disadattàto: disadattàto
agg., detto di persona, soprattutto di giovane, che non sa o non vuole inserirsi nell’ambiente in cui vive.
Scrivo questo post perchè qualcuno chiaramente non legge la pagina del disclaimer.
Scrivo questo post perchè non so come la gente possa non capire una cosa che dopo due anni di blog francamente mi sembra cristallina come l’acqua delle terme di Caracalla in una settimana di pioggia.
Scrivo questo post perchè un po’ mi sono anche rotto le balle.
Allora: questo blog è un blog personale. Esprime pareri personali. Consegna al lettore il punto di vista personale di una persona che si è personalmente strarotta i personali marroni del proprio personale paese inpersonificato da persone che perseguitano personali persecuzioni personalmente perse in partenza.
Inoltre, pienamente conscio di cosa significhi scoprirsi “disadattati” in una società che l’unica cosa che ha visto di diverso da sè stessa sono i propri immigrati, è con gioia estrema scrivo i miei articoli porgendo una mano a quei pochi poveri disgraziati che la pensano come me o si trovano nella stessa situazione nella quale mi sono trovato io, che sinceramente scontenti del proprio paese o soltanto a disagio sotto la pressione sociale di una comunitá ancora indecisa tra pre liberalismo e post fascismo accarezzano con timore l’idea di lanciarsi in un’esperienza completamente diversa come lo può essere il trasferirsi in una nazione estera, una scelta NON facile, e sono pronti a farlo senza l’arroganza di chi pretende di trovare le proprie abitudini e vizi soddisfatti a comando, perché semplicemente non hanno bisogno di dare una prova di coraggio ai propri simili, né hanno la necessitá di dar sfogo ai propri istinti autodistruttivi altrimenti repressi, semplicemente credono siano ben altri e forse piú profondi i motivi che li muovono, perchè sono pronti ad imparare qualcosa, a calarsi in una nuova realtà ed a ricevere l’immagine del proprio paese da un’angolatura e sotto una luce diversa senza paura di cadere in sindromi da demenza spaziale. Ma soprattutto lo fanno con due sentimenti importanti gelosamente custoditi nel cuore: il RISPETTO e l’UMILTA’ di chi chiedendo il permesso
entra in punta di piedi in casa d’altri.
La differenza tra il mio sito e i centinaia di siti per italiani all’estero sta qua, sta nel fatto che io sono io e scrivo per chi la pensa come me, non sono pagato da nessuno e non devo venire incontro ai piaceri di nessuno.
La cosa che a me dispiace è che di tutta quella gente che non capisce, o meglio non si sforza di capire, o meglio ancora non potrá mai capire, la maggioranza semplicemente non accetti il fatto che esiste chi la pensa diversamente da loro, come vivessero in una scatola e per salvaguardare la propria sensazione di sicurezza sacrificassero la facoltá di immaginare, temere o sognare quello che potrebbe esserci fuori semplicemente autoconvincendosi che tutto quello che sta fuori non esista, un po’ come dichiarare con certezza che l’universo è finito perchè ad un certo punto ci deve pur essere un muro (per la serie Bernhard Riemann ci fa un baffo).
Io non ce l’ho con l’Italia, sarebbe piuttosto grossolano negare che si tratti di un paese con una storia ricchissima ed un’ ereditá artistica incalcolabile, sono quasi imbarazzato di poter condividere la stessa lingua con Dante, Galileo, Leonardo e migliaia di altri. E’ proprio alla luce di questo che ce l’ho con gli italiani, gli italiani del periodo storico presente che si sono peró fermati a quello passato, quelli che hanno nel sangue l’ereditá di musicisti e pittori e scultori e poeti e scrittori ed oggi non si rendono neanche conto di accettare un’assimilazione per ottica internazionale all’immagine di un paese di mafiosi criminali ed evasori fiscali, anzi purtoppo lo accettano e ne vanno fieri, bllando la colpa agli stranieri che sono ottusi. E sono poi questi quelli che io definisco italiani medi, quelli che Costantino é l’amico della DeFilippi e Raffaello il cioccolatino, quelli che la potenza di un paese si misura ai mondiali di calcio e la furbizia in euro evasi, quelli che si battono il petto in chiesa la domenica ma non sanno nemmeno posizionarsi tra cristiani e cattolici.
Quelli che noi vogliamo solo vederti felice ma se sei una ragazza e hai 30 anni e sei single cominci a puzzare di scaduto, quelli che noi vogliamo solo vederti felice ma se sei ragazzo hai 30 anni e sei single non sarai mica gay, quelli che noi vogliamo solo vederti felice ma é meglio se ti metti con un’italiana se no ricordati il profilattico. Queste sono soltanto alcune delle regole dell’italiano medio che qua a Londra grazie al cielo non funzionano né esisteranno mai, voi italiani medi quando girate per il centro con le vostre scarpe laccate in oro ed i vostri cappellini di Gucci credendo di essere in centro a Milano e ridete tra di voi a sproposito di un burka o una cresta viola perché non rientra nei vostri canoni sappiate che non siete trendy come credete, vi caricate soltanto del sentimento di pietá di chi vi riconosce tra la massa e si vergogna di condividere con voi la nazionalitá. Trasferirvi a Londra per rinchiudervi causticamente in circoli viziosi “italians-only” é soltanto un aspetto di riflesso di questa mentalitá di rifiuto del diverso che seppur sia marginalmente comprensibile da un punto di vista socio-culturale (al punto che la considero base di facili ironie) non riesco assolutamente a condividere da quello umano, perché non credo molto in quelle linee immaginarie chiamate confini, non
credo nelle regole che vengono inventate per dare certezze agli insicuri, e credo che la lingua parlata dopotutto sia soltanto un velo trasparente steso tra i sentimenti che sono comuni ad ogni essere umano. Tuttavia allo stesso modo voi potete vedere i miei articoli come una mucca al pascolo che vede il treno passare, o potete non condividere una singola parola di quello che scrivo ed urlarlo ai 4 venti, ebbene i commenti restano sempre in calce ai post e li leggo cercando di capire il punto di vista di ognuno di voi, solamente risulterà comprensibilmente piuttosto infruttuoso imputarmi in modo assolutista che io sbaglio e non capisco un cazzo dell’Italia e degli italiani o che sono io quello con i problemi di autoconvincimento mentre voi avete capito tutto e che devo cambiare il modo di scrivere o di rivolgermi ai miei lettori perchè mi viene soltanto da ridere. Dalla pietá. Tutte le persone cambiano e con loro le idee, e ritengo che soltanto gli sciocchi rimangono ancorati alle proprie convinzioni tutta la vita, tuttavia una base di stima ed ammirazione in civile dialogo é sicuramente il minimo perché ció avvenga, credo che un espressione violenta di disaccordo da parte di un perfetto sconosciuto tocchi le certezze del convinto come alla luna l’abbaiar dei cani.
Ok questa é facile. Greenwich Park é patrimonio mondiale dell’unesco, uno dei piu grandi spazi verdi singoli di Londra, ospita l’osservatorio di Greenwich dal quale tra le altre cose passa il meridiano zero, contiene una mastodontica universitá, il Cutty Sark (recentemente bruciato), un museo marittimo, e centinaia di negozi e mercatini che nel weekend popolano il circondariale. E’ vero che l’area é molto frequentata da turisti, peró in molti non sanno che il sabato e la domenica nel greenwich market si vendono libri nuovi a prezzi stracciati e vestiti stracciati al prezzo di nuovi, bazzicare nei dintorni significa mischiarsi a giovani inglesi che svergognatamente rovistano nei cestoni degli articoli militari di seconda mano della seconda guerra mondiale per trovare il nuovo articolo trendy da indossare nel weekend.
Non avrei mai pensato che sarei riuscito a scrivere questo articolo sulle tasse inglesi, soprattutto alla luce del fatto che è un argomento non esattamente “semplice” e che praticamente NESSUN INGLESE sa, nè tantomeno si informa, su come vengono calcolate le tasse che paga (Ah ho sentito qualcuno laggiù in ultima fila che ha detto “come in Italia”!).
Ok passiamo ora alla croce e delizia del lavoratore inglese ovvero la fatidica domanda:
(sempre comprensiva di uno zero finale) al vostro income tassabile per quell’anno, ossia avete già bruciato il vostro personal allowance di quest’anno su redditi dell’anno scorso non tassati e che dovete ancora pagare. Così imparate a fare i furbi, tiè, e l’intero Regno Unito vi additerá per strada e le signore tireranno i bambini per la mano dietro di loro quando vi incroceranno per la strada e Berlusconi vi scriverá per chiedere se volete unirvi al suo partito.
Innanzitutto fatemi ritornare due link, uno a 
Finalmente ho trovato un po’ di tempo per effetturare una ricerca che mi permettesse di scrivere un articolo che sognavo da tempo: un articolo sull’emigrazione italiana. Da emigrante quale sono é impossibile non nutrire un’inspiegabile curiositá verso questa sensazione che ti si semina dentro e lentamente cresce, fino a che un giorno sboccia e d’improvviso ti prende e ti fa salire su un’aereo stringendo un biglietto di sola andata verso un’altra nazione.
filantropico di pensionati. Innanzitutto entrando nella LAFitness di Moorgate verrete accolti dal fratello brutto di John Travolta in versione Hairspray, che con il vispo sguardo di una triglia in casseruola e l’agilita di un bradipo in letargo una volta realizzato che siete un nuovo potenziale cliente vi introdurrá alle varie fasi dell’operazione “Inchiappettaggio clientela 2008″: comincerá cosí la
svuotacestini.. é andata meno peggio a Jem che nonostante la pancetta alcolica dirige con passione (e con molta decisione) un corso settimanale di acquagym per future mamme.
davanti al naso almeno 300 volte l’ascella pezzata di Madonna o i vari tagliascoreggie di Kylie Minogue?
Se avrete l’occasione di vivere a Londra per un periodo superiore ai 5 giorni, vi sará impossibile non notare una indolente, inarrestabile ed inspiegabile dilatazione del vostro giro vita. Potrete provare a negarlo, ma prima o poi sarete costretti a realizzare di essere anche voi stati colpiti dalla maledizione della trippa londinese. Ebbene sí, se credevate che vivere a Londra vi avrebbe mantenuto sempre in forma perché tutte le mattine dovrete correre per acchiappare il bus con ancora il latte che vi salta nello stomaco, o perché sarete costantemente sotto lo stress lavorativo di un trapezista del circo Togni, o perché almeno due volte al giorno verrete alle mani con i vostri coinquilini … beh, non sapete quante baggianate vi siete inventati: le cose succitate è vero, accadranno, ma la spietata veritá é che non solo non dimagrirete ma il semplice fatto di vivere a Londra vi fará guadagnare peso: realizzerete presto di stare lievitando come una ciambella mandorlata mantovana ed anche voi infine umilmente accetterete l’esistenza di suddetta maledizione: é perché l’aria incatramata vi si deposita nei polmoni, é perché l’umiditá impalpabile vi si attacca ai vestiti ed al metabolismo, é perché la sola presenza di milioni di persone sovrappeso attorno a voi sussurra dolcemente al vostro corpo di ingrassare…o forse saranno i festini a base di
alcool, i pranzi a base di fish&chips o i vostri percorsi vita giornalieri al McDonalds dei quali cassieri conoscete ormai i nomi a memoria… ma questo è tutto da verificare, resta di fatto che dopo alcuni mesi trascorsi nella ridente metropoli della patate un bel giorno vi guardarete allo specchio e vi renderete conto che la vostra autostima é crollata piú in basso delle tette di Serena Grandi, e non potrete non realizzare che é giunta l’ora di andare a fare una visitina ad una delle tantissime palestre londinesi che sono lí pronte a strizzarvi fuori il grasso dalla pelle come crema da un cannolo siciliano da mezzo chilo.Innanzitutto é assolutamente FONDAMENTALE l’area dove sceglierete la vostra palestra, perché questa é direttamente proporzionale al tipo di clientela che la frequenta. Se andrete a Canary Wharf dovrete aprire un mutuo decennale per pagare il solo primo mese di frequenza, vi chiederanno in ipoteca anche la dentiera di vostra nonna (che a sua volta era stata ipotecata per l’acquisto di un chilo di farina quando l’italia era ancora in guerra), mentre se andrete a Soho pagherete poco ma avrete praticamente gli occhi di tutto lo spogliatoio su di voi ogni volta che vi recherete all’ armadietto per mettervi il costume (anzi, peggio ancora, vi manderanno in mondovisione anche sugli schermi lcd davanti a quelli che corrono sul tapis-roulant), se andrete a Camden Town uscirete dalla palestra con i vestiti che odoreranno di giunto per tre settimane e li dovrete pure disinfestare, mentre se andrete a Brick Lane c’é una buona probabilitá che non uscirete proprio dalla palestra, o se siete fortunati vi metteranno un vestito di rosmarino e di lì a poco diventerete un kebab. Insomma, dopo mesi di accurata ricerca io ho trovato la mia palestra ideale nella city nell’area tra Holborn, Bank, Moorgate e Liverpool Street. E’ vero, si paga un po’ di piú, ma la ricompensa é indiscutibile: sarete circondati tutto il tempo da impiegati bancari depressi ed irrimediabilmente sovrappeso che nella vita non hanno mai sollevato niente di piú pesan
te di una mezza pinta di birra, la sala pesi sará perennemente a vostro uso esclusivo e personale e la piscina vi verrá praticamente concessa per usucapione, quando entrerete nello spogliatoio sguardi di pura invidia vi augureranno la morte istantanea ma voi con l’aria fiera di Steven Spielberg che ritira l’oscar alla carriera sfilerete sul vostro tappeto rosso vendendo sorrisi e saluti a tutti, la vostra palestra diventerá un santuario dell’autostima da visitare nei momenti piú tristi, un centro benessere per corpo e mente, una tappa obbligata per quelle giornate in cui tutto vi va storto e tra voi e voi pensate “quasi quasi stasera mi ammazzo”.
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