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	<title>Life of a Misfit &#187; Riflessioni profonde</title>
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	<description>Un Disadattato a Londra</description>
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		<title>Evoluzione della specie</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Jun 2010 21:59:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Non che in genere le notizie di rilievo sui giornali siano buone (avete mai visto un giornale dare una buona notizia?), ma in questo periodo in particolare il quadro che viene dipinto dalle testate internazionali mi pare particolarmente deprimente.<br />
La crisi economica sta ancora occupando una buona fetta degli articoli dei magazine di approfondimento, e dove questo non avviene giornalisti specializzati nel ramo politico firmano editoriali di fuoco sull&#8217;ennesima strage legalizzata in qualche paese alle porte dell&#8217;Europa, o poco piú distante.<br />
Nel caso foste poco interessati a polpettoni politico-economici e cercaste notizie piú dirette c&#8217;é poi il sempreverde articolo sul <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/england/10214661.stm">pazzo di turno </a>che imbraccia un fucile ed una mattina decide di far saltare la testa a mezzo vicinato, lasciando soltanto la classica vecchietta che davanti all&#8217;inviato del tg delle otto orgogliosa decanta &#8220;Era un cosi bravo ragasso .. salutava sempre!&#8221;.</p>
<p>A mio parere le notizie possono essere prese con due ottiche diverse, in base alla categoria alla quale uno appartiene. C&#8217;é infatti una categoria di persone che ritiene che l&#8217;epoca d&#8217;oro del mondo sia stata superata ed il futuro sia solo in peggioramento, ne esiste poi un&#8217;altra che ritiene invece che l&#8217;evoluzione umana si indirizzi sempre verso un naturale miglioramento.<br />
Credo personalmente di rientrare nella seconda categoria, tuttavia spesso credo anche che se esiste un punto di partenza ed uno di arrivo che definisce la scalata evoluzionista umana in questo momento ci troviamo in prossimitá della linea di partenza, o poco oltre.</p>
<p>Come puó ad esempio essere possibile che un popolo, una generazione di persone figlia delle piú grandi sofferenze umane e presumibilmente oggi avviata sulla strada della libertá, sia oggi alla ribalta della cronaca per metodi ed atteggiamenti indignitosi che lei stessa ha subito e dai quali é stata da terzi liberata?<br />
Non voglio entrare nella tematica particolare del conflitto tra Gaza ed il popolo di Israele ed in tutte le sfaccettature della questione &#8220;difesa&#8221; contro &#8220;riconoscimento di uno stato&#8221; contro &#8220;lotta religiosa&#8221; e cosí via &#8211; poiché credo che chi uccide abbia sempre delle colpe &#8211; ma voglio restare in generale nella tematica del &#8220;c&#8217;é sempre qualcuno che uccide qualcun&#8217;altro in nome di qualcosa&#8221;.</p>
<p>Restando nella realtá del soggetto singolo, vi sembra normale che una persona possa ritenersi proprietaria della scelta di poter togliere la vita a qualcuno e che questo sia giustificato dal: titolo di giustizia verso antenati/vendetta personale/lotta per la libertá/riacquisizione del proprio territorio? E&#8217; la persona che compie questa scelta innanzitutto certa che le idee e gli ideali che crede di avere siano davvero suoi?</p>
<p>Nell&#8217;ultima edizione cartacea dell&#8217;Economist c&#8217;é un illuminante articolo che riportando un sondaggio Pew fa notare come tra gli spettatori della serie TV serie americana &#8220;24&#8243; (quella con Jack Bauer che prende 20 coltellate a puntata ed ancora riesce a saltare da un edificio all&#8217;altro, per intenderci) piú della metá degli intervistata riteneva <strong>moralmente lecito</strong> torturare &#8220;fino ad un ragionevole limite&#8221; un <strong>sospetto </strong>criminale per ottenere informazioni su <strong>presupposti </strong>atti illeciti. E quale sarebbe il ragionevole limite? Ma soprattutto quale sarebbe la base del ragionevole sospetto? E&#8217; evidente che Jack Bauer tortura sempre la persona giusta e non ottiene mai un&#8217;informazione falsa, ma i fan della serie si sono domandati se é questo il caso anche per gli interrogatori veri?</p>
<p>Aggiungiamo legna al fuoco con l&#8217;ormai celebre &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/CSI_effect">CSI Effect</a>&#8220;, a causa del quale nei tribunali americani si é riscontrata una seria diminuizione di sentenze di condanna da parte dei giudici che mentre prima si accontentavano di giudicare sulla base di statistiche (le impronte digitali e le analisi chimiche forniscono infatti risultati espressi in gradi di probabilitá) ora <strong>esigono </strong>una prova che incastri <strong>senza ombra di dubbio</strong> il presunto colpevole esattamente come avviene nella serie TV. Peccato che i metodi di analisi di scene del crimine siano molto piú regredite di quanto si possa vedere in tv e che l&#8217;opinione pubblica sia stata manipolata nel credere che quello che si vede nella serie TV sia la realtá. Questo senza considerare i criminali i quali, essendo anch&#8217;essi spettatori di serie TV, commettono ormai crimini &#8220;a prova di futuro&#8221;: anche il piú sprovveduto degli assassini sa infatti che non si devono lasciare fondi di sigaretta sul luogo del crimine e che una passata di candeggina distrugge le tracce di DNA.<br />
E&#8217; una caccia al topo tra chi compie determinate scelte credendo di volere qualcosa e chi vuole aggirare chi crede di volere qualcosa credendo di credere in qualcosa che li porta a fare scelte.</p>
<p style="text-align: left;">Insomma, in termini meramente &#8220;tecnici&#8221; l&#8217;evoluzione umana ha certamente percorso una lunga strada, ma i caratteri emotivi che l&#8217;uomo mostrava milioni di anni fa non si sono necessariamente evoluti, quanto piuttosto adattati. Da qui a dire che l&#8217;uomo uccida per idee proprie o per manipolazione esterna, che l&#8217;inclinazione alla violenza sia innata o piuttosto destinata ad effievolirsi con l&#8217;evoluzione, che un giorno il reato di omicidio possa venire rimosso dal codice penale in quanto crimine inesistente.. sono tutte cose che rimangono da vedere. Secondo la mia opinione, come giá espresso piú sopra, la strada é ancora piuttosto lunga.</p>
<p style="text-align: center;"><a href="http://freshdose.files.wordpress.com/2009/04/evolutionofman1.jpg"><img class="aligncenter" title="man" src="http://freshdose.files.wordpress.com/2009/04/evolutionofman1.jpg" alt="" width="770" height="680" /></a></p>
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		<title>End of a Decade (Looking back the way we came)</title>
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		<pubDate>Wed, 06 Jan 2010 00:22:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>La fine di una decade é una cosa shoccante. Mi sto riprendendo a fatica.</p>
<p>E&#8217; prendendo spunto da linee d&#8217;arrivo come questa che ci si rende conto dell&#8217;incremento -vero o presunto- della qualitá della vita  rispetto a quella di dieci anni fa: Oggi abbiamo il GPS sulla macchina, internet sul cellulare, la TV al plasma, i videogiochi online, la lavatrice intelligente, l&#8217;alta definizione, le videochiamate, il trapianto facciale, l&#8217;ipod.. diosolosa cosa ci é stato dato in questi 10 anni di cui neanche ci rendiamo conto di essere ora dipendenti.</p>
<p>Con un piccolo sguardo retrospettivo ci si rende anche conto che i cambiamenti arrivano piano piano, si introducono silenziosamente, ci fanno credere che non si tratti di nient&#8217;altro che di un piccolo miglioramento facoltativo, poi gli anni trascorrono lenti, quotidianamente lavoriamo per toglierci l&#8217;ultima sciocca soddisfazione tecnologica, invecchiamo un po&#8217; fingendo di non sentirlo, infine un bel giorno ci guardiamo alle spalle ed é tutto lí, un lungo ponte grande quanto una generazione e costruito a poco poco mentre non stavamo guardando: I bambini hanno cambiato i giocattoli, i giovani hanno cambiato gli eroi, gli adolescenti hanno cambiato le aspirazioni.</p>
<p>I cambiamenti esistenziali poi fanno ancora piú paura.<br />
Dieci anni fa mi introducevo con passo tremolante nel mondo lavorativo, andavo al bar in centro girando sul Phantom Malaguti, ascoltavo la <a href="http://www.youtube.com/watch?v=yey3JWKMlcE">musica dance</a> e mi lasciavo chiamare truzzo, non parlavo inglese, non avevo mai viaggiato solo. Nomi come New York, Londra e Tokyo evocavano immagini di immensi parchi giochi aperti 24 ore su 24 dove esisteva solo il concetto di divertimento e di libertá, ma niente mi spingeva ad andarci. Non ne avevo bisogno. Nutrivo dei sogni, ma l&#8217; obiettivo principale della mia vita era divertirmi ed evitare i problemi, non inseguire i miei sogni. Qualcosa poi é cambiato. A pensarci bene credo che se il mio io di oggi dovesse incontrare l&#8217;io di dieci anni fa gli darebbe dell&#8217;italiano medio.<br />
Quanto sono maturato e quante esperienze ho acquisito da quell&#8217;io che ero una volta. Quante persone ho incrociato sulla mia strada che mi hanno fatto diventare quello che sono, quante storie ho ascoltato che mi hanno cambiato.</p>
<p>Cosa avranno in serbo per me i prossimi dieci anni? Quali gli avvenimenti dal punto di vista della qualitá della vita? La televisione in 3D? L&#8217;intelligenza artificiale? La comunicazione cerebrale?</p>
<p style="text-align: left;">E quali avvenimenti dal punto di vista esistenziale? Nascite? Morti? Nuovi incontri? Viaggi nello spazio? Al di sotto degli oceani? Fremo all&#8217;idea.<br />
Una cosa é certa: Di una vita non bisogna buttare via niente, é sempre bello prendere un&#8217;occasione per voltarsi a guardare da dove si é venuti.</p>
<p><a href="http://www.flickr.com/photos/obyinlondon/4248780729/"><img class="aligncenter" src="http://farm5.static.flickr.com/4068/4248780729_5a06126405.jpg" alt="" width="500" height="281" /></a></p>
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		<title>La mia religione</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Sep 2009 17:58:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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		<category><![CDATA[cattolica]]></category>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/09/religion.png"><img class="alignleft size-full wp-image-1260" title="religion" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/09/religion.png" alt="religion" width="284" height="284" /></a>Qualcuno dei miei conoscenti in Italia fa ancora finta di stupirsi quando comunico che ho smesso di credere nella religione Cristiana Cattolica.<br />
Essendo puntuali nelle cose bisognerebbe precisare che &#8220;ho smesso&#8221; richiede un ragionamento separato, in quanto presume che in precedenza ci credevo. Ma credere in un&#8217;opinione in mezzo a tante altre, senza che queste siano state neanche vagliate, difficilmente si puó definire &#8220;credere&#8221;. Sarebbe quindi piú corretto dire &#8220;ho smesso di credere in ció che dicono e ho cominciato a credere in ció che penso&#8221;.</p>
<p>Alcuni si incazzano se faccio notare queste cose, eppure chi si incazza é spesso anche chi non sa descrivere una qualsiasi altra religione diversa da quella in cui dice di credere, ed in alcuni raccapriccianti casi non conosce nemmeno la religione che sostiene di praticare! A queste persone io domando: Con tutte le religioni che esistono nel mondo e che tu non conosci, come puoi pensare che la tua sia l&#8217;unica religione giusta? Come puoi credere che é sicuramente migliore delle altre, o anche soltanto che é quella piú adatta a te? Come puoi sostenere che milioni di persone sono in errore mentre tu no? Non puoi. E allora perché ti incazzi se non la penso come te?</p>
<p>Io so di certo che la religione cristiana cattolica professata da santa romana chiesa (ho dimenticato qualche sottoclasse?), quella che &#8220;pare&#8221; pratichino &#8220;tutti&#8221; gli italiani, beh, non fa per me. Ho bisogno di una religione piú adatta alla mia linea di pensiero.</p>
<p>Voglio che mi sia data la possibilitá di mantenere una linea morale che sia mia e non indottrinata da qualcun altro, e voglio che la mia religione consideri e rispetti questa mia linea con la quale separo il bene dal male e che ho delineato nel corso della mia vita basandomi sulle mie esperienze e non (soltanto) quello che mi hanno insegnato i miei genitori, o le loro credenza religiose.<br />
Ad esempio credo che tutte le minoranze hanno diritto ad essere rispettate (spesso questo messaggio non viene recapitato esattamente cosí!), la donna non vale meno dell&#8217;uomo (mi domando cosa direbbe la gente sull&#8217;aborto se fosse l&#8217;uomo a portare il figlio in grembo), e un uomo va rispettato per le sue azioni e non per il ruolo che ricopre (non mi vergogno a dire che ammiro mille volte di piú una particolare <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mother_Teresa">suora albanese</a> di quello che dovrebbe essere <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Benedict_16">il massimo rappresentante</a> della &#8220;mia&#8221; presunta religione).<br />
Non voglio essere minacciato di bruciare all&#8217;inferno per avere detto cose che non considero sbagliate, specialmente sotto l&#8217;ammonizione di persone che nemmeno conosco.</p>
<p>La mia religione deve essere umile. Deve essere fatta di persone e le persone commettono errori, pertanto non deve avere l&#8217;arroganza di definirsi l&#8217;unica tributaria della veritá assoluta. Non deve chiedermi di credere a tutto quel che mi viene detto senza la possibilitá di questionarlo, specialmente quando si tratta di prendere per buone presunte predicazioni fatte come vece di persone morte migliaia di anni fa e senza possibilitá di replica. Se poi aggiungiamo che queste predicazioni sono spesso totalmente decontestualizzate e senza possibilitá di verifica .. beh, a volte mi fanno anche ridere. Questo senza contare quando si comincia a predicare per deviazioni: C&#8217;é chi ti dice di dare i soldi ai poveri ma naviga nell&#8217;oro, chi dovrebbe parlare alle coscienze <a href="http://www.corriere.it/cronache/09_settembre_09/vaticano_scuola_ora_religione_cc7a5f22-9d3c-11de-9e0f-00144f02aabc.shtml">ma prima parla alle istituzioni</a>, chi <a href="http://news.bbc.co.uk/1/hi/world/europe/8180739.stm">predica bene e razzola malissimo</a>.. a volte per definirsi religiosi bisogna chiudersi gli occhi e tapparsi il naso.</p>
<p>Altra cosa importante: Non voglio gli spoiler. Non mi puoi venire a dire cosa c&#8217;é dopo la morte. Ma non lo voglio proprio sapere, e non capisco nemmeno perché mi dovrebbe interessare. Tra l&#8217;altro perché mai dovrei credere a quel che mi dice qualcuno che é vivo e vegeto, che non é stato nemmeno defribillato quattro o cinque volte da poter dire di esserci andato vicino? Dovrei provare timore per che cosa esattamente? Per come mi sto comportando in vita? E chi ha l&#8217;autoritá di decretare se l&#8217;essere fedeli ed andare in chiesa ogni giorno sia piú o meno produttivo che spendere quello stesso tempo a donare il sangue o a visitare i malati in ospedale? Ci sono dei crediti formativi da qualche parte?<br />
Mi irrita che qualcuno approfitti di questa magia sconosciuta che é la morte per pretendere di sapere cosa succederá agli altri quando se ne andranno, perché gente ingenua si potrebbe lasciar malleare per farsi ordinare cosa fare in vita. A volte ho invece l&#8217;impressione che questa sia un po&#8217; la specialitá peculiare di molte, molte, molte, molte, molte religioni.</p>
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		<title>Il mio 2009</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Jan 2009 20:44:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-551" title="future_city_downtown" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/01/future_city_downtown-300x189.jpg" alt="future_city_downtown" width="300" height="189" />E&#8217; veramente arrivato il 2009. Quell&#8217;anno strano che quando ero piccolo immaginavo come la data in cui l&#8217;uomo si sarebbe definitivamente trasferito su un sistema stellare esterno, l&#8217;anno in cui mi immaginavo robot umanoidi perfettamente integrati tra noi e anzi noi quasi sottomessi a loro, l&#8217;anno in cui mi immaginavo la gente viaggiare su auto galleggianti e rientrare in case sferiche appollaiate sulle montagne.<br />
Ora, non voglio dire che ci siamo andati poi lontanissimi, le case sferiche appollaiate sulle montagne <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_14/capsula_abitazione_montagna_elmar_burchia_750a76a4-c9ee-11dd-9bd9-00144f02aabc.shtml">le hanno anche fatte</a> e il progetto per i nuovi bus londinesi sembrano <a href="http://www.dezeen.com/2008/12/24/a-new-bus-for-london-by-aston-martin-and-foster-partners-2/">veramente delle navicelle spaziali</a>, peró, ecco, diciamo che non me l&#8217;aspettavo proprio cosí, sono ancora ampiamente insoddisfatto rispetto a quello che mi immaginavo. Forse questo mondo é troppo lento per me. Se dal punto di vista del progresso nudo e crudo ci si potrebbe anche accontentare il lato umanistico mi turba, mi rattrista e mi frustra.<br />
Mi turba quando vedo che in un paese povero si combattere con il sangue per la libertá mentre in un paese libero si combatte con il sangue per un telefono sottocosto.<br />
Mi rattrista quando cittadini di uno stato ricco donano controvoglia ad uno stato piú ricco consolandosi con la speranza che qualcosa finisca ad uno stato povero.<br />
Mi frustra quando con gli anni la gente dimentica il proprio passato e permette che gli stessi errori si ripetano.</p>
<p><img class="size-full wp-image-550 alignright" title="estherfamily" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/01/estherfamily.jpg" alt="estherfamily" width="350" height="246" />Notavo recentemente quanto in tempo di guerra si combatte con le unghie e con i denti, ci si ama tra sconosciuti, ci si raduna attorno ad una radio per ascoltare una frase o per cantare una canzone preziosa quanto l&#8217;oro, mentre in tempo di benessere ci si ingozza di inutilitá leggondo riviste di gossip. E&#8217; quasi curioso, é come se la gente dimenticasse, come se si raggiungesse la fine della guerra ma senza ricordare per che cosa la si é cominciata. Notavo anche che alcuni dei patrimoni artistici piú grandi dell&#8217;umanitá sono stati generati tra guerre e deportazioni, letteralmente tra morte e distruzione, le piú grandi musiche dedicate a natali in fiamme o amori perduti, i piú grandi libri scritti in prigionia o in povertá o per un ideale superiore. A meno di 70 anni dal termine della piú recente guerra di scala mondiale, dalla letteratura mondiale contemporanea svetta su tutti Harry Potter. Dal panorama musicale internazionale post nucleare svettano i reggiseni a piramide di Madonna e le basette di Elvis. Non lo so, c&#8217;é qualche cosa che non mi convince.. Non dico che debba tornare Dante a decantare la cattolica immagine dell&#8217;inferno o Chopin a melodizzare le deportazioni polacche da Varsavia ma nemmeno un cosí radicale passaggio verso lo scanzonato e il futile. Con buona pace per la Rowling e la signora Ciccone che per caritá fanno il loro lavoro, ma questo atteggiamento di mancanza di serietá accettata all&#8217;unanimitá non mi trova completamente favorevole.<br />
Accogliamo dei fatti: oggi abbiamo l&#8217;ereditá della storia del mondo a portata di click ma preferiamo sbirciare su facebook l&#8217;amica ubriaca che lecca il pavimento della discoteca.<br />
Abbiamo supermercati pieni di cibo che i nostri nonni potevano permettersi una volta al mese ma andiamo a McDonalds perché risparmiamo.<br />
Piangiamo per i nostri mutui trentennali sulla casa ma indossiamo le mutande di Calvin Klein e ci vediamo i film in HD sulle nostre TV al plasma.<br />
Da qualche parte una linea, sottile sottile, ci deve essere. La voglio trovare.</p>
<p>Per questi, ed altri motivi, il mio 2009 sará alternativo, sará contro. Resteró nella massa ma con la mentalitá fuori dalla massa, voglio tornare umile, voglio scoprire, voglio crescere, voglio imparare, voglio infiniti nuovi punti di vista, voglio essere una trota in un fiume, voglio trovare una strada e la voglio seguire non perché me lo dicono ma perché lo voglio fare io, voglio essere prima un uomo e poi un numero. Voglio ricordare a me stesso che c&#8217;é speranza per tutti ma sopratutto che c&#8217;é piú tempo che vita, e che ognuno fa il suo tempo ed ognuno fa la sua vita. Per tutto questo un anno non basta, ma intanto .. Buon 2009.</p>
<p style="text-align: center;"> </p>
<p style="text-align: center;"><img class="size-full wp-image-549 aligncenter" title="international_fireworks" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/01/international_fireworks.jpg" alt="international_fireworks" width="560" height="373" /></p>
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		<title>At the top</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Dec 2008 01:16:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p class="MsoNormal" style="line-height: normal; margin: 0cm 0cm 0pt; mso-pagination: none; mso-layout-grid-align: none;"><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/12/top.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-499" title="top" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/12/top-300x188.jpg" alt="" width="300" height="188" /></a></p>
<div><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9.5pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: EN-US; mso-fareast-language: EN-GB;"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 10pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"></span></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';"></span><span style="font-family: &quot;Verdana&quot;,&quot;sans-serif&quot;; color: #000000; font-size: 9pt; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-family: 'Times New Roman';">E’ impossibile descrivere in poche parole quello che sto provando in questo momento. Sará giá difficile descrivere quello che é successo in queste ultime durissime settimane, spese tra un freddo inverno inglese ed una vita corsa su rotaie ad alta velocitá che portano cosí lontano ma concedono anche cosí poco tempo per gustarsi uno scorcio di panorama. Cominceró col dire che in questo momento tutta la mia vita gira intorno al <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2008/10/credit-crunch-questo-sconosciuto/">credit crunch</a>, questa crisi finanziaria che sta schiacciando le nostre vite con mano sempre piú pesante e della quale ora seriamente vediamo gli effetti sulla nostra vita quotidiana: al di lá della semplice constatazione che il numero generale di dipendenti fissi é in caduta libera ormai da mesi o che gli <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2008/07/il-summer-party/">eventi sociali piú attesi</a> come la famigerata cena di Natale sono soltanto un ricordo, partecipiamo anche tristemente con una frequenza imbarazzante alla compilazione di cartoline di addio per colleghi gettati nella categoria dell’”esubero” come uno straccio puzzolente finito del cestino dopo mesi di uso sfrenato. Venerdí scorso ho assistito personalmente all’eliminazione di un collega del mio dipartimento. Infatti alle ore 9 il quartier generale di Parigi ha chiamato il direttore del mio dipartimento con una semplice istruzione: “in giornata il tuo dipartimento deve contare un dipendente in meno”, e questa richiesta é stata rispettata dal nostro capo senza fare una piega. Cosí il mio collega in questione che lavorava nel mio stesso dipartimento da 15 anni é stato invitato ad abbandonare il posto di lavoro proprio 10 minuti dopo essere entrato in ufficio ed averci detto “Good morning”. Lo so che a voi italiani questa cosa suonerá come fantascienza, come lo faceva a me fino a poco tempo fa, eppure in Inghilterra un’azienda in difficoltá ha la piena possibilitá di chiudere per sempre una posizione di lavoro pertanto licenziando il relativo dipendente a patto di pagargli il dovuto mese di preavviso (che poi viene tradotto in un mese di vacanza di modo che abbia il tempo di cercare un nuovo posto di lavoro). Sebbene logicamente come ultimo arrivato sarei dovuto essere stato il primo a partire, alla prova dei fatti cosí non é stato, il direttore ha deciso di salvarmi, forse alla luce del mastodontico spostamento che avevo tra le mani proprio in queste settimane. Concluse le condoglianze per lo sfortunato collega proprio di questo vorrei parlare, dello spostamento ufficio, in quanto ancora una volta diretta conseguenza del credit crunch. Una delle tante direttive ricevute da Parigi ci ha ordinato infatti di chiudere un nostro ufficio esterno nel quale lavoravano 52 persone e di “rincasarle” nel nostro quartiere generale, cosa che non solo ha richiesto la progettazione di un’area apposita creata nel nostro edificio ma anche di una colossale organizzazione del trasloco di questi dipendenti da un edificio all’altro. Cosí dopo essere stato progettato per settimane il famigerato spostamento é finalmente iniziato ieri pomeriggio e ha coinvolto 74 pc completi, 23 stampanti, 17 fax, 52 armadi da 6 ripiani l’uno, 150 box di effetti personali, piú cavi e adattatori e telefoni e chi piú ne ha piú ne metta. Qua si é presentata la mia occasione unica: la mia inossidabile capa Susan (inferiore al direttore del dipartimento ma capa del mio team, per dare un’idea dei ruoli) invece di lasciarmi con la parte del mero progetto e quindi a designare uffici da una finestra elettronica finalmente mi ha regalato l’occasione non soltanto di assistere al momento dell’installazione del mobilio e delle apparecchiature elettroniche ma addirittura di diventare io stesso responsabile di supervisione e coordinazione dell’intero spostamento, ossia di istruire e guidare i tecnici ed i lavoratori su come e quando portare a termine l’intero lavoro. Chiaramente parliamo di un ruolo a me completamente estraneo eppure allo stesso tempo dell’ultima complementare fetta di conoscenza che mi permettesse di capire come funziona il processo che passa dalla progettazione alla realizzazione di un nuovo ufficio, per di piú tramite il trasferimento di un ufficio giá esistente ed attivo, ed é stata una sfida notevole, ambiziosa, forse un po’ pazza, che peró credo di aver compiuto con successo. E’ stato ovviamente un susseguirsi di soddisfazioni e di problemi, di sorrisi e di sfuriate, di energia e di abbattimento. Le settimane della progettazione del nuovo ufficio sono state nulla in confronto a questi ultimi giorni di effettivo “coordinamento” dello spostamento vero e proprio: dal contattare i subcontrattori che dovevano fornire la scorta (per via dei dati confidenziali coinvolti nello spostamento), all’autorizzazione per l’utilizzo dei camion ad alto carico (dovendo spostare 2 enormi cassaforti), alla raccolta nomi e fotografie dei singoli lavoratori cui fornire il pass per accedere all’edificio, al colloquio con il pazzo supervisore della ditta di trasporti per verificare non fosse anche un incompetente, alla supervisione vera e propria dello spostamento durante il quale uno sciacallo di passaggio ha tentato di infilarsi nell’ufficio approfittando del baccano ed uscirne con un pc sotto al braccio con i dati riservati di dio solo sa quali clienti, all’assicurarsi che i tecnici di IT e telecomunicazioni collegassero in maniera impeccabile tutte le attrezzature costosissime, al seguire e rimproverare lavoratori il cui unico obiettivo era andare a casa il prima possibile invece di completare correttamente il proprio lavoro.. l’imprevisto é sempre stato dietro all’angolo (ed ovviamente non si é poi fatto attendere), peró alla fine ce l’ho fatta e nonostante abbia per me significato passare un venerdí sera e praticamente un intero sabato sul luogo di lavoro ne é valsa la pena fino in fondo, per il senso di realizzazione, per il gusto dell’ammirare la nuova area da me progettata e realizzata, per l’avercela fatta senza che nessuno mi avesse detto quando lo dovevo fare e senza che il mio capo fosse lí con me per dirmi come farlo.<br />
E poi ore dopo ci si ritrova al pub a parlare di Londra, dei suoi cittadini, del suo clima, del suo credit crunch, dei suoi contratti incerti e la sua vita stressante, ed io cosa posso dire? Come posso permettermi di dire anche una sola parola negativa contro questa cittá che mi ha dato tutto? Non avevo una casa e mi ha dato una casa, non avevo un lavoro e mi ha dato un lavoro appagante, non avevo amici e ha messo sul mio sentiero <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2008/10/normale-weekend-di-un-ragazzo-di-campagna/">amici meravigliosi</a>, sono arrivato che mi trovavo sul fondo della valle e in 24 mesi Londra mi ha messo al top della montagna.<br />
Ma c’é ancora cosí tanto dietro a tutto questo che ancora non trovo il modo di spiegare, dal lato psicologico e personale: per Londra io potevo essere un semplice immigrato di una nazione straniera, eppure il mio direttore di dipartimento ha dimostrato di credere in me al punto da sacrificare un suo connazionale per me, il mio capo mi ha dato fiducia al punto di andare ad una partita di football lasciando 12 persone sotto la mia direzione pur io non avessi un minimo di esperienza o titolo di studio anche lontanamente inerenti allo space planning, io stesso non ho sentito un minimo di peso di prevenzione o di pregiudizio nei miei confronti e tutto questo sotto il peso dello standard di una banca internazionale. E inevitabilmente poi mi trovo a pensare a quanto questo sarebbe stato possibile nel mio paese, dove ho lavorato per 6 anni e forse avrei potuto brillare quanto brillo ora ma nessuno ha mai pensato di permettermelo, di concedermi un centimetro in piú dello spazio che veniva dettato dal mio titolo di lavoro, perché fuori ero soltanto uno sfigato e dentro ero soltanto un sognatore con quattro ore di straordinari sulla busta paga mensile e la foto del Tower Bridge come sfondo di Windows.</p>
<p><img class="alignnone" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/12/london-219-300x224.jpg" alt="" width="300" height="224" /></span></div>
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		<title>A link to the past</title>
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		<pubDate>Tue, 21 Oct 2008 15:14:08 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.blackwell-compass.com/render_image/fragments_home_editor_letter_image" alt="" width="257" height="216" />E&#8217; un periodo sereno. Mamma mia, fa impressione scriverlo, fatemi riprovare: E&#8217; un periodo sereno!<br />
In quante occasioni nel corso della mia vita ho potuto scrivere una cosa del genere? In pochissime. Nella mia vita precedente, quella subordinata all&#8217;italianomedietá, sereno significava follia, una situazione giornaliera identica alla precedente significava strozzare la speranza di quel minimo cambiamento che mi potesse forzare ad andare contro quello che non volevo fare, era come una catena legatami al collo da un padrone invisibile al quale potevo soltanto ringhiare. La sera steso nel letto pensavo: &#8220;Dov&#8217;é la linea che determina la differenza tra sopportazione ed infelicitá? Cosa la definisce? Come se ne esce?&#8221; Non l&#8217;ho mai capito. Nel confronto con gli amici questa linea sbiadiva sempre di piú, mi portava soltanto a realizzare che vedevo problemi che gli altri nemmeno percepivano, passavo il tempo libero combattendo contro questi mulini a vento mentre i miei giorni scorrevano ed io pensavo, pensavo, pensavo. Ora che nuovamente la mia routine é la stessa, che i giorni si stanno ripetendo uguali agli altri tra casa e lavoro non solo non mi sento piú in stallo ma mi permetto anche di dire che sono sereno. Per lo meno sono coerente: pur sacrificando la mia casa ed il mio cane per una stanza di due metri quadrati in un quartiere di spacciatori, pur sacrificando estati per primavere ed autunni per inverni, pur senza una cuoca gratis al mio servizio che mi lava e stira i vestiti, pur con un quarto del tempo libero che avevo prima.. sono sereno.<br />
La buona <a href="http://lauraange85.spaces.live.com/">Laura</a> mi ha inoltrato ieri alcune email che inviai quattro anni fa proprio da Londra, quando per la prima volta mi avventurai in questa pazza cittá come turista per 3 settimane e me ne innamorai, non ho potuto non sorridere rileggendole, vi propongo due passaggi essenziali:</p>
<p><em>Data: Mercoledì 27 ottobre 2004, 18:15<br />
Oggi e` mercoledi, posso dire di essere a meta` della mia avventura, oramai<br />
comincio ad uscire di casa senza la macchina fotografica e a muovermi per<br />
la metro senza bisogno di guardare la mappa delle stazioni, posso dire di<br />
parlare in inglese senza paura di non riuscire a farmi capire perche in<br />
qualche modo ci riesco, ed infine posso dire di cominciare a sentire la<br />
paura del ritorno e soprattutto dell`impatto con un paese arretrato di 10<br />
anni rispetto a qua &#8230; senza contare la paura di rimettere piede in un<br />
ufficio dove la gente stupida giudica senza sapere e chi non ragiona come<br />
la massa viene messo all`indice.</em></p>
<p><em>Beh, sono discorsi da giorno della partenza questi, perche li tiro fuori<br />
adesso?!?! Forse come temevo Londra mi sta segnando piu` del previsto..</em></p>
<p>Poi, il giorno prima del rientro, scrissi in una mail una frase in particolare</p>
<p><em>Londra non si cancella, io appartengo a questa citta e un giorno ci<br />
tornero&#8217;, forse per qualche mese.</em></p>
<p>Mi impressiona e muove quasi tenerezza rileggere mail come q<img class="alignright" src="http://questgarden.com/27/13/1/060717192931/images/seasons-tree.jpg" alt="" width="360" height="482" />ueste, avevo dimenticato questo vecchio &#8220;io&#8221;, forte ma legato, deciso ma in fondo spaventato. Quattro anni fa possono sembrare relativamente vicini, eppure nel contesto temporale e sociale sono un&#8217;eternitá: Ryanair aveva aperto lo scalo a Bergamo da meno di un anno e la gente comune ti scoraggiava dall&#8217;utilizzarla (&#8220;i prezzi sono bassi perché é presa di mira dai terroristi!&#8221;, dicevano, &#8220;volano senza fare la manutenzione agli aerei!&#8221;), io non parlavo nemmeno un inglese fluente, non avevo mai messo piede oltre le alpi (da notare peró che giá avevo ben chiare le idee su quello che in seguito avrei definito l&#8217;italiano medio!) .. sapevo quello che volevo ma avevo paura ad urlarlo e non avevo alcun supporto morale se non il mio solo istinto.<br />
Rileggo email come queste e ricordo come ero, come pensavo, cosa volevo, cosa sognavo. Se il Matteo di allora per qualche strana magia potesse ricevere dal futuro il link a questo blog come risposta forse non si stupirebbe piú di tanto dallo scoprire cosa sarebbe accaduto in seguito, e sicuramente la prima cosa che mi chiederebbe é se ne é valsa la pena. Ma oggi non risponderei nemmeno perché la considero una domanda stupida: se fai qualcosa perché la vuoi fare allora ne varrá sempre la pena. Portati a casa una grossa dose di amaro rimorso piuttosto che restare lí con la solita zuppa di insipido rimpianto, almeno alla fine ne potrai digerire una bella lezione. E&#8217; anche triste vedersi persi in una situazione che non si ha la forza di cambiare ed é giusto prendere il proprio tempo, ma allo stesso tempo é patetico vivere godendo della compassione altrui.<br />
Per questo la domanda che farei oggi a me stesso non é se ne é valsa la pena, ma COSA hai perso per strada per arrivare fino a qui, questa domanda fa una differenza enorme. Per il me di quattro anni fa la risposta oggi esiste, per il me di oggi putroppo arriverá soltanto tra altrettanti anni, lentamente, vivendo. Diciamocelo: é sicuramente un bene&#8230; per lo meno ora mi lascio godere il mio periodo sereno, poi spero di sorridere nuovamente di fronte a quella risposta quando arriverá tra altri quattri anni.</p>
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		<title>Cosmopolitism</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2008/09/cosmopolitism/</link>
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		<pubDate>Sat, 27 Sep 2008 14:35:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.alistapart.com/d/worldgrowssmall/html_world.jpg" alt="" width="270" height="303" />Tornando dalle vacanze per fare un salto di -12 gradi centigradi e vedendo la solita vita di routine da un punto di vista per un attimo leggermente esterno, giungendo in dirittura di <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2008/09/e-settembre-buon-anno/">fine anno psicologico</a> (ma anche di quello ufficiale) e lottando tra i soliti eventi esterni, continuo a convincermi che piú il tempo passa e piú io mi rendo conto di sentirmi &#8220;cambiato&#8221;. Riesco a sentire che nel come ragiono, nel come parlo, nel come mi comporto, le tracce di questo periodo della mia vita che sto trascorrendo in questa cittá si sentono sempre piú. Se mi domando come questo sia possibile, come possa Londra influire sul cambiamento non soltanto delle vite ma anche dei cervelli dei suoi abitanti l&#8217;ovvia risposta che riesco a trovare é in una parola forse troppo lunga e complessa per descriverne il suo altrimenti semplice significato: <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Cosmopolitismo">Cosmopolitismo</a>.</p>
<p>E&#8217; questo che mi ha fatto diventare piú saggio, piú consapevole, piú libero di gestire la mia vita e quello che di essa mi piace o meno, piú sensibile a quel che mi circonda, piú aperto ad accettare quello che di diverso da me c&#8217;é al mondo e meno incline a perdere il mio tempo in chi non lo fa. Il cosmopolitismo mi ha anche dato la mia abilitá &#8220;guadagnata&#8221; che piú mi inorgoglisce ossia la capacitá di capire che alcune cose sono cosí e basta, la capacitá di investigare senza rifiutare, e la capacitá di fermarmi a provare a capirle quando non mi riesce di condividerle. Ho smesso con tanti inutili infantilismi che a quasi 30 anni mi portavo ancora dietro, ho smesso di ridere su battute basate su differenze razziali che dovrebbero suonare soltanto idiote, ho cominciato a piangere per chi le differenze razziali le subisce ogni giorno. Non sento piú il bisogno di far commenti sulla donna che avvolta nel burka tenta impacciatamente di mangiarsi un kebab, o sui burloni che cantano in coda alla processione di <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Hare_krishna">Hare Krishna</a> in Regent&#8217;s Street, le rimpiazzo invece con pensieri su quando é stata l&#8217;ultima volta che anche io ho provato cibo indiano, o su come sia possibile che al mondo esistano effettivamente 4000 religioni ma nella mia vita me ne abbiano illustrata soltanto una.<br />
E non dovrei essere fiero ma mi dovrei vergognare per aver sviluppato questo approccio soltanto ora, ma poi noto che nella societá dalla quale provengo la libertá di giudizio é effettivamente appannata, a partire dagli esponenti politici fino ad arrivare ai giornali che modificano titoli ed articoli per inserire aggettivi quali &#8220;di colore&#8221; o &#8220;musulmano&#8221; dove sono totalmente estranei al contesto, quasi giustificando insensati episodi di razzismo e di fobie varie dove si rinnegano differenze di nazionalitá e di religione mascherandole da crimini o scandali, quando in veritá l&#8217;unico problema é che questi non si uniformano alla mai menzionata classe rappresentativa unica.</p>
<p>Eppure anche in Italia é in atto una fase di cambiamento, si intrav<a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/09/no_racism_no_war.jpg"><img class="alignright size-medium wp-image-398" title="babies" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/09/no_racism_no_war-289x300.jpg" alt="" width="289" height="300" /></a>edono germi di novitá, di cosmopolitismo, di voglia di cambiare tutto dalle radici fino all&#8217;ultima foglia, sento la gente svegliarsi, i nomi delle etichette cambiare, &#8220;la mamma musulmana del mio compagno di classe&#8221; lentamente diventa &#8220;la mamma del mio compagno di classe&#8221;, &#8220;il bambino nero&#8221; lentamente diventa &#8220;il compagno di classe di mio figlio&#8221;, ma la strada é ancora tanto lunga. E&#8217; chiaro che nessuno é perfetto, né nessun singolo, né nessuna collettivitá, ma perché una collettivitá migliori é il singolo a dover migliorare. Io credo che sto facendo del mio, ma credo anche che se giá quando ho lasciato il mio paese ero disadattato tornando ora lo sarei anche piú di prima, questo perché sono sempre esistiti tanti altri che non solo non sono interessati ad aprire le proprie menti ma vogliono che anche gli altri non lo facciano, covano rancore, covano gelosia, si sentono traditi, parlare con lo straniero per loro é come parlare col nemico, si sentono colpiti nel loro piú forte credo e queste persone purtroppo sono ovunque. Ma se tutti provassero ad un certo punto della propria vita ad abbandonare per un attimo il proprio paese, le proprie convinzioni ed abitudini ed affacciarsi ad altre realtá con la consapevolezza che queste non sono necessariamente sbagliate, smettere di andare in vacanza per fare il bagno nel mare e provare ad interessarsi alla storia e alla cultura di altri paesi, tuffarsi in cibi nuovi, ascoltare musica locale con i messaggi che essa porta, viverla veramente, allora le cose veramente cambierebbero.<br />
Io so che non ho paura di cambiare a seguito di nuove esperienze, non ho paura di crescere, perché il mondo intorno a noi non smette mai di farlo, lo fa con l&#8217;impressionante velocitá di un aereo che gli altri guardano a naso in su e a malapena realizzano che si sta muovendo, e penso che non ci sia né paura né vergogna in questo, nel rinunciare alle certezze del proprio divano e del proprio giardino quando in cambio ottieni un bagaglio di esperienza grande quanto il mondo.</p>
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		<title>These bonds are shackle free</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2008/08/these-bonds-are-shackle-free/</link>
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		<pubDate>Sat, 23 Aug 2008 17:26:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/p7050537.jpg"><img class="size-medium wp-image-359 alignright" title="p7050537" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/p7050537-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Nel ventaglio di relazioni sociali che mi sono ritagliato in due anni di permanenza a Londra si possono trovare persone estratte dai piú svariati background geografici, politici, sociali e culturali: italiani, spagnoli, giapponesi, inglesi, sudafricani, austriaci, argentini e colombiani che a loro volta si stagliano tra cristiani cattolici, ortodossi, protestanti e metodisti, per non parlare di politica dove c&#8217;é gente di destra, gente di sinistra, e pure gente ambidestra .. sono tutte persone meravigliose che però pur conoscendomi e frequentandomi abitualmente non possono essersi conosciute tutte tra di loro: sono semplicemente troppe, ed hanno stili di vita e caratteri troppo diversi tra loro (ed io sono più poliedrico di un dodecaedro stellato di Keplero-Poinsot).</p>
<p>Capita però che a volte che si celebri un evento particolare come un compleanno o un leaving party ed allora si tende ad organizzare una festa in grande alla quale si chiede esplicitamente di invitare tutti i conoscenti di modo da raggruppare più gente possibile: in quei casi cerco di fare del mio meglio invitando le persone che so che apprezzerebbero una serata in centro al pub, o una in discoteca, o una al ristorante, insomma in base al ritrovo in questione, peró se devo essere totalmente sincero a volte sono renitente dal far collidere questi mondi che tengo abitalmente separati, un po&#8217; perchè sono piuttosto terrorizzato dall&#8217;idea che conoscendosi queste persone si possano scannare dopo 5 secondi il che mi demoralizzerebbe abbastanza, un po&#8217; perché io come persona tendo a mostrare lati diversi di me stesso a persone che mi conoscono per <a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/15042008039.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-358" title="15042008039" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/15042008039-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>aspetti sconosciuti ad altri ed anche questo mi inquieta alquanto. Ad esempio la carissima Michiyo san che sa di poter contare pienamente sulla mia compagnia per visitare scropolosamente esibizioni di antichissimi Kimono giapponesi ed assistere alla lunghissima cerimonia del the senza battere ciglio, temo che si questionerebbe alcune cose quando conoscendo un amico del mio &#8220;gruppo inglese&#8221; si sentisse raccontare di quella volta che sono stato tirato fuori a braccia da sotto al pogo di un milione di inglesi ubriachi marci in una discoteca di serie C dell&#8217;east end londinese. Se mi proietto in testa l&#8217;immagine di lei, piccola e fragile che se ne va a letto alle 8 di sera con la cuffia per i capelli e il paraocchi nero in testa .. no so, facendole conoscere questi miei amici mi sentirei improvvisamente in colpa di &#8220;attentare&#8221; alla sua innocenza, e io stesso mi sento di diventare una di quelle persone che quando ero piccolo mi facevano chiamare &#8220;cattive compagnie&#8221;, cioé la mia immagine di me cambia, si riquestiona, viene vista da un&#8217;ottica dalla quale non la voglio vedere.<br />
Altro esempio è la mia segretaria preferita con la quale passo intere pause pranzo scambiando opinioni sui concorsi biannuali di ritratto e fotografia della National Portrait Gallery, cambierebbe la sua opinione di me se le dicessi che l&#8217;ultima volta dopo essere uscito dalla mostra mi sono precipitato a casa a prendere la parrucca nera e a truccarmi come il cantante dei kiss per fiondarmi ad una festa in ma<a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/wig-party-26-05-07-004.jpg"><img class="size-medium wp-image-357 alignright" title="wig-party" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/wig-party-26-05-07-004-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>schera a tema anni 70 per celebrare la &#8220;vintage rock night&#8221; con tanta altra gente decelebrata come me? Non lo so, a volte penso che ci sono mondi che stanno separati e che lo devono stare. Recentemente sono però diventato piuttosto &#8220;di manica larga&#8221; e nascondo sempre meno questi aspetti particolari del mio carattere e dei miei gusti e quindi sempre meno filtro nei discorsi con che gente esco o cosa faccio, e ho maturato l&#8217;impressione che quello del &#8220;bravo ragazzo&#8221; è un preconcetto che mi trascino dall&#8217;Italia ma che qua a Londra non vale una cicca, anzi più cose folli fai più la gente ti guarda con normalità, a volte addirittura con invidia, lo riesci a percepire quando magari rientri alle 8 di mattina cercando di fare meno rumore possibile e ti trovi un flatmate in cucina che ti guarda perplesso oltre la tazza di the domandandosi dove diavolo tu possa essere stato per tutta la notte.<br />
Quel di cui Londra riesce a convincerti è che darsi alla pazza gioia e premere sull&#8217;acceleratore del proprio corpo di tanto in tanto non nasconde niente di sbagliato, non è un crimine, se al lunedí mattina alle 8 sei in un ufficio con pantaloni e camicia puliti e stirati e di nuovo serio e professionale, indipendentemente dall&#8217;essere stato in casa a guardare DVD e cucinare torte di mele per l&#8217;intero weekend o dall&#8217;aver dormito fuori due notti di fila.<br />
Londra ti istiga, ti invita, ti lascia libero di fare quello che vuoi e non ti chiede di renderle conto di niente, ne sono perfettamente consapevoli tutti <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2006/10/italiani-a-londra/">quegli pseudo-studenti </a>rinchiusi sotto l&#8217;ala rapace di genitori apprensivi che nella foga di rompere le loro catene e di volare nella città della libertà finiscono in ogni sorta di giri <a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/london-2008-142.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-360" title="london-2008-142" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2008/08/london-2008-142-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>autodistruttivi, specialmente con la facilità con la quale si possono reperire ogni tipo di droghe in questa città.</p>
<p>Ed allora mi domando dov&#8217;è la persona che sei? E&#8217; quella che ti chiede di fare quello che vuoi veramente fare o quella che ti spinge a rappresentare quello che gli altri vogliono che tu faccia? Per me è una domanda meravigliosa, e chiaramente senza risposta. Io so soltanto che a 27 anni sotto questo nuovo concetto di &#8220;libertà&#8221; ancora inevitabilmente ridefinisco la mia idea di buono e cattivo, di giusto e sbagliato, è come una linea che ho impiantato nella testa da quando ero piccolo e che perpetuamente si muove, sotto il sorriso dei miei amici che mi legano senza catene e che sorridendo attendono mentre inevitabilmente cambo inseguendola.</p>
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		<title>Born in the wrong place</title>
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		<pubDate>Wed, 16 Jul 2008 12:28:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Da una pulce lanciata come bomba a mano é scattata una discussione interessante che ha portato alla inevitabile realizzazione che anche In Inghilterra ci sono cose che non funzionano. In particolare, ci sono <strong>TANTE</strong> persone che non pagano le tasse. Per me che come (spero) la maggioranza dei lavoratori pago in pieno <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2008/05/le-tasse-inglesi-tutta-la-verita/">almeno un 27% in tasse</a> questo é un motivo per infervorarsi.<br />
Si parte con i miei amici giapponesi, che come i messicani o i brasiliani non hanno nativamente diritto a vivere e lavorare negli UK e per queste persone, che disperatamente vogliono vivere a Londra, le <img class="alignleft" style="float: left;" src="http://www.22dollars.com/images/taxes_large.gif" alt="" width="200" height="245" />prospettive non sono moltissime: puoi essere turista ed essere rispedito a calci nel culo nel tuo paese dopo 3 mesi, o puoi essere studente ed ogni anno iscriverti ad un nuovo fantasioso corso che giustifichi al governo il motivo della tua esistenza. In entrambi i casi cambia poco, non sei legittimato a lavorare se non in alcuni piccoli frangenti che corrispondono alle vacanze estive o il pomeriggio per alcuni corsi part-time&#8230; viene da sé che una vita cosí non é una vita semplice:  queste anime in pena si presentano ogni giorno ad un corso al quale non sono assolutamente interessate, si costringono ad orari massacranti per lavorare in nero e venire sottopagati e con questo stipendio pagarsi scuola, affitto, un prezzo della vita stellare, e per pregare con cadenza annuale che quando si sottomette la domanda di rinnovo visto questa venga accettata. Ovviamente in tutto questo le tasse non trovano spazio. Non per scelta, perché é certo che ad una vita del genere uno preferirebbe di gran lunga un lavoro in regola ed uno straccio di prospettiva per il futuro, ma l&#8217;unica risposta che queste persone si possono sentire dire all&#8217;esternazione delle loro difficoltá é: <em>&#8220;Purtoppo sei nato nel posto sbagliato&#8221;</em>.<br />
Ma é da ottusi uscirsene con una risposta del genere perché ci si arrende alla facilitá del trovarsi a proprio agio nella propria realtá, non si prova a capire il punto di vista di un disadattato che si trova  nato in una societá che non gli appartiene, pensate se l&#8217;Europa non avesse aperto le barriere interne: La nostra esperienza legalmente piú cosmopolita sarebbe stata Roma. Roma! Come dire che oggi un messicano puó cercare la sua esperienza piú cosmopolita in cittá del Messico o un peruviano in Lima. Sí, trovi tanta gente di diverse estrazioni sociali, ma pur sempre appartenente alla stessa nazione e background tradizionale allegato.. o al massimo trovi extracomunitari illegali, appunto.<br />
E&#8217; per me tristissimo realizzare quanto il nostro luogo di nascita segni per sempre quello che possiamo fare, o le persone che possiamo conoscere nella nostra vita.<br />
Certo se hai talento (e tanta fortuna) trovi comunque la tua strada: un giorno sculetti tra le strade polverose della Colombia ed il giorno dopo ti chiamano la signora <img class="alignright" style="float: right;" src="http://tbn0.google.com/images?q=tbn:qGCyaIS5seEuQM:http://farm3.static.flickr.com/2129/2226214695_540ca93c54_o.jpg" alt="" width="150" height="112" />Shakira ed improvvisamente ti ritrovi con tutte le cittadinanze del mondo acquisite per doti artistiche. Ma la gente comune non puó vivere di sogni e per un visto lavorativo internazionale deve mostrare un curriculum con le contropalle, deve provare di aver studiato con successo ed aver di conseguenza speso una fortuna in studi di un certo livello, e per fare tutto questo, ancora una volta, deve essere nato nel luogo giusto o comunque con la giusta dose di fortuna. E questo é un serpente che si morde la coda perché riporta sempre al punto di partenza.</p>
<p>Ma torniamo al discorso inglese: La beffa estrema per un extracomunitario serio (ma non di meno per un comunitario in regola) é il constatare che esiste un&#8217;intero popolo di cittadini inglesi disoccupati dalla nascita che fieramente sanguisugano dallo stato popolando case costruite e mantenute dal governo senza versare un singolo penny, incassando una &#8220;pensione di mantenimento&#8221; che non hanno mai lavorato per ottenere proprio perché semplicemente &#8220;sono senza lavoro&#8221;.<br />
Qua parlo per esperienza diretta mia e dei miei flatmate: Nel blocco comunale dove viviamo c&#8217;é soltanto gente che non fa nulla da mattina a sera, ragazzotti ultraventenni popolano il vialetto fumando giunti la mattina, bazzicano per le scale chiacchierando in slang al telefono il pomeriggio, truzzano di fronte ai garage ascoltando la musica ed ubriacandosi la sera..potrebbero lavorare? Certo. lo fanno? Assolutamente no. Perché? Non lo sappiamo. I genitori non sono molto lontani da questo schema: tutti ampiamente sovrappeso, tutti che urlano tutto il giorno, tutti che si vedono solo <img class="alignleft" style="float: left;" src="http://i36.photobucket.com/albums/e10/fusiondnb/funny_fat_gator.jpg" alt="" width="200" height="253" />quando devono uscire a portare il cane a fare la cacca nel giardino (tra l&#8217;altro comunale) e per il resto potrebbero avere passaggi segreti che collegano direttamente alla metro perché non si sono mai visti entrare o uscire dalla porta, forse ho visto una sola volta la mia colossale vicina riscaldare l&#8217;adipe al sole di Giugno nel giardino defecato dallo stupido cane. Ora, quale sia la fonte di reddito di queste persone noi non lo sappiamo, ma sappiamo di fatto che a nessuno manca niente: hanno internet a banda larga, hanno la lavastoviglie, hanno sky, hanno la Playstation 3, hanno persino il cane&#8230;cose che noi <span style="text-decoration: underline;">lavoratori in regola</span> non ci concediamo la libertá di avere.<br />
Tutto questo pagato dallo stato, quindi da noi.. <span style="text-decoration: underline;">quindi da me</span>. Sinceramente mi infervoro quando penso che preferirei che i (tanti) soldi delle mie tasse andassero alla povera Michiyo-san che alle 10 di sera é ancora in biblioteca che sistema libri in polverosi scaffali o alla povera Etsuko-san che la domenica mattina vende fiori fuori dalla stazione di Kings Cross, tutto per essere dove vogliono essere.<br />
E&#8217; questa la libertá? E&#8217; questa la giustizia? Non credo, questo é semplicemente il prezzo da pagare per essere nati nel posto sbagliato.</p>
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		<title>Eccesso di perfezione</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Jun 2008 07:41:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Riflessioni profonde]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;">Di Londra si puó dire tutto: Che é fatta di magie e di illusioni, che regala sogni e secchiate d&#8217;acqua gelida, che inebria e pugnala nel buio, che fa toccare il cielo con un dito e spara alle ali. Tutto sarebbe vero. Londra é come la vita stessa: E&#8217; tutto quello che vuoi che lei sia, quando sei abbastanza sicuro da crederci.</p>
<p style="text-align: center;"><img class="aligncenter" style="vertical-align: top;" src="http://imagecache2.allposters.com/images/pic/PF%5C462005/PF_1533712~London-B-W-Posters.jpg" alt="" width="400" height="139" /></p>
<p>Vivere Londra é spesso vivere un film. Un film dal genere mai scritto la cui storia viene recitata giornalmente dall&#8217; intenzione, dal carattere, dall&#8217; imprevedibilitá, che le permette di generare storie infinite e la rende una perfetta macchina dei sogni.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://www.qingwu.net/blog/archives/photos/2005/2_trees.jpg" alt="" width="281" height="154" /></p>
<p>Lo so che la perfezione non appartiene a questo mondo, che é una cosa che semplicemente non esiste, che é un termine che assegnamo noi a qualcosa che ci piace credere impossibile da migliorare. Ma se é vero che il meglio puó essere soggettivo, anche la perfezione lo puó essere. Pertanto puó esistere ai nostri occhi. Soltanto che io non lo accetto, non ne sono capace. Una situazione perfetta diventa per me macchiata del peccato di &#8220;troppa perfezione&#8221;.<br />
Esattamente come guardo un film e non accetto quello che vedo perché semplicemente é troppo perfetto, é troppo poco coerente con la realtá, mi vuole illudere che la situazione che rappresenta é la realtá ma mostra una situazione troppo perfetta per risultare credibile, ed io la rifiuto, come la grande menzogna della famiglia della pasta Barilla.<br />
Quando é il film della mia vita a Londra ad essere troppo perfetto resto smarrito. Mi fermo e mi guardo intorno e cerco l&#8217;inghippo, osservo la scenografia del film della vita e mi rendo conto che sto vivendo una carrellata di intermezzo tra due scene che non so da che angolazione vadano viste, non so dire cosa il regista voglia esprimere, non capisco se lui sia un genio del quale non riesco a raggiungere la visione o se deliberatamente abbia presentato la troppa perfezione credendo ingenuamente che io me la potessi bere come un qualsiasi italiano medio.</p>
<p style="text-align: center;"><img style="vertical-align: middle;" src="http://farm2.static.flickr.com/1201/535311373_a4f0922015.jpg?v=0" alt="" width="250" height="200" /></p>
<p>No, mi spiace. Io non la comprendo né la so gestire, non ne sono capace.<br />
Quando Londra é troppo perfetta la detesto.</p>
<p><img class="alignleft" style="float: left;" src="http://farm2.static.flickr.com/1029/533537902_2d2b27b371.jpg?v=0" alt="" width="188" height="250" />Mi demoralizza perché rende inutile la lotta per la libertá.<br />
E&#8217; insana perché sfama fino a far stare male.<br />
E&#8217; vivere in un mondo che distrugge il mondo, stravolge le regole, disintegra l&#8217;universo e nullifica 6 miliardi di vite, mi fa solo venire voglia di morire con loro.<br />
E&#8217; la scatola dei giochi che ti viene regalata quando sei grande, é la melodia piú bella del mondo suonata il giorno del tuo funerale, é la pallottola al cuore giunta per te da 4 palazzi di distanza.<br />
L&#8217;imperfezione é la vera perfezione.</p>
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