Non che in genere le notizie di rilievo sui giornali siano buone (avete mai visto un giornale dare una buona notizia?), ma in questo periodo in particolare il quadro che viene dipinto dalle testate internazionali mi pare particolarmente deprimente.
La crisi economica sta ancora occupando una buona fetta degli articoli dei magazine di approfondimento, e dove questo non avviene giornalisti specializzati nel ramo politico firmano editoriali di fuoco sull’ennesima strage legalizzata in qualche paese alle porte dell’Europa, o poco piú distante.
Nel caso foste poco interessati a polpettoni politico-economici e cercaste notizie piú dirette c’é poi il sempreverde articolo sul pazzo di turno che imbraccia un fucile ed una mattina decide di far saltare la testa a mezzo vicinato, lasciando soltanto la classica vecchietta che davanti all’inviato del tg delle otto orgogliosa decanta “Era un cosi bravo ragasso .. salutava sempre!”.
A mio parere le notizie possono essere prese con due ottiche diverse, in base alla categoria alla quale uno appartiene. C’é infatti una categoria di persone che ritiene che l’epoca d’oro del mondo sia stata superata ed il futuro sia solo in peggioramento, ne esiste poi un’altra che ritiene invece che l’evoluzione umana si indirizzi sempre verso un naturale miglioramento.
Credo personalmente di rientrare nella seconda categoria, tuttavia spesso credo anche che se esiste un punto di partenza ed uno di arrivo che definisce la scalata evoluzionista umana in questo momento ci troviamo in prossimitá della linea di partenza, o poco oltre.
Come puó ad esempio essere possibile che un popolo, una generazione di persone figlia delle piú grandi sofferenze umane e presumibilmente oggi avviata sulla strada della libertá, sia oggi alla ribalta della cronaca per metodi ed atteggiamenti indignitosi che lei stessa ha subito e dai quali é stata da terzi liberata?
Non voglio entrare nella tematica particolare del conflitto tra Gaza ed il popolo di Israele ed in tutte le sfaccettature della questione “difesa” contro “riconoscimento di uno stato” contro “lotta religiosa” e cosí via – poiché credo che chi uccide abbia sempre delle colpe – ma voglio restare in generale nella tematica del “c’é sempre qualcuno che uccide qualcun’altro in nome di qualcosa”.
Restando nella realtá del soggetto singolo, vi sembra normale che una persona possa ritenersi proprietaria della scelta di poter togliere la vita a qualcuno e che questo sia giustificato dal: titolo di giustizia verso antenati/vendetta personale/lotta per la libertá/riacquisizione del proprio territorio? E’ la persona che compie questa scelta innanzitutto certa che le idee e gli ideali che crede di avere siano davvero suoi?
Nell’ultima edizione cartacea dell’Economist c’é un illuminante articolo che riportando un sondaggio Pew fa notare come tra gli spettatori della serie TV serie americana “24″ (quella con Jack Bauer che prende 20 coltellate a puntata ed ancora riesce a saltare da un edificio all’altro, per intenderci) piú della metá degli intervistata riteneva moralmente lecito torturare “fino ad un ragionevole limite” un sospetto criminale per ottenere informazioni su presupposti atti illeciti. E quale sarebbe il ragionevole limite? Ma soprattutto quale sarebbe la base del ragionevole sospetto? E’ evidente che Jack Bauer tortura sempre la persona giusta e non ottiene mai un’informazione falsa, ma i fan della serie si sono domandati se é questo il caso anche per gli interrogatori veri?
Aggiungiamo legna al fuoco con l’ormai celebre “CSI Effect“, a causa del quale nei tribunali americani si é riscontrata una seria diminuizione di sentenze di condanna da parte dei giudici che mentre prima si accontentavano di giudicare sulla base di statistiche (le impronte digitali e le analisi chimiche forniscono infatti risultati espressi in gradi di probabilitá) ora esigono una prova che incastri senza ombra di dubbio il presunto colpevole esattamente come avviene nella serie TV. Peccato che i metodi di analisi di scene del crimine siano molto piú regredite di quanto si possa vedere in tv e che l’opinione pubblica sia stata manipolata nel credere che quello che si vede nella serie TV sia la realtá. Questo senza considerare i criminali i quali, essendo anch’essi spettatori di serie TV, commettono ormai crimini “a prova di futuro”: anche il piú sprovveduto degli assassini sa infatti che non si devono lasciare fondi di sigaretta sul luogo del crimine e che una passata di candeggina distrugge le tracce di DNA.
E’ una caccia al topo tra chi compie determinate scelte credendo di volere qualcosa e chi vuole aggirare chi crede di volere qualcosa credendo di credere in qualcosa che li porta a fare scelte.
Insomma, in termini meramente “tecnici” l’evoluzione umana ha certamente percorso una lunga strada, ma i caratteri emotivi che l’uomo mostrava milioni di anni fa non si sono necessariamente evoluti, quanto piuttosto adattati. Da qui a dire che l’uomo uccida per idee proprie o per manipolazione esterna, che l’inclinazione alla violenza sia innata o piuttosto destinata ad effievolirsi con l’evoluzione, che un giorno il reato di omicidio possa venire rimosso dal codice penale in quanto crimine inesistente.. sono tutte cose che rimangono da vedere. Secondo la mia opinione, come giá espresso piú sopra, la strada é ancora piuttosto lunga.
Le celebrazioni per il 150esimo anniversario dell’Unitá d’Italia sono ormai alle porte.
Verrebbe quasi voglia di festeggiare.
..se non fosse per il fatto che manca l’unitá degli italiani.
Secondo il sondaggio di Mannheimer sul Corriere della Sera oltre la metá degli italiani ritiene che non esista un “popolo italiano”. Un 32% sostiene addirittura che l’unitá d’Italia abbia fatto perdere i valori e le tradizioni locali. Certo, qualcuno potrebbe anche domandarsi se quel 32% di internauti includa anche quei giovani che sottoscrivono pagine facebook dai titoli quali “Vogliamo Starbucks in Italia!!!!111” e “Sottoscrivi per avere tanti negozi Abercrombie & Fitch nella tua cittá!!!!11!!111+1!“, ma questi sono fenomeni che un sondaggio non ha speranze di poter spiegare.
Diciamo che in primis trovo a dir poco curioso che l’italiano non si senta tale, che professi la propria regionalitá e rinneghi la propria nazionalitá quando poi con fierezza rivendica tutta una serie di comportamenti che rappresentano la quint’essenza dell’italianitá. L’italiano non si ritiene italiano ma quando c’é da festeggiare la nazionale “dai che distruggiamo qualsiasi cosa ci capiti a tiro”, quando c’é da dare la caccia all’immigrato “passami il fucile”, quando c’e un concorso pubblico “ti raccomando la raccomandazione”, quando c’é un omicidio “via col televoto”, quando c’é da evadere le tasse “ogni lasciata é persa” e quando c’é la manovra perché tutti evadono “governo ladro”
Ci sono mille comportamenti nei quali la stragrande maggiorande degli italiani rientra. Eh, allora scusate ma un popolo italiano c’é.
L’italiano medio non sa di esserlo o non vuole esserlo.
Forse se ne vergogna soltanto in casa propria, dato che all’estero se ne vanta con toni iperbolici.
Certo, se consideriamo che in una qualsiasi struttura sociale l’esempio viene sempre dato dall’alto allora la mancanza di italianitá sembra quasi acquistare un senso. Non appare infatti strano per gli italiani essere rappresentati da un ministro celebre per essersi vantato di aver usato la bandiera tricolore per pulirsi il culo, per aver identificato la capitale nazionale come il cuore del male del paese, per aver pubblicizzato cerimonie pagane in un paese di cattolici dando allo stesso tempo guerra alle religioni degli immigrati, per aver predicato ostentatamente la scissione federale dello stesso stato che come pubblico ministro dovrebbe rappresentare.
Agli italiani non pare nemmeno strano che lo stesso anno in cui si celebrerá il 150esimo anniversario dell’Unitá d’Italia si promulgherá probabilmente la legge sul federalismo fiscale.
Certamente un paradosso agli occhi di uno straniero, ma non per gli italiani, uniti. Nel dividersi.
Come giá avevo illustrato nella parte 1 del post “Festa a Sorpresa”, le proteste dei cittadini britannici contro la visita di stato di Papa Ratzi nel Regno Unito si stanno intensificando di giorno in giorno.
Il mese di settembre si avvicina sempre piú ed il popolo é spaccato tra chi si ritiene indifferente di fronte alla visita (nonostante pretenda che il papa paghi di tasca sua: ricordiamo che la cifra stimata per coprire i costi é di £15 milioni), tra chi del papa non vuole che arrivi oltremanica neanche un piccolo drappo porporato .. ed infine tra quei 4 milioni di cattolici che giustamente aspettano con ansia l’arrivo del capo della loro chiesa.
Proprio qua si trova il fulcro della discordia dal punto di vista governativo: se i romano-cattolici nel Regno Unito si trovano tra il 6% ed il 10% dei cittadini totali é giustificato per i contribuenti coprire di tasca propria i costi della visita? Sopratutto é giustificato quando la chiesa stessa stima che i partecipanti agli eventi saranno circa 400,000?
Per aggiungere carne al fuoco il presidente del National Secular Society ha inoltre fatto notare come quei £15 milioni siano stati furbamente dichiarati “escludendo spese per misure di sicurezza” -che spesso rappresentano la patate bollente delle visite di stato- ed urge ulteriori chiarimenti.
La notizia che fa sollevare un sopracciglio a chi scrive é peró un’altra: per smorzare i toni roventi e sperare di sgusciare via da ulteriori discussioni il Vaticano ha infine comunicato che coprirá di tasca propria £7 milioni. Caro Ratzi, perché soltanto ora? Saresti stato disposto a pagarli fin dall’inizio o ti sei deciso a farlo soltanto ora per evitare di trovare un’ orda di proteste al tuo arrivo?
A questi dubbi si aggiunge il clamore creatosi attorno all’intellettuale ateo Richard Dawkins che sostiene di avere le basi per chiedere l’arresto del papa al suo arrivo sul suolo britannico per crimini contro l’umanitá (la famosa “festa a sorpresa”).
Se a questo aggiungiamo ancora due dati, ossia che la scorsa visita papale del 1982 é costata £15 milioni e che secondo la Bank of England con il costo dell’inflazione lo stesso evento oggi costerebbe £42 milioni .. beh, a questo punto qualche bambino in Africa potrebbe domandarsi quanto sia alto il costo della fede.
Se non assomigliasse piú ad una sorta di tontolone contadinotto disinformato con lo spauracchio del razzismo caricato sulle spalle, Calderoli riuscirebbe quasi a fare tenerezza. Dopo essere spuntato in tempi recenti agli albori della cronaca per aver bruciato in piazza 375mila leggi “inutili” (per non farlo rimanere male nessuno gli ha peró spiegato che nella storia della repubblica italiana non siamo ancora arrivati a proporre 375mila leggi), se ne é uscito ora con una fantastica proposta che nessuno aveva mai osato proporre prima: Tagliare lo stipendio dei parlamentari del 5%
Boom, ed ecco come nella repubblica delle banane si puó finire sulla prima pagina di un qualsiasi quotidiano boccalone di passaggio che subito ricama e decora la notizia di turno spalmandola sulle orecchie dei cittadini. Il “Calderoli propone il suo lodo” qui, il “Calderoli taglia la spesa pubblica” di lá. Calderoli é diventato un mito popolare. Persino Tremonti ha provato a fargli eco per prendere qualche avanzo di bella figura.
E pensare che é solo una proposta!.. non é che sia stata concordata ed approvata una riduzione gli stipendi dei parlamentari fino a giungere al pari con quelli del resto della comunitá europea, figuriamoci, quella é fantascienza, l’Italia é ancora felice del suo margine del 60% sul resto dell’Europa (144mila euro l’anno contro gli 80mila negli UK, per esempio), senza contare tutti i privilegi della casta che vengono messi qua e lá come il limone con le cozze.
No, si tratta di una semplice proposta.
Un taglio del 5%.
…qua stiamo parlando di autentica propaganda per poveri fessi.
Ad ogni modo, poi con queste uscite sparate in pompa magna da certi giornali (buoni a foderare la gabbia del canarino) cosa succede? Succede che si riesce a rinverdire immediatamente la fiducia dei cittadini. Persino il contadino della bassa bergamasca, che vive la sua vita racchiuso nella cortina di fumo della disinformazione nonché del disinteresse, era recentemente riuscito ad infervorarsi -badate bene- NON al seguito dello scandalo di puttane, dei menestrelli ed appaltatori della cricca di famiglia, BENSI’ del regalo di una parte di casa ad un pubblico ministro da parte di un appaltatore.
Ma ad ogni modo adesso tutto va bene, perché Calderoli ha proposto un taglio dello stipendio dei parlamentari del 5%. Gioia e Gaudio lungo le strade e per i campi: Calderoli é al lavoro! Gli indici di gradimento stanno tornando alle stelle, il contadino bergamasco puó tornare a dare la caccia all’immigrato.
Voi potreste anche provare a spiegare a questi poveri beceri italioti che ad esempio nel Regno Unito c’é David Cameron, fresco di elezione, che ha davvero effettuato (non proposto) un taglio del 5% agli stipendi dei parlamentari riducendo le spese pubbliche di £3 milioni l’anno, in linea con il suo programma elettorale (dimenticavo, nel Regno Unito c’é anche il programma elettorale), ma non ci sará verso di far capire la differenza.
Voi potete anche provare a confrontare la lunghezza della notizia stessa riportata sul sito della BBC (vi invito a controllare voi stessi) nonché il ridicolo eco suscitato dalla stessa all’interno del paese, contro quella del Corriere della Sera che a leggerlo sembra sia arrivata la fine della seconda repubblica. Potete anche provare a spiegare per quale motivo ridete tra i denti quando vi rendere conto di aver appena paragonato un giornale serio come la BBC al Corriere della Sera, poi presi dalla pietá per tale disinformazione provare a spiegare loro cosa significhi venire mediaticamente manipolati. Ma sará tutto inutile, il contadino bergamasco vi stá giá ignorando: in TV sta cominciando il grande fratello.
Mentre l’Italia celebra con successo la proiezione a rete unificate di Appaltopoli (sequel di Calciopoli, Castopoli, Puttanopoli ed innumerevoli altri), nella terra delle patate si definiscono gli ultimi dettagli del governo di coalizione guidato da Cameron e Clegg.
E’ chiaramente un po’ presto per poter dare dei giudizi sui piani del nuovo governo ma la policy che é stata rilasciata oggi la racconta abbastanza lunga sui mesi che ci aspettano (dico mesi perché alcuni opinionisti hanno giá espresso dubbi sull’aspettativa di vita di questo governo – sará che si sono accorti che Cameron alla fine non era quello di Avarar?).
Il piano presentato é di taglio decisamente “conservatore”, come ovviamente ci si aspettava: ci sono in vista ulteriori tagli alle spese pubbliche (6 miliardi), riduzioni di tasse per i cittadini dai redditi ultrabassi, una riforma totale del sistema bancario inclusa una megatassa su transazioni finanziarie e blocco ai bonus paradisiaci ai managers (in questo senso niente di nuovo sotto il sole, se non che anche i conservatori, come i labours prima di loro, confermano di ignorare per ora la possibilitá di una fuga di massa dei “fat cats” verso lidi esteri).
Dal punto di vista del cittadino “comune” la cosa che cambierá maggiormente sará (si spera) il sistema sanitario poiché riceverá un grosso aumento in termini di investimenti pubblici, inoltre la proposta di introdurre le carte d’identitá verrá ora completamente ignorata (in perfetto stile tories), verrá revisionata l’etá pensionabile minima con aiuti statali relativi alla volontá del cittadino di continuare a lavorare, verrá bloccata la creazione di ulteriori piste negli aeroporti di Heathrow, Gatwick e Stansted, verranno annullati tutti i piani per la costruzione di nuove centrali nucleari, verranno incentivate la costruzioni di industrie “verdi” e treni ultraveloci.
Infine, croce e delizia dei conservatori, verrá introdotta la tanto professata riduzione di tasse per le coppie (coppie sposate o coppie di fatto). Quest’ultima non é ancora stata illustrata nei dettagli ma é sempre stato il principale nodo della discordia tra i labour ed i tories, basta buttarla lí tra i colleghi sul lavoro che si scatena la guerra. Basti pensare che persino la signora JK Rowling (comunque dichiaratamente Labour, nonché amica di famiglia del signor Gordon Brown) ha scritto una lettera aperta per decantare il suo disprezzo verso questa proposta: “Non si risolve il problema della povertá infantile lanciando milioni di sterline di riduzioni di tasse a coppie che non hanno bambini”. Lei stessa, come forse saprete, é stata una madre single, depressa e senza un centesimo per svariati anni prima di trovare la fortuna con una certa serie di libri per bambini.
Per noi disadattati senza figli né patria invece non c’é che da consultare la sezione “rapporti con l’estero” che chiaramente si prepara a sollevare un bel muro tra il Regno Unito e l’Europa, nel limite del possibile (non vi libererete di me!). E’ stato ribadito in caso ce ne fosse stato bisogno che non si passerá mai e poi mai all’euro (ma va?), che il sistema di immigrazione da fuori Europa verrá seriamente revisionato e che d’ora in avanti verrá istituito un limite massimo sul numero di immigrazioni annuali (á la USA, me believes). Inoltre é stato ribadito che il Regno Unito non parteciperá al fondo per salvare i paesi dell’Eurozone della bancarotta (in Italia si stanno toccando le palle).
Insomma, c’é spazio per tante discussioni e credo che nei mesi che verranno ce ne saranno parecchie. In generale i britannici li vedo divisi tra “curiosi ed ottimisti” da un lato, “depressi e speranzosi” dall’altro. Per il momento congratuliamoci con il signor Prime Minister e vediamo cosa combina!
Le elezioni generali ci hanno svegliato stamattina con un ‘Hung Parliament’. Siccome tutti ne parlano e nessuno sa cosa vuol dire ho pensato di spendere due parole al riguardo.
‘Hung Parliament’ significa ‘Parlamento Appeso/sospeso’ e significa che nessun partito ha raggiunto il numero sufficiente di seggi per aggiudicarsi la maggioranza assoluta necessaria ad insediarsi nel parlamento (ossia 326).
Innanzitutto bisogna stare attenti a non confondere ‘Hung’ con ‘Well hung’ che significa superdotato, altrimenti potete immaginare in che conversazioni potreste finire con i vostri colleghi di lavoro se doveste, chessó, sbucare la mattina sul lavoro ed urlare ai quattro venti che siete rimasti stupiti e soddisfatti di apprendere dai vostri giornali di fiducia che nel Regno Unito c’é un well hung parliament.
Questa equivale alla classica figura dell’italiano medio che vorrebbe dire “I want to lay down” (‘ho voglia di stendermi/rilassarmi’) ed invece dice “I want to get laid” (dialetticamente: ‘ho voglia di montare qualcuno’).
Ad ogni modo, la situazione corrente é che da un lato ci sono i conservatori guidati da Mr. Cameron che hanno vinto il maggior numero di seggi (305) e dall’altra col fiato sul collo ci sono i labour guidati da Mr. Brown (258). Dato che, come detto poco sopra, la maggioranza necessaria per entrare in Parlamento é 326 é evidente che per insediarsi al governo sará necessario formare una coalizione, ossia “fondersi” ad un altro partito piú piccolo.
Chiariamo subito che é molto raro che ad un’elezione generale non ci sia un evidente vincitore (tant’é che il caso precedente risale agli anni 70) quindi non é ancora chiarissimo a tutti i cittadini cosa succederá ora. Non c’é problema, ve lo spiego io che stamattina ho letto tanti giornali (sono gli stessi menzionati sopra che dicono che il Regno Unito ha un parlamento di superdotati).
Quel che bisogna fare innanzitutto é osservare il risultato del terzo partito, ossia i liberal democratici di Nick Clegg (che tra l’altro ha preso una batosta sonante portando a casa solamente 57 seggi).
Cameron potrebbe coalizzarsi a Mr. Clegg ed ottenere la maggioranza, ma qui viene il bello perché in caso di Hung Parliament il primo tentativo di costruire una coalizione spetta proprio a Brown che é ancora il primo ministro in carica. Tuttavia Brown non potrebbe raggiungere la maggioranza se si unisse a Clegg (arriverebbero infatti a 315) e dato che andare ad elemosinare ulteriori seggi a partiti delle dimensioni di una formica e dai programmi fuori dall’universo non é moralmente appagante (né professionalmente ben visto) é assai probabile che Gordon Brown si dimetterá presto e lascerá Cameron e Clegg a tubare come due colombe a primavera nel tentativo di formare il nuovo governo.
Se poi a causa dei diversi programmi non si troverá un accordo tra i due allora i cittadini saranno nuovamente chiamati a votare, ma alla luce delle spese pubbliche che una nuova elezione solleverebbe é molto probabile che l’accordo si trovi, anche solo per mantenere un’immagine di decenza e di coesione nazionale. Sará tuttavia la regina (Lei!! Solo lei!! Chi altri potrebbe mai??) con il suo discorso del 25 Maggio e dare o meno la fiducia al governo che si deciderá di proporle. Mi si verrá a dire: Ma allora la regina alla fina la puó dare a chi vuole lei! Eh no, badate bene che invece la Regina é tenuta piú per un discorso di forma che altro ad indicare la persona piú indicata a formare un governo e dunque concedergli la fiducia, non é infatti ben visto per la monarchia invischiarsi in faccende che riguardano meramente la sfera politica.
Ora io vorrei solo aggiungere due considerazioni personali: A parte il fatto che secondo me c’é un sacco di gente che ha votato Cameron soltanto perché speravano potesse servire ad ottenere un seguito di Avatar (fidatevi: l’ignoranza della classe sociale bassa inglese non ha limiti), volevo dire che nonostante non sia un gran simpatizzante di Cameron e provi piuttosto compassione per Brown (timido e po’ sfigato) e dispiacere per il brillante ed ingiustamente sottovalutato Clegg, mi inorgoglisco nel realizzare che tutto quello che sta succedendo si basi su comportamenti dettati dall”etica’ e dal ‘buon gusto’ e che il Regno Unito non ha nemmeno una costituzione scritta.
Rimango piacevolmente sorpreso nel constatare che il Regno Unito mostra una democrazia che funziona anche nella discordia: i politici mettono da parte l’arroganza e trovano accordi chiari e ‘sopra al tavolo’ che esulano dagli interessi dei partiti e portano piuttosto avanti quelli dei cittadini. Lo so che non ci dovrebbe essere nulla di cui stupirsi ma dopo 25 anni di Italia scusatemi se lo faccio. E’ chiaro che ognuno dei tre capi-partito ha le sue idee (idee, non interessi) e che per quelle combatta, ma qua il dialogo esiste veramente, non é una barzelletta.
Qualcuno potrebbe anche obiettare che anche in Italia si fanno le coalizioni.
Sí, peró quelle da noi si chiamano inciuci. Ed avvengono tra i due partiti piú grandi chiamati ‘governo’ ed ‘opposizione’. E spesso non vengono resi pubblici. E spesso escono dalla legalitá. E spesso vanno ben oltre la durata di una legislatura.
Tanto é questo che vi starete chiedendo della serata appena trascorsa con Marco Travaglio e Antonio Padellaro al London School of Economics.
L”intervento é durato una buona oretta e quarantacinque – inclusivi di una mezz’oretta finale nelle quale i due hanno fornito risposte ai dubbi di italiani confusi, supporto ai pianti isterici di eterni espatriati, consigli a giornalisti in erba. Si é parlato delle recenti dimissioni del ministro Scajola, della situazione della libertá di informazione in Italia (che era poi il tema della serata), del successo del Fatto Quotidiano.. la serata é trascorsa veloce e piacevole (specialmente con le immancabili battutine di Travaglio, lol).
Siccome vi penso e so che molti di voi avrebbero voluto esserci ma non ne hanno avuto la possibilitá (mi é spiaciuto moltissimo per quelli rimasti fuori, io stesso che sono arrivato con mezz’ora di anticipo sono entrato al pelo, eppure la sala conteneva 400 persone!) quindi ho selvaggiamente registrato tutto il registrabile, poi se youtube accetta leggiadramente i miei 2 giga abbondanti di filmati qualcosa vedrete che carico.. tenete un occhio sul canale youtube (link nella colonna a sinistra) o tornate su questo post piú avanti.
Nel frattempo beccatevi la foto che ho bramato per anni ed anni – grazie alla quale verró probabilmente rimosso per sempre dagli alberi genealogici e disposizioni testamentari della mia famiglia celodurista (ahimé, sono sempre stato una pecora nera) – ma vuoi mettere la gioia di avere una foto con quest’omino!!
Ommioddio!! Uno dei miei idoli sará in visita nella mia cittá, non so se piangere o svenire.
Marco Travaglio sará a Londra il 5 maggio, piú precisamente all’ Old Theater della London School of Economics per tenere una conferenza dal titolo “The Status of Freedom of Information in Italy“. Il nome é giá tutto un programma.
A quanto riporta il Fatto ci sará anche il buon Padellaro – quanta grazia!
Mi sembrava doveroso condividere e, per chiunque fosse interessato, mi troverete fuori dall’ingresso con canti allegorici, striscioni e razzi multicolor per indicare la via verso la libertá (modalitá enfasi: on)
L’Old Theatre del LSE lo trovate indicato su questa mappa (L’edificio A). L’ingresso é gratuito e chi prima arriva prima alloggia.
(ps: un giorno dovró fare una lista dei miei idoli, un po’ modello quindicenne esagitata con le cartoline allegate al Cioé – aspettatevi l’inaspettato…)
Ok, salviamo l’ambiente. Diamoci da fare, davvero. Basta con gli sprechi. Viviamo nell’era post Al Gore, salviamo questo pianeta prima che sia troppo tardi: Spegnamo la luce se non siamo in una stanza, chiudiamo il rubinetto quando ci stiamo spazzolando i denti, facciamo il risciaquo piccolo invece di quello completo, spegnamo la TV invece di lasciarla in standby..
Ci potete provare, io ci provo. Ci credo anche. Non lo impongo agli altri perché non voglio che qualcuno faccia qualcosa solamente perché glielo dico io. Sopratutto perché sacrificare una porzione della propria qualitá della vita per ottenere qualcosa che di ritorno non é tangibile … non é cosa che viene compresa da tutti.
Ci sono anche diversi approcci. C’é chi si interessa spasmodicamente al rispetto dell’ambiente risparmiando ovunque possibile, chi non rinuncia a nulla della propria qualitá della vita ma si impegna a non “sprecare” niente di quello che produce, chi spreca a destra e manca perché sostiene che il proprio impatto ambientale su scala globale é pari a zero (e qui si potrebbe inserire lo stesso discorso del “tanto se non vado a votare non é che vince qualcun altro”).
Tuttavia, lasciatemelo dire: ti puoi impegnare tanto o poco, ma a volte cadono davvero le braccia indipendentemente da quello che fai. Specie quando tu sei lí da Starbucks a sorseggiareil tuo fairtrade coffee con il tuo organic muffin e ti strofini la bocca con il tuo recycled napkin e ti siedi a sfogliare l’Economist (recycled paper?) che ti racconta per bene di come la piattaforma petrolifera esplosa al largo di New Orleans la scorsa settimana stia rilasciando mille barili di petrolio grezzo al giorno in mare aperto e di come gli americani si siano immediatamente preoccupati per le splendide spiagge del Louisiana. Sono anche morte 126 persone eh. Ma la gente si é immediatamente preoccupata per le spiagge del Louisiana.
Eh beh, questione di prospettiva. Infatti volendo guardare la cosa dal lato della coscienza umana per lo meno quest’incidente, seppure causato dall’uomo per via indiretta, non é stato intenzionale.
Non é che possiamo metterci a paragonarlo con i vari attacchi militari alle stazioni di estrazione petrolifera in Iraq nel 1991, in Russia nell’Agosto del 2000, che hanno rilasciato rispettivamente 2,5 e 5 milioni di barili di petrolio nell’ambiente, tutto provocato da matrice umana ed intenzionale, eh no.
Queste poi sono ancora bazzeccole: Il primato del piú grande disastro ambientale su base “petrolifera” resta saldamente in mano all’Iraq, che con il suo esercito dal Gennaio 1991 a Marzo 1991 distrusse intenzionalmente tanks e stazioni petrolifere al largo del Kuwait rilasciando qualcosa come 500 milioni di barili di petrolio in mare. (Credo che la lampadina del mio bagno si stia facendo improvvisamente piccola piccola).
Ma, come appena detto, stiamo parlando soltanto di danno ambientale. E soltanto di petrolio.
Sempre questa mattina un altro giornale, The Independent, illustra piú che chiaramente quanta poca speranza ci sia per l’ambiente, quando l’uomo di oggi ancora non riesce concepire l’idea di rispetto verso il proprio simile.
Mi riferisco a quello che da ormai decenni sta andando avanti in Nigeria sotto la schifosa indifferenza e il compiacimento dell’intero mondo: La Shell, nota azienda esportatrice di gas e petrolio, si dá brutalmente all’attivitá del “gas flaring“, ossia dá fuoco ai gas naturali “di scarto” ottenuti dall’estrazione del petrolio. Tutto avviene a cielo aperto, si bruciano gas naturali producendo danni di impatto immenso per l’ambiente, sopratutto per quello immediatamente circostante. Le tossine prodotte dalla combustione appestano l’aria e contribuiscono ad un’ aspettativa di vita che si aggira attorno ai 43 anni, ad una mortalitá infantile altissima: il 12% dei bambini non arriva ad un anno. Cancri e tumori sono all’ordine del giorno. Tutto sotto il silenzio dei governi locali che si intascano tangenti milionarie in conti svizzeri e li spendono poi magari qua dalle mie parti nei quartieri di Belgravia e Chelsea tra un club privato ed un Hotel 5 stelle.
La Shell potrebbe realizzare un sistema di smaltimento dei gas di scarto, potrebbe addirittura trattarli e venderli, ma semplicemente non ne vale la pena perché andrebbero trasportati fin dalle nostre parti, il prezzo non sarebbe competitivo: é molto piú economico bruciarli a cielo aperto ad affidarsi agli impianti di trattamento piú vicini a noi.
Ovviamente il gas flaring é illegale dal 1984, ma chi puó fermare un accordo tra governi corrotti ed aziende senza scrupoli? Pensate che un nuovissimo impianto aperto dalla Shell stima ora di portare sui cieli della Nigeria almeno altre 100 belle fiamme colorate. Quante vite reclameranno queste fiamme? Ma vogliamo rimanere sul piano cinicamente ambientale ed ignorare le vite dei nigeriani? Secondo The Independent il gas bruciato corrisponde ai consumi di un paese grande come la Germania (Parliamo di sprechi…).
Poi domandiamoci chi puó cambiare le cose: Chi si trova all’inizio della catena che muore di fame? Chi sta nel centro che é miliardario e senza scrupoli? Sicuramente no. Ecco perché a volte nel mezzo dei piccoli tentativi quotidiani di ridurre i consumi personali ci troviamo con le braccia a terra: Provate a rinunciare all’auto. Se ci riuscite.
Mi stupisco di non avere scritto prima un post cosí utile.
Infatti se siete italiani disadattati residenti in Inghilterra (o nel Regno Unito) e: 1) vi trovate sulla soglia dei 30 anni, 2) non avete particolari restrizioni mediche e 3) avete ottenuto la vostra patente di guida pressapoco quando avete compiuto i 18 anni .. allora é molto probabile che la vostra patente di guida sia in procinto di scadere o sia da poco scaduta.
Ebbene, come si provede al rinnovo della patente se non ci si trova in Italia? Ora ve lo spiego.
Dato che in Italia la patente di guida é rilasciata dalla motorizzazione (normalmente), su suolo britannico il rinnovo vi verrá effettuato dalla controparte anglofona, ossia il DVLA (Driving and Vehicle Licensing Agency). Dato che quest’ultimo si trova a Swansea, a meno che vogliate passare un weekend turistico a far la caccia all’anatra selvatica, il suggerimento é quello di fare tutto comodamente via posta.
Secondo la legge britannica se siete giá in possesso della vostra patente di guida, e non dichiarate particolari condizioni mediche che pregiudichino la vostra ‘messa in strada’, il vostro unico dovere é quello di rinnovare la fotografia della patente (l’operazione va fatta ogni 10 anni) pertanto la visita medica non é necessaria e non farete quindi altro che richiedere al DVLA di prendere atto della vostra faccia “corrente”, di togliervi di mano la vostra patente italiana e di rimandarvi in cambio una nuova patente britannica.
Quest’ultima é ovviamente uguale a quella italiana, soltanto che fa piú figo con gli amici e che quando la fate vedere ad un poliziotto inglese non verrete associati al tipico automobilista impazzito napoletano.
Per ottenere dunque la pregiata reliquia, certi di essere in possesso dei prerequisiti necessari (ossia siete in buona salute, possedete patente A o B, non guidate camion o bus), dovrete procurarvi un modulo D1 reperibile in posta o -se proprio siete sfaticati- inviabile gratuitamente al vostro indirizzo di casa direttamente dal sito del DVLA (questo é il link).
Una volta ottenuto il modulo D1 lo dovrete compilare specificando:
Se il vostro stato medico é rimasto invariato da 10 anni fa ad oggi (ma anche se fosse variato, basta completare un questionario dove dichiarate che siete in grado di guidare lo stesso – non sia mai che qualcuno vi richieda una visita medica!).
Provare la vostra identitá includendo cartá d’identitá o passaporto in corso di validitá all’interno della lettera (vi verrá poi rispedito a casa con la patente nuova).
Allegare un assegno o postal order intestato a ‘DVLA Swansea’ e pagato per la somma richiesta per il rinnovo della fotografia e del cambio di nazionalitá della patente (le tariffe per queste due richieste sono diverse ma non sono cumulabili, quindi delle due dovrete soltanto pagare la tariffa piú alta. Ovviamente si tratta del cambio nazionalitá che al momento in cui scrivo é £50. Comunqué l’importo é specificato nel modulo).
Dopodiché dovrete recarvi in posta e consegnare la vostra bella lettera che avrá tutti i seguenti documenti al suo interno:
1- modulo D1 dovutamente compilato
2- documento d’identitá recente (passaporto o carta d’identitá)
3- patente scaduta o in procinto di scadere
4- postal order (o assegno) intestato a ‘DVLA Swansea’ (ricordatevi che nel modulo D1 dovrete scrivere anche il codice del postal order)
5- busta ‘special delivery‘ preaffrancata che verrá utilizzata per rispedirvi a casa patente nuova e documento d’identitá
6- la fototessera con il vostro bel viso allo stato “attuale”
Anche per la spedizione, come per la busta del ritorno, consiglio di utilizzare il servizio ‘special delivery’: é il piú veloce ed affidabile delle poste britanniche, viene consegnato il giorno dopo, é completamente rintracciabile online e garantisce la vostra sicurezza e dei documenti che avrete incluso al suo interno.
In linea generale dopo due settimane riceverete una bella patente britannica nuova fiammante uguale a questa!
Beh, non proprio uguale, ma insomma.
E questo é tutto! Al solito se avete domande, correzzioni correzioni o integrazioni c’é la pagina dei commenti.
Note posticce (ma in qualche modo rilevanti):
1- La procedura descritta sopra é identica anche se state chiedendo una nuova patente causa smarrimento o furto.
2- Il DVLA ci mette fino ad un mese a rispedirvi il vostro documento di identitá – attenti a prenotare voli!
3- Tenete sempre gli scontrini, in particolare quello della special delivery che vi permetterá di vedere online se la lettera é stata consegnata e quando vi verrá spedita indietro quella contenuta al suo interno. Lo scontrino del postal order invece vi permetterá di ottenere il rimborso in caso per qualche motivo la vostra application venisse rifiutata.
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