di Britney Spears, mi sono visto la videografia di Christina Aguilera, ed ho fatto la bici con davanti al naso almeno 300 volte l’ascella pezzata di Madonna o i vari tagliascoreggie di Kylie Minogue?
Questo senza contare le martellanti pubblicitá sui prodotti energetici della palestra, sui messaggi subliminali che promettono bici e lettori mp3 e vacanze al mare se un amico si iscriverá anch’egli (questa é istigazione alla massoneria). In sala pesi poi verrete spesso approcciati da un trainer che a mó di vú cumprá vorrá iscrivervi ad un corso esotico di cui solo lui riesce a pronunciare il nome e vi aspettereste a questo punto per completezza anche qualcuno che venda qualche cd masterizzato, qualche film pirata in DVD, il cocco fresco o perché no un tatuaggio all’henné da fare mentre si pedala sulla cyclette. Libero commercio in un libero mercato.
Mi sento di concludere qui l’articolo, anche perché sono completamente svuotato di ogni forza e comunque sono certo di aver consegnato chiaramente il messaggio: se vi dovete iscrivere in una palestra siate decisi su quello che volete fare e non fatevi abbindolare, leggete bene il contratto! Innanzitutto il mese gratis tanto sbandierato non esiste, il contratto che crederete essere mensile é in realtá ANNUALE, se vorrete smettere di frequentare e quindi RECIDERE il vostro contratto prima del tempo vi chiederanno ovviamente una tariffa che dovete chiedere PRIMA, se non frequenterete la palestra loro succhieranno comunque autonomamente e con cadenza mensile i soldi dal vostro conto corrente (dato che per iscrivervi pretenderanno il vostro numero di carta!) quindi valutate bene con che cadenza frequenterete o alternativamente informatevi sul prezzo dell’ingresso giornaliero (che sicuramente loro non vi pubblicizzeranno mai perché va contro i loro interessi), e dopo questo, se ancora non vi è passata la voglia di andare in palestra, BUON ALLENAMENTO!!

La Palestra - Parte 1 (la maledizione della trippa londinese)

Se avrete l’occasione di vivere a Londra per un periodo superiore ai 5 giorni, vi sará impossibile non notare una indolente, inarrestabile ed inspiegabile dilatazione del vostro giro vita. Potrete provare a negarlo, ma prima o poi sarete costretti a realizzare di essere anche voi stati colpiti dalla maledizione della trippa londinese. Ebbene sí, se credevate che vivere a Londra vi avrebbe mantenuto sempre in forma perché tutte le mattine dovrete correre per acchiappare il bus con ancora il latte che vi salta nello stomaco, o perché sarete costantemente sotto lo stress lavorativo di un trapezista del circo Togni, o perché almeno due volte al giorno verrete alle mani con i vostri coinquilini … beh, non sapete quante baggianate vi siete inventati: le cose succitate è vero, accadranno, ma la spietata veritá é che non solo non dimagrirete ma il semplice fatto di vivere a Londra vi fará guadagnare peso: realizzerete presto di stare lievitando come una ciambella mandorlata mantovana ed anche voi infine umilmente accetterete l’esistenza di suddetta maledizione: é perché l’aria incatramata vi si deposita nei polmoni, é perché l’umiditá impalpabile vi si attacca ai vestiti ed al metabolismo, é perché la sola presenza di milioni di persone sovrappeso attorno a voi sussurra dolcemente al vostro corpo di ingrassare…o forse saranno i festini a base di alcool, i pranzi a base di fish&chips o i vostri percorsi vita giornalieri al McDonalds dei quali cassieri conoscete ormai i nomi a memoria… ma questo è tutto da verificare, resta di fatto che dopo alcuni mesi trascorsi nella ridente metropoli della patate un bel giorno vi guardarete allo specchio e vi renderete conto che la vostra autostima é crollata piú in basso delle tette di Serena Grandi, e non potrete non realizzare che é giunta l’ora di andare a fare una visitina ad una delle tantissime palestre londinesi che sono lí pronte a strizzarvi fuori il grasso dalla pelle come crema da un cannolo siciliano da mezzo chilo.Innanzitutto é assolutamente FONDAMENTALE l’area dove sceglierete la vostra palestra, perché questa é direttamente proporzionale al tipo di clientela che la frequenta. Se andrete a Canary Wharf dovrete aprire un mutuo decennale per pagare il solo primo mese di frequenza, vi chiederanno in ipoteca anche la dentiera di vostra nonna (che a sua volta era stata ipotecata per l’acquisto di un chilo di farina quando l’italia era ancora in guerra), mentre se andrete a Soho pagherete poco ma avrete praticamente gli occhi di tutto lo spogliatoio su di voi ogni volta che vi recherete all’ armadietto per mettervi il costume (anzi, peggio ancora, vi manderanno in mondovisione anche sugli schermi lcd davanti a quelli che corrono sul tapis-roulant), se andrete a Camden Town uscirete dalla palestra con i vestiti che odoreranno di giunto per tre settimane e li dovrete pure disinfestare, mentre se andrete a Brick Lane c’é una buona probabilitá che non uscirete proprio dalla palestra, o se siete fortunati vi metteranno un vestito di rosmarino e di lì a poco diventerete un kebab. Insomma, dopo mesi di accurata ricerca io ho trovato la mia palestra ideale nella city nell’area tra Holborn, Bank, Moorgate e Liverpool Street. E’ vero, si paga un po’ di piú, ma la ricompensa é indiscutibile: sarete circondati tutto il tempo da impiegati bancari depressi ed irrimediabilmente sovrappeso che nella vita non hanno mai sollevato niente di piú pesante di una mezza pinta di birra, la sala pesi sará perennemente a vostro uso esclusivo e personale e la piscina vi verrá praticamente concessa per usucapione, quando entrerete nello spogliatoio sguardi di pura invidia vi augureranno la morte istantanea ma voi con l’aria fiera di Steven Spielberg che ritira l’oscar alla carriera sfilerete sul vostro tappeto rosso vendendo sorrisi e saluti a tutti, la vostra palestra diventerá un santuario dell’autostima da visitare nei momenti piú tristi, un centro benessere per corpo e mente, una tappa obbligata per quelle giornate in cui tutto vi va storto e tra voi e voi pensate “quasi quasi stasera mi ammazzo”.
Questa è la mia soluzione per girare subdolamente a mio vantaggio la maledizione della trippa londinese, ma non conclude affatto l’argomento palestra. Eh no, non è finita qui, poichè ancora non vi ho detto che la palestra londinese é anche un’autentico tempio della truffa dove si pratica abitualmente estorsione, ricatto, concussione, truffa, e pure riciclaggio di denaro sporco. Ci sono persone che ingenuamente si inizializzano a questo circolo sperando di perdere peso e poi perdono tutto, a partire dal lavoro fino ad arrivare alla casa, all’auto.. ai denti d’oro. Vi stupirete nello scoprire cosa si inventano i gestori delle varie palestre per spillare allegramente soldi ai propri clienti, io stesso che sono sempre sull’attenti mi sono trovato ad inchinarmi di fronte a simili archibugi studiati alla perfezione per inchiappettare anche il più informato dei disadattati…ma questa, é un’altra storia. Anzi, un altro post.

Italiani a Londra: Il Guru

E’ giunto il momento di parlare dell’esponente di piú alta rilevanza nella categoria dell’italiano medio: il GURU. Sì perchè ogni categoria che si rispetti ha per definizione un elemento singolo che si posiziona in testa agli altri, un estratto di pregi e virtú di un’intero genere, quello che poi visto in un’ottica naturistica sarebbe “l’esemplare da riproduzione” (avete presente il cervo da monta), insomma quello che rappresenta il capobranco, il modello superiore, l’evoluzione della specie, quello che tutte le donne si azzuffano per avere ad ogni costo (fino a quando raggiungono i 30 anni ovviamente, perché poi accettano anche il modello inferiore): ebbene per gli italiani medi che vivono a Londra questo esponente è rappresentato dal Guru. Noi che siamo disadattati e quindi estranei alla categoria potremmo distrattamente bollare il Guru come un qualsiasi “italiano medio” londinese, specialmente ad una prima vaga occhiata alle sue scarpre di D&G od origliando un sua entusiastica descrizione dell’ultimo gol di Totti, eppure all’occhio attento ed istruito alcuni tratti salienti ma fondamentali tradiranno innegabilmente il suo vero ruolo all’interno del gruppo di italiani medi che lo circonda. State molto attenti disadattati londinesi perché a differenza dell’italiano medio che spiaccica solo qualche parola di inglese il GURU é effettivamente in grado di seguire un discorso generale nella lingua della regina rendendolo subdolamente in grado di distinguere un madrelingua da un recente immigrato. Se percepirá questo vostro fattore “immigrazionale” egli vi attaccherá con lo scatto di una tarantola venezuelana affamata utilizzando come arma la sua domanda preferita: “Ver ar iu from??” che se risposta con sinceritá da parte vostra rischierá pericolosamente di far saltare la vostra copertura, e questo, credetemi, é altamente sconsigliato. Rivelare la vostra origine italiana al Guru scatenerá infatti una serie di eventi collaterali che porterá conseguenze gravissime nella vostra vita londinese e potrá risultarvi infin fatale: egli infatti non penserá minimamente che siete disadattati e che odiate a morte gli italiani ed intenderá spontaneamente che siete un italiano medio anche voi e che ascoltate DJ Coccoluto e che vestite Playboy e che votate Berlusconi ed innescherá quindi le seguenti fatali conseguenze:
1) Vi inviterá a mille raduni italiani in locali italiani con musica italiana mixata da DJ italiani, tutto gestito da italiani e frequentato da italiani. Tutte cose che non potrete assolutamente rifiutare se non vorrete subìre l’immediato ritiro del vostro passaporto italiano direttamente tramite il consolato: perderete subito la vostra nazionalitá e non rivedrete piú i vostri cari per il resto della vostra vita.
2) Vi tempesterá di messaggini con cadenza bigiornaliera aggiornandovi su tutte le date del Vasco Tour 2008 e lo potrete fermare soltanto facendo implodere la scheda del cellulare nel microonde di casa previo esorcismo ai mercatini di Camden alla modica cifra di 70 pound.
3) Vi iscriverá alle sue mailing list di spam selvaggio che vi terranno aggiornati su tutte le marachelle di tutti le esponenti del mondo gossip italiano e che non potrete piú fermare da qui fino alla fine dei vostri giorni poiché vi seguiranno ad ogni cambio di indirizzo email, superando ogni filtro antispam ed allegando di volta in volta una foto da 50 megabyte in alta risoluzione con monumentali scatti quali Hilary che taglia le unghie dei piedi al marito Totti, o alternativamente Valeria Marini che schiaccia i brufoli a Ricucci. Chiaramente stiamo parlando di scatti potenziali candidati al prossimo premio del National Press Photograpers Association.

Ma ora che ho chiarito questi adorabili aspetti del carattere espansivo del Guru, per dovere di cronaca devo riportare anche un suo lato ammirevole e che in me scatena sempre in parte apprezzamento ed in parte pena, ossia il fatto che il Guru porta sulle sue spalle il peso del mondo degli italiani medi. A causa della conoscenza dell’inglese egli é inevitabilmente il capo dell’ appartamento dove vive con gli amici italiani, é quello che risponde sempre al telefono, quello che deve aprire la porta ogni volta che qualcuno suona il campanello (anche se lui é seduto sulla tazza del water mentre tutti gli altri sono davanti alla TV), l’unico che azzarda parola con i vicini se deve chiedere dello zucchero, l’unico eletto in grado di parlare con il landlord per sistemare le faccende affittuali .. anche fuori casa, é lui quello che va a pagare le bollette, quello che compila i moduli dell’Inland Revenue per tutti i coinquilini, quello che si deve sempre informare sulle leggi in vigore e sulle varie tasse e detrazioni di stipendio, quello che é sempre chiamato per l’ultima parola su qualunque cosa vivente (e non) debba entrare in casa ed inoltre il fulcro organizzativo di tutte le serate sociali nei weekend: Praticamente puó essere definito come una via di mezzo tra il consulente, l’interprete …  ed il babysitter. Il suo ruolo é un fardello pesante come un macigno ma che qualcuno deve portare, come la croce di Gesù Cristo, come l’anello di Frodo, come le tette di Carmen Russo. Dopotutto non vi siete mai chiesti come riescano a sopravvivere tutte quelle piccole comunitá italiane indigene nel mezzo della giungla londinese? E’ tutto grazie ad un miracolo naturale ad opera del Guru che sacrifica la quasi totalitá del proprio tempo libero per la tutela e la salvaguardia della propria specie in un ambiente naturalmente ostile, con l’amore infinito ed incondizionato di una mamma orso verso i propri cuccioli che sgomitano per poppare dalla sua tetta che profuma di latte. Non è meraviglioso pensare che al mondo esistano persone così nobili da sacrificare il proprio tempo libero per aiutare simili in difficoltà? Sicuramente lo è, però voi se incontrate un Guru fate una buona azione e sparategli: non per niente c’é una buona probabilitá che 5 o 6 italiani medi se ne tornino a casa!

Thanks for keeping Britain tidy!

I trasporti a Londra - Parte 2

Eccoci giunti alla seconda parte dell’analisi del povero viaggiatore londinese e dei suoi (svariati) problemi.
Se pensate che l’incubo del londinese che viaggia siano soltanto gli orari di punta, aspettate di vedere la situazione nel fine settimana. Infatti a differenza di metropolitane piú grandi ed organizzate come quella di NYC, a Londra le gallerie della metro sono poco logiche ed ingarbugliate come le vene varicose di Giuliano Ferrara e non esistono tracciati alternativi, i treni sono come simpatici globuli rossi che spesso fanno fatica a passare nei piccoli tubicini capillari scavati nell’epoca della guerra con mazza e cazzuola e non di rado ci si ritrova bloccati nel mezzo del cammin di nostra vita in quello che nel corpo umano sarebbe paragonabile ad un ictus (non é un paragone assolutamente romantico?). Questo è il temibilissimo signal failure, una vecchia conoscenza che scandisce le vite dei londinesi ancor più della birra Guiness e delle fish and chips. Un signal Failure materialmente significa che il pilota del treno vede il semaforo rosso ed è pertanto obbligato a fermare la carrozza, ma le cause dietro a questo evento sono tutt’oggi materia di studio dei più illustri scienziati e filosofi mondiali: Un signal failure può essere causato da un segnale luminoso che brucia mandando in panne il sistema di sicurezza, da un pilota che sbadatamente supera di un centimetro il semaforo rosso alla piattaforma bloccando automaticamente l’intera linea, da roditori che mordono in cavi a mó di Battista il topo terrorista, da turisti idioti che aprono a forza le porte del treno mentre questo è in corsa facendo scattare il freno automatico, da vecchie rincoionite che a scendere dal treno infilando la gamba tra la carrozza e la piattaforma constringendo a fermare l’intera linea (quando si dice “mind the gamb”) , oppure da atti di vandalismo vecchio stile del tipo “vediamo cosa succede se incrocio i cavi”, insomma le ragioni sono infinite come le strade del signore.
Per prevenire il collasso di un sistema di trasporti cosí difficoltoso e senza gallerie alternative i lavori di mantenimento devono venire ovviamente effettuati la notte o nel fine settimana, chiudendo a volte intere linee, e da qua ne deriva che il londinese che si sposta nel fine settimana sa perfettamente che deve sempre informarsi preventivamente sul tragitto che intende percorrere visitando il sito del TFL, iscrivendosi a newsletter su mail o cellulare, mandando un sms al TFL o tentando la fortuna se si ama il rischio e se ci si sta recando al compleanno di qualcuno che ci sta un po sulle palle. Concludo in grande stile il discorso underground riportandovi questa fantastica canzone scovata su youtube dalla manzanarrissima Clau che in 3 minuti vi farà capire praticamente tutto della metro londinese.

Ma passiamo alla vera piaga dei trasporti londinesi: i bus notturni. Dovete sapere che a Londra i bus notturni sono un po’ come i vips: tutti ne parlano, ma nessuno li vede mai. Se un cartello dice che il bus in questione passa ogni 20 minuti potete stare certi che passerà ogni 40, e durante questo periodo potrete soltanto avere fede, riflettere su tutti gli aspetti della vostra vita e pentirvi dei vostri peccati, mentre lentamente morirete assiderati, tristi e soli come la piccola fiammiferaia. Ma non preoccupatevi, a volte dopo un’ ora di attesa il bus passa anche, soltanto che è talmente pieno che il conducente non si spreca neanche a fermarsi per raccattarvi (forse pensa che siete morti, o che vi state prostituendo) e passa con indifferenza davanti alla vostra fermata mentre i passeggeri pressati come sardine si annusano le ascelle a vicenda e a volte vi buttano anche con pietà un fiore dal finestrino.
Il mio consiglio da londinese che ha lasciato ogni speranza è quello di realizzare che a volte ci si mette di meno a farsela a piedi a casa anche se ci si mette un ora, oppure se si è vicini al centro ad andare ad una fermata più lontana ma dove si sa che il bus non è ancora superaffollato, oppure ad avere una bici di riserva incatenata a qualche cancello in zona centrale, oppure a fermare un minicab di passaggio… Sono cose che purtroppo si imparano con i mesi sulla proprie pelle.
E dopo questo post spero di non dover più parlare dei trasporti londinesi per un bel po’ …. perchè come tutti i londinesi ne sono abbastanza intollerante e al solo parlarne mi è già venuta l’orticaria. Ci sentiamo alla prossima.