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	<title>Life of a Misfit &#187; Accade nel mondo</title>
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	<description>Un Disadattato a Londra</description>
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		<title>Mandanti Morali</title>
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		<pubDate>Sun, 07 Aug 2011 15:37:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accade nel mondo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/08/fox-norway-prison.png"><img class="alignleft size-full wp-image-2523" title="fox-norway-prison" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/08/fox-norway-prison.png" alt="" width="399" height="300" /></a>Dopo i soliti quattro/cinque giorni di mitragliamento mediatico &#8211; completi della solita maniacale attenzione per dettagli palesemente irrilevanti &#8211; i giornali mondiali sembrano finalmente essersi dimenticati della strage in Norvegia del 22 Luglio.<br />
Ohibó, mi domando che fine abbiano fatto tutte le teorie complottistiche e controcomplottistiche del &#8216;Progress Party&#8217;, degli approfondimenti sulla situazione sociale e giovanile in Norvegia, degli aggiornamenti ora per ora su cosa il signor Breivik sta mangiando o bevendo, delle analisi bibliche, degli editoriali al vetriolo sui mandanti morali (che sono passati dai musulmani alle serie TV, dai politici ai videogiochi.. non sono ancora stati tirati in causa la cometa di Halley e Fred Flintstone).</p>
<p>Sicuramente negli ambienti legati alla vicenda &#8211; vuoi per motivi di lavoro o per motivi familiari &#8211; qualcosa ancora si muove, e ancora resterá in movimento a lungo; il pubblico invece ha avuto il beneficio di essere stato intrattenuto per qualche giorno, ed ora ha quello di potersene dimenticare.<br />
Inizialmente i giornaletti di serie C (tipo quelli che ti rifilano gratis all&#8217;entrata della Tube) affiancavano senza paura in copertina Breivik ad Amy Whinehouse: lui ritratto come un giovane piacente e fisicato ma inculcato da idee esterne un po&#8217; troppo estreme, lei come una promessa del rock tragicamente strappata alla vita dalla droga. Strano, perché a quanto mi risulti in Europa puoi ancora permetterti di sviluppare le tue idee senza che te le inculchino, ed un assassino fisicato non ha piú rilevanza di un assassino obeso; inoltre l&#8217;ultima volta che ho controllato la droga é qualcosa che devi prendere tu, non é che ti si infila sulla corsia di marcia in autostrada, che ci puoi avere <em>un tragico incidente.</em> Comunque poco importa, la gente vuole essere intrattenuta e la povera Amy ha presto preso il sopravvento su Breivik sui giornali, con buona pace dei familiari delle vittime (quindi di Amy) &#8211; dato che, tra le altre cose, Breivik non ha singoli da piazzare in classifica, non ha inediti da rilasciare dall&#8217;aldilá, ed il film sulla sua vita sarebbe troppo costoso da realizzare per via delle esplosioni e delle sparatorie. Delle vittime dell&#8217;attentato non si é neanche parlato, ma forse é meglio.<br />
<em><br />
</em>In tutto questo faló, <em>intrattenimento </em>sembra essere la parola giusta, perché anche molti giornali definiti &#8220;seri&#8221; sembrano essersi dimenticati che il loro lavoro é quello di informare e far riflettere, ed indugiavano su aspetti irrilevanti che non hanno niente a che fare con l&#8217;informazione, ma che intrattengono: alcuni tergiversavano sui dettagli della vita di isolamento di Breivik negli anni di pianificazione dell&#8217;attentato (anni dettagliati dal suo delirante diario di 1500 pagine, che per soddisfare il vostro spirito autolesionistico potete trovare in versione completa <a href="http://www.kevinislaughter.com/wp-content/uploads/2083+-+A+European+Declaration+of+Independence.pdf">qui</a>), sottolineando i sacrifici per la raccolta di fondi, lo studio dietro alla costruzione di una bomba amatoriale, la rinuncia al contatto sociale con altre persone (alcuni molto poco professionalmente hanno detto &#8220;la rinuncia ad ogni attivitá sessuale&#8221;) &#8211; tutti aspetti che invece di fare informazione hanno sembrato voler esaltare la qualitá di questa persona, quasi a farne un eroe.<br />
In Italia poi &#8211; paese tristemente celebre per la mancanza di obiettivitá nell&#8217;informare i cittadini &#8211; oltre al fattore intrattenimento, alcuni giornali sembravano anche paventare un proprio &#8220;programma&#8221;, ed hanno utilizzato eventi mischiati ad &#8220;informazione&#8221; per portare avanti quello che sembra essere una vera e propria propaganda. Un certo quotidiano chiamato &#8216;Il Giornale&#8217;, ancora prima di scoprire chi fosse l&#8217;attentatore, <a href="http://italian.irib.ir/notizie/politica/item/94740-norvegia-figuraccia-de-il-giornale-e-nirenstein-prima-incolpano-islam-poi">aveva giá deciso</a> che tutto era opera di terroristi musulmani e sparava a zero verso questi pericolosi invasori, salvo poi venire contraddetto dalla polizia norvegese che faceva loro presente che l&#8217;attentatore era uno dei &#8220;buoni&#8221;. Non stupisce poi che con simili servizi al pubblico ci sia stata qualche testa calda che si é messa a strillare che Breivik <em>aveva <a href="http://www.repubblica.it/politica/2011/07/26/news/borghezio_norvegia-19635604/">delle ottime idee</a></em>. <em>Ottime idee</em>! Colpito da tanto entusiasmo ho fatto il sacrificio di spendere<strong> diverse ore</strong> della mia preziosa estate leggendomi il manifesto dell&#8217;attentatore in questione e non sono ancora riuscito a trovare delle <em>ottime idee</em>; certo, dal trattato se ne evince una notevole &#8211; quanto prolissa &#8211; cultura storica, ed una conoscenza non superficiale del mondo arabo, ma quanto ad ottime idee andiamo scarsini. Al massimo sono riuscito a provare dell&#8217;<em>ottima invidia </em>verso le vagonate di soldi che il ragazzo dice di avere fatto investendo in borsa, delle sue eccitanti vacanze in America, della sua riuscitissima dieta ed allenamento per costruirsi un fisico da paura (non fa niente se poi <em>non consumava</em>), della velocitá di apprendimento per mettersi a studiare chimica e costruirsi una bomba amatoriale in quattro mesi, della ricetta stessa per costruire la bomba (che ho salvato tra i preferiti, sai mai che resto bloccato sotto qualche mina in Chile), ma sopratutto per prendersi <strong>un anno off</strong> per giocare a World of Warcraft (spero almeno che ti abbiano cancellato l&#8217;account per l&#8217;eternitá). Insomma un miscuglio di fatti, teorie, deliri ed esperienze di vita, nonché di fatti storici ed informazioni inutili e deliranti. Quindi, caro Borghezio, io mi tengo le mie idee, e credo siano migliori di quelle di Breivik in quanto non prevedono lo sterminio di sconosciuti su base di divergenza di interessi; ti sarebbe stato forse piú producente leggere i diari di Moana Pozzi &#8211; lei sí aveva alcune ottime idee.</p>
<p>Concludo con un altro aspetto trattato dai media a scopo di intrattenimento misto a provocazione: la famigerata &#8220;prigione a cinque stelle di Breivik&#8221;. Praticamente ogni giornale ha schiaffato almeno un articolo su questa che viene definita &#8220;la piú confortevole prigione al mondo&#8221; dove ogni detenuto ha la propria stanza con letto, bagno privato, e televisione LCD &#8211; senza contare il campo da squash e tutto il resto. Allego <a href="http://www.corriere.it/gallery/esteri/07-2011/oslo/10/per-breivik-carcere-5-stelle_70d0dfcc-b813-11e0-a142-4db684210d8b.shtml">un link</a> al principale quotidiano italiano (vi chiedo scusa se nel cliccare play vi sporcate le mani) che fa da buon esempio verso tali servizi.<br />
Questi giornali hanno fatto clamore attorno al fatto che i detenuti vivono una vita &#8220;lussuriosa&#8221; per 21 anni (questa la pena massima in Norvegia, anche se, sempre per aumentare il clamore, evitano di dire che la pena puó essere estesa indefinitamente) prima di venire rilasciati nuovamente nella societá, dando per inteso che questo é il genere di trattamento che attende un mostro come Breivik. Insomma qualche anno di centro benessere e poi via a raccogliere viole. La reazione é ovviamente di indignazione, e questo é quello che i giornali sembrano voler suscitare.</p>
<p>&#8220;<em>Se volete compiere un omicidio fatelo in Norvegia, dove come punizione trascorrerete 21 anni in hotel</em>&#8221; titolano i giornali in America. Poche, pochissime pubblicazioni vanno piú a fondo, e vi consiglio <a href="http://www.economist.com/blogs/democracyinamerica/2011/07/norwegian-v-american-justice">questo articolo</a> dell&#8217;Economist per una visuale un po&#8217; piú seria e riflessiva sulla questione.</p>
<p>Si manca di menzionare che la Norvegia resta uno di paesi con il piú basso tasso di omicidi, e questo giá ha qualcosa da dire. Ma la veritá é che, anche volendo, gli altri Stati non si potrebbero permettere prigioni di questo tipo perché hanno semplicemente troppe persone da imprigionare. Nel glorioso occidente (Norvegia esclusa) una prigione sembra <strong>dover essere</strong> un posto ripugnante e sgradevole dove patire pene psicologiche e fisiche, come per ripagare chi é rimasto in vita &#8211; ed é quindi stato indirettamente vittima degli eventi &#8211; per una sorta di soddisfazione morale. Una sorta di inferno dantesco in terra che dovrebbe dare da esempio a chi non ha ancora commesso un crimine, ma che dati alla mano non sembra funzionare, né prima dell&#8217;incarcerazione, né dopo.<br />
Domandiamoci una cosa: dal punto di vista di un&#8217;amministrazione governativa quale guadagno c&#8217;é nel lanciare assassini e pedofili in una sorta di &#8220;fossa dei leoni&#8221; dove ci si uccide reciprocamente (ove non vieni direttamente ucciso dalle persone che dovrebbero garantire la tua incolumitá) e si languisce in una sorta di inconclusiva miseria e dolore a spese dei contribuenti? Certo, per soddisfare i cittadini che hanno piacere a pagarne per sapere che questo é quel che succede.<br />
Alla lunga sono i media  stessi che pasteggiano su queste concezioni di massa: prima schiaffano il mostro in prima pagina, poi si incolpano l&#8217;uno con l&#8217;altro come mandanti morali, infine fingono di creare riflessioni e di insinuare quel che i cittadini dovrebbero volere, ma mai consegnano le informazioni per poter pensare a cosa effettivamente si vuole.<br />
E&#8217; normale che dietro ad ogni morte inspiegabile, ove non si riesce ad accettare una motivazione, si cerchi sempre un mandante morale; anche Amy Winehouse era una ottima cantante ed é stata glorificata dai media (sopratutto) perché intratteneva il pubblico con i suoi comportamenti (auto)distruttivi. Peró in questo caso é stata uccisa <em>dalla droga</em>, i media proprio non sono riusciti a trovare un mandante morale: forse per paura che fosse lo stesso?</p>
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		<title>Il Vento di Ottimismo Continua a Soffiare sul Mondo</title>
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		<pubDate>Tue, 31 May 2011 06:37:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accade in Italia]]></category>
		<category><![CDATA[Accade nel mondo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/05/moratti.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2439" title="moratti" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/05/moratti.jpg" alt="" width="400" height="300" /></a>Siamo molto fortunati.<br />
Abbiamo la fortuna di essere adulti e consapevoli, nel centro di un periodo storico che verrá ricordato per sempre.<br />
&#8220;Arab Spring&#8221;, lo chiamano i giornali. E&#8217; la serie di eventi nati e susseguitisi dalla prima, singola, rivolta popolare in Tunisia e che, come un castello di carte, ha travolto Egitto, Libia, Siria, Yemen, Algeria, Iran, Bahrain, Sudan; un battito di ali di farfalla che ha scatenato un inarrestabile uragano.<br />
Ad occhiata superficiale potrebbe passare come un fenomeno riguardante soltanto il mondo arabo (seppur, converrete, indirettamente riguarda comunque tutto il resto del mondo); tuttavia ad aggiungersi a questa ondata di &#8220;cambiamento&#8221; sono giunti altri unici, storici, avvenimenti, proprio nel nostro &#8220;avanzato&#8221; occidente. Il 29 Aprile in Inghilterra si é celebrato il piú grande matrimonio della nostra generazione; il 2 maggio gli Stati Uniti hanno annunciato di avere finalmente ucciso il piú <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Death_of_Osama_bin_Laden">ricercato terrorista del mondo</a>; il 18 maggio il Regno Unito &#8211; sotto forma della Regina Elisabetta &#8211; ha simbolicamente chiesto all&#8217;Irlanda di <a href="http://www.lifeofamisfit.com/2011/05/i-vicini-di-casa/">dimenticare i torti passati </a>e voltare pagina; il 26 maggio le forze di sicurezza serbe hanno annunciato di avere catturato <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Mladic">l&#8217;uomo</a> accusato del <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Srebrenica_massacre">piú grande genocidio</a> d&#8217;Europa dopo la seconda guerra mondiale.</p>
<p>Questi eventi hanno qualcosa in comune, qualcosa che li distingue dalle altre notizie solitamente riportate dai giornali e sopratutto che li rende rari: sono <strong>buone notizie</strong>; sono percepite come tali dalla gente che le legge e questo fa aumentare l&#8217;umore, la felicitá, la voglia di vivere il presente. Personalmente, prima di <em></em>questo maggio, non ricordo un&#8217;altra occasione in cui, aprendo il giornale, io possa avere detto di trovare in prima pagina una buona notizia.</p>
<p>Il nostro mondo sta cambiando, ma in maniera diversa rispetto al passato. Non é piú come alla caduta delle torri gemelle, quando tutto era coperto dallo spettro del terrore: stavolta non sembra esserci quel velo di incertezza, di paura, di indugio: si ha la sensazione di vivere in un posto un po&#8217; piú sicuro, con gente un po&#8217; piú buona, un po&#8217; piú serena, un po&#8217; meno pessimista.<br />
Alcuni credono che l&#8217;uccisione di Osama Bin Laden abbia sostanzialmente concluso l&#8217;epoca del terrore cominciata l&#8217;undici settembre di dieci anni fa. Forse é cosí. Forse ora al tavolo delle decisioni, dei cambiamenti, si é seduto il mondo arabo.</p>
<p>Resta il fatto che il vento di ottimismo soffia anche su di noi, su tutto il mondo occidentale, e qualcosa scatena anche da noi.<br />
Persino in realtá nazionali come l&#8217;Italia, ventennalmente aggrappata a convinzioni politiche slegate da alcun tipo di ideali piuttosto che ad interessi personali e sputtanamenti reciproci, sembra che qualcuno <a href="http://www.guardian.co.uk/world/2011/may/30/silvio-berlusconi-defeat-in-milan">si sia svegliato</a>. Non ha importanza che la sinistra abbia sconfitto la destra o meno (come se in Italia esistessero la destra e la sinistra&#8230;), che superficiali ideologie su musulmani o comunisti abbiano la meglio su mentalitá imprenditoriali ed affaristiche: quel che conta, quel che voglio credere, é che sia finita l&#8217;epoca in cui si poteva dare per scontato che un ruolo di rilevanza amministrativa autorizzasse la persona in carica a farsi<strong> i fatti propri</strong>. Per questo a quelli che dicono: &#8220;Pisapia ha vinto a Milano non perché la gente lo volesse votare ma perché ci si voleva liberare della Moratti&#8221; io rispondo &#8220;Bene, meglio, speriamo sia proprio cosí!&#8221; perché se vogliamo credere che i milanesi siano tutti imprenditori e vogliano tutti a votare per la (presunta) destra, allora acquista ancora piú valore il sacrificio che hanno fatto per liberarsi di una persona come la Moratti votando la (presunta) sinistra. Spero veramente che questo sia il messaggio che gli italiani abbiano voluto mandare, e che prendendo spunto dal vento di ottimismo si siano in qualche modo accorti che votare opportunisti, nepotisti e affaristi non conviene alla collettivitá, che abbiano preso la spinta per cambiare la <strong>propria </strong>mentalitá (in primis) e proiettarla verso le persone che elegge in carica come conseguenza. Sono un illuso? E&#8217; un cambiamento troppo repentino per un popolo come quello italiano? Forse.<br />
Anche un&#8217;elezione a Napoli come quella di De Magistris, dopo che per cinque anni i napoletani hanno convissuto con due figure &#8230;. <strong>archeologiche </strong>(per usare un termine morbido) come la Iervolino e Bassolino&#8230; voglio dire: se non é cambiamento questo! La Iervolino mi auguro l&#8217;abbiano riportata a Woodstock, da dove era venuta; Bassolino l&#8217;avrei messo a liberare Napoli dai rifiuti con la pinzetta dell&#8217;Allegro Chirurgo fino a che per strada non fosse rimasta neanche la carta di un Pocket Coffee.<br />
Comunque De Magistris era Eurodeputato e comprendo chi sostiene che ha in un certo senso disatteso chi lo aveva portato in Europarlamento; ma, personalmente, ho visitato Napoli meno di due anni fa e ne sono uscito con le mani nei capelli: cari amici napoletani, senza offesa, di uno come De Magistris ne avete bisogno, ve lo cediamo volentieri, in Europarlamento ne faremo a meno. Per quanto amministrativamente sconsigliato, forse un ex-magistrato come sindaco non é proprio cosí male in una cittá che praticamente é il Far West moderno.</p>
<p>Per quanto riguarda il sottoscritto, in tutta questa ventata di ottimismo: osservo, leggo, ascolto, un po&#8217; anche me la rido. Certamente resto ancorato alla mia felice isola londinese. Ma se riuscite a liberarvi anche di Berlusconi fatemi un fischio eh, magari scendo per un caffé; dopo che sará finita la quarantena ovviamente.</p>
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		<title>Considerazioni sull&#8217;Intervento in Libia</title>
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		<pubDate>Sat, 26 Mar 2011 11:18:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/03/Gaddafi_Sarkozy.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2316" title="Gaddafi_Sarkozy" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/03/Gaddafi_Sarkozy.jpg" alt="" width="390" height="307" /></a>Proseguendo il post precedente, la seconda notizia d&#8217;attualitá destinata a finire nei libri di storia &#8211; e recentemente divenuta di tale peso dall&#8217;avere effettivamente oscurato terremoto, tsunami e fuga radioattiva in Giappone &#8211; é l&#8217;intervento Nato in Libia.<br />
Di questa guerra (sarebbe questo il termine corretto) si possono dire tante cose: prima di tutto che é forse la piú veloce decisione di intervento militare che io abbia mai visto: per decidere di intervenire in Iraq si é discusso per anni ed anni, mentre Saddam andava avanti con i suoi amorevoli genocidi; quando si é infine deciso di intervenire si é fallito su molti fronti ed avuto successo su pochi. Per decidere di attaccare la Libia sono stati sufficienti pochi giorni: forse in questa occasione si é deciso di intervenire tempestivamente per evitare escalation di quel tipo? O forse la velocitá della caduta dei regimi di Tunisia ed Egitto ha portato a credere (probabilmente erroneamente) che anche in questo caso, con un piccolo aiuto esterno, il castello di carte sarebbe caduto come gli altri?<br />
Per il momento la cosa certa é che le lamentele interne all&#8217;Europa sono inversamente proporzionali alla velocitá della decisione stessa.</p>
<p>Io credo che per un cittadino appartenente ad una democrazia di stampo occidentale sia certamente facile schierarsi con chi sta bombardando Gheddafi; dopotutto stiamo parlando di quello che é probabilmente il piú violento dittatore del mondo arabo: un assassino che paventa senza vergogna la propria megalomania, che ha armato attentatori, protetto assassini, eliminato dissidenti. Non gli sono serviti piú di due minuti per decidere di bombardare gruppi di civili che manifestavano pacificamente contro di lui, né gli sono servite tante consulenze per decidere di andare a sbausciare come un cane su internet, inneggiando ad un fantomatico &#8220;onore del popolo Libico&#8221; nonché alla santitá spirituale della sua persona (modesto).</p>
<p>Eppure molti ritengono che l&#8217;intervento in Libia sia scorretto, e per i piú disparati motivi.<br />
Un esempio degno di nota é la Germania che, forse ancora sbollendo dagli eventi della seconda guerra mondiale e fortemente animata da un movimento pacifista, ritiene sbagliato fare qualcosa di piú che imporre sanzioni amministrative o, tradotto in altre parole: &#8220;Lasciamo che i libici ottengano la loro democrazia o periscano tentandoci&#8221;. Non lo ritengo necessariamente sbagliato, ma per lo meno opinabile. E&#8217; un po&#8217; come vedere dalla finestra di casa il vicino picchiare la moglie: é piú pacifico intervenire o chiudere la tenda?</p>
<p>Tra le opinioni dei civili europei che si oppongono la guerra, ci sono quelli che dicono: <em>&#8220;Eh ma gli Stati che intervengono in Libia sono spinti da interessi!&#8221;</em> (ma va?! Hai mai visto una guerra &#8220;disinteressata&#8221;? O una decisione politica presa &#8220;perché non sapevamo cosa fare&#8221;?)<br />
Qui chiaramente sono in disaccordo perché, tirando il ragionamento per gli estremi, anche chi va a fare volontariato lo fa per sentirsi fiero di se stesso, ma ciò non rende l&#8217;azione meno &#8220;utile&#8221;.<br />
Non é un segreto nemmeno per i francesi che Sarkozy stia utilizzando la battaglia in Libia per riacquistare la fiducia dei cittadini (ai recenti sondaggi é stracciato dai due partiti avversari) utilizzando il movente morale del salvataggio dei poveri civili bombardati dal dittatore. Ma non si puó negare la rapiditá, la fermezza, e la coordinazione, ed infine l&#8217;<strong>utilitá </strong>di un intervento simile, con un appoggio marginale da parte degli Stati Uniti. Questo é un intervento voluto e realizzato dall&#8217;Europa, il piú rappresentativo (l&#8217;unico?) degli ultimi 60 anni. Se dovesse avere successo, e la democrazia dovesse instaurarsi in Libia, l&#8217;esempio per tutti gli altri dittatori del mondo arabo sarebbe impagabile; economicamente parlando l&#8217;Europa potrebbe finalmente fare commercio con stati del Nord Africa senza sporche dittature di mezzo e senza paura di ritorsioni terroristiche: ne godrebbero dei benefici generazioni a venire.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;Italia, come sempre quando c&#8217;é un conflitto a fuoco, essa si comporta come la <strong>mignotta d&#8217;Europa</strong>: ossia assume un ruolo minore e non si schiera apertamente con nessuno (per lo meno fino a che non ci sará un chiaro vincitore). Frasi come <em>“L’Europa non deve esportare la democrazia. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo libico&#8221;</em>, o <em>&#8220;Non ho chiamato Gheddafi, non lo voglio disturbare&#8221;</em> racchiudono tutta la mia delusione per l&#8217;avere i natali in un paese dalle idee politiche stabili come due nonne che si tengono per mano su di una pista per il pattinaggio sul ghiaccio. Se l&#8217;intervento Nato avrá successo si dirá che l&#8217;Italia ha avuto un ruolo chiave nel liberare dalla dittatura un popolo soppresso fornendo basi ed aerei; se invece la spunterá Gheddafi (e non é impossibile: é sufficiente che esca una foto di un ospedale centrato per sbaglio da una bomba alleata, o che qualche ribelle libico venga visto a simpatizzare con Al-Qaeda, per fare retromarcia) allora si dirá che l&#8217;Italia era &#8220;costretta&#8221; a fornire le basi per via degli impegni Nato ma che ha sempre espresso amicizia nei confronti di un uomo saggio come Gheddafi.<br />
Comunque tutte le mie considerazioni al riguardo sono sprecate e sono perfettamente raccolte in sei minuti di tempo dal <a href="http://www.youtube.com/watch?v=lej78AS1kFI">piú recente intervento</a> di Marco Travaglio sulla vicenda.</p>
<p>Prendere la libertá personale di estinguere vite altrui é deplorevole, e versare sangue per fermare altro sangue é certamente discutibile. Ma esiste la possibilitá di evitare ulteriori cadute di civili senza intervenire militarmente? Forse si potrebbe stare zitti ed aspettare che Gheddafi prosegua la sua dittatura fino a morire di vecchiaia e, all&#8217;avvento del figlio, sperare che questo decida di instaurare una democrazia? O che al passaggio di potere si possa intervenire in maniera piú diplomatica? Forse. Ma i libici stessi non hanno speranze in questo senso, l&#8217;hanno dimostrato loro stessi cavalcando l&#8217;onda delle proteste di Tunisia ed Egitto. Con la consapevolezza di chi é il dittatore in carica deve venire anche la realizzazione dell&#8217;entitá delle conseguenze di una eventuale rivolta: se non altro la Libia ha fatto la sua scelta, e si sta prendendo responsabilitá per questo. Ma l&#8217;Europa non é meno responsabile: ha fatto nascere Gheddafi e l&#8217;ha messo al suo posto e l&#8217;ha nutrito e sfamato per gli ultimi trent&#8217;anni.</p>
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		<title>L&#8217;Incendio della Libertá</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2011/02/incendioo-della-liberta/</link>
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		<pubDate>Wed, 23 Feb 2011 23:21:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/02/fire.jpg"><img class="size-full wp-image-2249 alignleft" title="fire" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/02/fire.jpg" alt="" width="300" height="225" /></a>Le idee sono carri armati. Invisibili, silenziosi, impercettibili, eppure in grado di schiacciare qualunque dittatura si pari loro davanti.<br />
La cosa curiosa é che rivoluzioni epocali nascono sempre da una scintilla: una microscopica, innocua scintilla che può scaturire da un giovane morto per strada, da un discorso tenuto su di una scatola di legno in una piazza, da un poster su un muro: attecchisce sulle persone, le infiamma e si propaga attorno, lasciandosi alle spalle qualcosa che non sarà mai più come prima.<br />
Quello al quale stiamo assistendo in Nord Africa é l&#8217;<strong>incendio della libertá</strong>. Incontenibile, inarrestabile, selvaggio e spaventoso; ma &#8211; come tutti gli incendi &#8211; anche molto affascinante.</p>
<p>Tutto é cominciato in Tunisia (anche se alcuni ipotizzano che la scintilla sia stata accesa a sua volta dagli eventi in Asia: se così fosse, si potrebbe proprio dire che un battito d&#8217;ali di farfalla in India ha causato un uragano in Tunisia), e le fiamme hanno di lì a poco mangiato la foresta della dittatura, malata, stanca, che ora lentamente e senza paura rinascerà dalle proprie ceneri. Ci metterà anni, generazioni,  ma il primo passo é fatto.<br />
Dalla caduta di Ben Ali non é passato molto tempo che l&#8217;incendio si spostasse in Egitto: per abbattere la dittatura di Mubarak sono stati sufficienti diciotto giorni (un soffio, se si pensa che regnava da trenta anni).</p>
<p>La faccenda si sta facendo un pochino più complicata in Libia.</p>
<p>A parte che &#8211; fatemi imbrodare un attimo &#8211; avevo già intuito <a href="http://twitter.com/#!/obyinlondon/status/38502248552075264">giorni prima</a> che la Libia sarebbe stata la prossima della lista, e l&#8217;<a href="http://twitter.com/#!/obyinlondon/status/38502248552075264">avevo detto</a>. I libici poi sono sotto la tirannica dittatura di Gaddafi (come lo chiamano fuori dall&#8217;Italia) da quaranta anni: non accodarsi all&#8217;ondata di proteste adesso sarebbe come una vacca che va a fare un pisolino fuori dal negozio del macellaio.<br />
Certo, Gaddafi non é esattamente uno che é felice di abbandonare il potere: le agenzie internazionali riportano che ha eliminato un numero di manifestanti che varia dai mille a diecimila; la residenza del dittatore é coperta da cecchini con ordine di fuoco libero sui manifestanti; aerei militari sono stati mandati a sganciare bombe sul pubblico, ed infine disperati immigrati africani vengono corrotti con una promessa di $1,900 dollari per ogni libico che ammazzano (voi immaginate cosa significa essere immigrati in Libia in questo momento: uno di questi é stato fatto a pezzi a mani nude per strada). Ci sono certi filmati in giro per la rete che testimoniano queste ed altre barbarie, che le TV di molti paesi democratici mai avrebbero il coraggio di mandare in onda (magari ai lettori con lo stomaco forte <a href="http://www.twitvid.com/videos/LibyanThinker">consiglio un&#8217;occhiata)</a>. Al confronto Mubarak era un cioccolataio svizzero.</p>
<p>In un <a href="http://www.bbc.co.uk/news/world-middle-east-12546108">delirante discorso</a> (nel quale sbausciava come un cane idrofobo) Gheddafi sostiene che tutto quello che vuole é il bene della Libia, che é un santo, e che se deporrà l&#8217;incarico sarà solo quando sarà martire della patria. Non si può dire che sia un baluardo della coerenza: per fare chiarezza, é come se un capo di Stato usasse i soldi dei contribuenti per fare fuori i contribuenti stessi. Stento ad afferrare il punto dove si fa il bene della Libia in tutto questo. Ah, aspetta: <strong>non c&#8217;é</strong>.</p>
<p>Non bastasse questo, il cammelliere del deserto &#8211; come fece Mubarak prima di lui &#8211; ha anche tagliato l&#8217;informazione: paese rimosso da internet, telefoni scollegati, ingresso negato a tutti i giornalisti. Grazie al cielo l&#8217;informazione nel 2011 é come l&#8217;acqua tra le rocce.</p>
<p>Dai, facciamo i cattivi: ripensate al discorso di Gaddafi e spostate lo sguardo più a Nord, non notate molte similitudini di ragionamento con un certo <strong>suo amico</strong>?  A parte che, a voler vedere, anche l&#8217;Italia é sotto dittatura morbida da venti anni, ma Berlusconi per lo meno é stato più furbo: ha cominciato da subito controllando l&#8217;informazione &#8211; soprattutto facendo vedere in TV altri tipi di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=uDl54RLjLCs&amp;feature=related">bombe</a> &#8211; poi ha silenziosamente cambiato leggi, corrotto giudici, rubate aziende avversarie, tenuto rapporti con mafiosi. In Libia tutti sanno chi sia realmente Gaddafi: eppure quanti italiani, dopo venti anni, credono ancora che Berlusconi sia un brav&#8217;uomo che vuole governare il paese ma sia costantemente ostacolato da una disonesta opposizione?</p>
<p>Alla notizia del massacro dei manifestanti in Libia, come con quelli egiziani, l&#8217;Europa ha sollevato all&#8217;unanimità parole di sdegno verso il crudele dittatore. D&#8217;accordo, non hanno fatto nulla in venti anni per intervenire &#8212; il che reitera il mio pensiero che i popoli finiscono sempre col salvarsi da soli &#8212; ma per lo meno i diplomatici degli Stati cosiddetti <strong>democratici </strong>hanno fatto il loro lavoro, auspicando introduzione della democrazia in Stati schiacciati dalla dittatura per decenni.<br />
Guardate bene: Stati sotto democrazia augurano la democrazia a Stati sotto la dittatura: sembra quasi avere un senso, vero? Ed indovinate chi é stato l&#8217;unico Stato europeo ad avere augurato a Mubarak<strong> di rimanere in carica</strong>? <em><br />
“Il governo italiano spera che il presidente </em><strong><em>Mubarak </em></strong><em>continui come sempre ha fatto a governare con saggezza e lungimiranza&#8230;&#8221; </em>ha dichiarato il Ministro degli Esteri italiano Frattini.<br />
Poi, mentre gli altri Stati membri condannavano la mattanza dei manifestanti libici, Berlusconi <em>dichiarava: &#8220;Non ho chiamato Gheddafi, mi sembra impegnato e non lo voglio disturbare&#8221;</em>. Frase recepita in Europa come:<em> &#8220;Quando avrà finito di bombardare i suoi cittadini e avrà ripreso il potere lo chiamerò per chiedergli come sta&#8221;</em>.<br />
Infine &#8211; ciliegina sulla torta &#8211; quando hanno fatto notare a Berlusconi che i dittatori che ammazzano i manifestanti si <em>disturbano eccome </em>e si <em>criticano anche</em>, ecco che Berlusconi finalmente condanna la violenza, seguito a ruota dal &#8211; spiace dirlo &#8211; fantoccio ministeriale Frattini, quat&#8217;ultimo aggiungendo anche: <em>“L’Europa non deve esportare la democrazia. Non sarebbe rispettoso dell’indipendenza del popolo libico”.</em> Eh beh certo, quindi <strong>bombardare i cittadini é troppo, ma un po&#8217; di dittatura fa bene</strong>: evidentemente é tutto in linea con la <strong>politica interna italiana</strong>.</p>
<p>Anche i giornali italiani, per quanto alcune eccezioni ci siano sempre, fanno le solite galline del pollaio.<br />
Nel Regno Unito il Ministero degli Esteri ha criticato molto duramente la violenza e proposto durissime sanzioni sulla Libia, ma i giornalisti britannici non ci hanno pensato due volte a criticare a sua volta il Ministero: il Times cartaceo pubblicava ieri a pagina 9 un completo resoconto degli interessi commerciali e militari del Regno Unito in Libia, demandando l&#8217;interruzione immediata della fornitura di armi e dei contratti petroliferi della BP (magari molti britannici preferirebbero gelare di freddo che scaldarsi con il sangue dei libici). Cameron ha ripiegato sostenendo che in linea teorica non é ipocrisia auspicare la democrazia e vendere armi, perché anche Stati piccoli che non sono in grado di costruire le proprie armi di difesa hanno il diritto di acquistare armi, ma che la situazione in Libia é andata troppo oltre e servono immediatamente misure severe.<br />
Perché i giornali Italiani non sputtanano Frattini invece di limitarsi a riportare<em> &#8220;Frattini dice questo, Frattini dice quello&#8221;</em>? Perché non pubblicano un bel tabulato con il resoconto completo delle attività italiane, commerciali e militari, in Libia? Perché tanta paura a rischiare contratti con Stati corrotti e sanguinari? C&#8217;é forse paura che l&#8217;Italia possa guadagnare consensi in Europa?<br />
Invece le principali preoccupazioni di giornali e politici sembrano (in ordine): la fuga in massa (praticamente certa) verso l&#8217;Italia degli immigrati libici alla caduta del regime; la salute degli italiani rimasti bloccati in Libia (gli altri possono morire); il mantenimento dei contratti di favore per l&#8217;estrazione del petrolio in Libia.</p>
<p>E poi, altra cosa: come può Frattini dire che l&#8217;Europa non deve esportare la propria idea di democrazia? Ma se sono proprio gli Stati del Nord Africa a volere la nostra democrazia (oddio, non la nostra intesa come italiana: quella Europea).<br />
E&#8217; finito il tempo in cui pochi eletti utilizzavano la religione islamica per lobotomizzare i propri cittadini creando il &#8220;mostro&#8221; dell&#8217;occidente: Internet sta aprendo gli occhi al mondo. Questa povera gente, ingannata per anni, si sta svegliando per scoprire che il mostro che ha temuto per decenni ce l&#8217;aveva <strong>proprio in casa:</strong> per questo protestano con tanta rabbia, da un giorno all&#8217;altro; altri dittatori ancora cadranno come sono caduti Ben Ali, come Mubarak, e come cadrà presto Gaddafi, che lo vogliano o meno. Verranno tutti mangiati dal fuoco della democrazia; altro che <em>Jihad</em>.<br />
Ho soltanto le mie riserve su Ahmadinejad: quella é una vecchia volpe e sono curioso di vedere cosa fará quando gli andranno a scuotere i cancelli di casa.</p>
<p>Per Berlusconi invece, lasciamo perdere: come dice giustamente l&#8217;Economist, i primi ministri italiani dell&#8217;era contemporanea ci hanno regalato spettacoli già straordinari: dai processi ad Andreotti per mafia, alla latitanza di Craxi per sfuggire alla galera, ai processi di Berlusconi per corruzione e prostituzione minorile: c&#8217;é davvero poco da far pensare che gli italiani siano poveri cittadini bloccati sotto un dittatore; direi che a loro piace proprio cosí.</p>
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		<title>Goodbye Nokia</title>
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		<pubDate>Sun, 13 Feb 2011 13:37:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/02/nokia-broken.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2229" title="nokia-broken" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2011/02/nokia-broken.jpg" alt="" width="240" height="320" /></a>Vorrei parlare per una volta di tecnologia, dato che da queste parti non se ne parla mai.<br />
Questo per esprimere le mie considerazioni su una notizia letta stamani, che sicuramente sarà passata inosservata a molti, ma che ha lasciato il sottoscritto alquanto stupefatto: Nokia ha siglato un accordo con Microsoft per installare Windows Mobile 7 (una versione &#8216;slim&#8217; del recente Windows 7) come sistema operativo principale per i suoi futuri dispositivi portatili.</p>
<p>Certamente non si tratta di una notizia che potrebbe suonare come <em>epocale</em>; non fosse altro che ha permesso al sottoscritto di realizzare di colpo quanto il mercato del mobile (inteso come &#8216;telefonia mobile&#8217; &#8211; non la Semeraro) sia radicalmente mutato in recenti anni. In particolare un <a href="http://media.economist.com/sites/default/files/imagecache/original-size/20110212_WBC149.gif">grafico pubblicato sull&#8217;Economist</a> mostra chiaramente come Nokia stia effettivamente <em>colando a picco</em>, anno dopo anno: questo perché al tavolo in cui la faceva prima da padrone siedono ora grassi commensali tra i quali Sony, RIM (Blackberry) e soprattutto Apple. Proprio Apple, infatti, dal lancio dell&#8217;Iphone nel 2007, ha letteralmente sbancato tutti: dopo tre anni di vita il suo smartphone porta a casa <strong>più della metà</strong> dell&#8217;intero fatturato dei dispositivi portatili immessi sul mercato. Questo é ancora più sorprendente se si pensa che questo avviene con un singolo prodotto (quanti diversi tipi di telefoni vengono prodotti soltanto da Nokia?).<br />
Con dati del genere é evidente che Apple é riuscita a proporre un prodotto che ha reso obsoleti tutti gli altri, anticipando il movimento di un mercato giovane e veloce; un po&#8217; come se Nokia si fosse risvegliata in un campo di fiori nel mezzo della corsa campestre che stava vincendo.</p>
<p>Nokia stessa però é appena uscita da un periodo turbolento, conclusosi con l&#8217;assunzione di un nuovo boss (sorpresa, sorpresa: ex-direttore del Business Division di Microsoft) il quale ha recentemente rilasciato un comunicato, sincero ed inquietante al tempo stesso, nel quale informava i propri dipendenti che é venuto il momento di un &#8216;leap of faith&#8217; (un atto di fede) paragonando la compagnia ad una piattaforma in fiamme dalla quale si può soltanto scendere; si spera non si riferisse a se stesso.<br />
Il solo fatto che Nokia abbia realizzato di non avere altra scelta se non adottare un software esterno per i propri telefoni é semplicemente rivoluzionario, considerando che parliamo della compagnia che ha consegnato il primo telefono cellulare a mezzo mondo evoluto: evidentemente la compagnia stessa ha convenuto che non é in grado di fornire un software di pari passo con le sempre più esigenti richieste dei suoi utenti.<br />
Nokia ha però ancora una dote innegabile: l&#8217;esperienza nel campo dell&#8217;hardware (non é un caso che ogni volta che si rinviene una bomba in un aeroporto questa sia collegata ad un cellulare Nokia, é la scelta numero uno del terrorista informato).<br />
Teoricamente, da questo punto di vista, Il fatto che Nokia si sia decisa ad abbandonare lo sviluppo di software, ed a concentrarsi sul solo Hardware, dovrebbe garantire un’ancora più alta qualità del prodotto finale, mentre dall&#8217;altro lato Microsoft é sicuramente un temibile concorrente quando si parla di sistemi operativi (seppur questo non sia esattamente provato nel campo dei telefoni cellulari).<br />
Tuttavia qualcuno informato saprà che sul mercato c&#8217;é anche un terzo software operativo per smartphones: Android, il geniale sistema open-source di Google. Qua i commenti si dividono: molti infatti sostengono che Nokia avrebbe dovuto adottare Android ed usufruire di un mercato già affermato per riprendere terreno su Apple, piuttosto di affidarsi ad una compagnia certamente già &#8220;rodata&#8221; ma nuova allo specifico mercato della telefonia mobile. Questa scelta sembra giustificabile se si pensa ad un eventuale target a lungo termine, o altrimenti criticabile se si pensa che il nuovo direttore di Nokia avrebbe potuto agire come <em>cavallo di Troia</em> per Microsoft che ha ora totale controllo sul software dell&#8217;ottava più redditizia ditta al mondo (la prima non americana).</p>
<p>Pensate ora al commento che ho messo nella mia ultima parentesi: Nokia é <a href="http://www.interbrand.com/en/best-global-brands/best-global-brands-2008/best-global-brands-2010.aspx">il primo brand globale</a> non americano.<br />
Come europei questo dovrebbe farci sentire fieri, non fosse altro che ora i prodotti Nokia diventeranno <em>de facto</em> metà americani; ma questo conduce ad un&#8217;altra riflessione: com&#8217;é che ogni volta che l&#8217;Europa riesce ad essere a capo di un mercato di un determinato settore (o anche prodotto) questo viene puntualmente reinventato e migliorato da qualche ditta americana che poi la fa &#8220;sua&#8221;?<br />
Com&#8217;é che la stragrande maggioranza dei brand di portata globale sono sempre americani? Che fine hanno fatto Alcatel, Ericsson, Siemens in questa guerra per il controllo del mercato degli smartphones?<br />
Forse la domanda si potrebbe espandere, rivolgendola piú pioneristicamente ad un mercato giovanile: Se Mark Zuckerberg fosse nato in Europa, avrebbe lo stesso creato Facebook? La mia risposta é: di sicuro non cosí facilmente.<br />
Questo, secondo me, é il motivo per cui l&#8217;Europa finisce sempre per calarsi le braghe agli americani: gli americani hanno una concezione del business molto piú flessibile, semplice, innovativa e stimolante. Commettono errori senza paura e ne ottengono in cambio l&#8217;intuizione per reinventarsi e proporsi ad un mercato globale. L&#8217;Europa ama essere conservatrice e ponderare mille volte una decisione: si potrá asserire che meno persone finiscono sul lastrico, ma ancora meno saranno quelle che hanno successo.<br />
Se l&#8217;Europa riuscisse a rubare all&#8217;America anche solo un briciolo della mentalitá imprenditoriale di Silicon Valley, aziende come Nokia non avrebbero certamente bisogno di rivolgersi oltreoceano per rimanere aggiornata sui trend globali, tanto meno per sviluppare un sistema operativo.</p>
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		<title>Documenti Scomodi</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2010/12/documenti-scomodi/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Dec 2010 18:30:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/12/wikileaks.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-2055" title="wikileaks" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/12/wikileaks.jpg" alt="" width="378" height="213" /></a>E&#8217; difficile analizzare quello che sta accadendo nel mondo diplomatico sotto la vicenda dei Wikileaks, rimanendo oggettivi. Per quanto io stesso provi a mantenere un approccio critico verso la cosa ci sono certi muri &#8212; come la mia definizione di morale,  la personale curiositá, l&#8217;apprensione per le reazioni di un intero mondo diplomatico &#8212; che vengono a pararsi nel mezzo dei miei ragionamenti ben prima di osservare obiettivamente la vicenda, e noto che lo stesso accade agli altri.</p>
<p>In sostanza quello che definisce la nostra percezione di Wikileaks &#8212; ció che ai nostri occhi la fa apparire come un&#8217;organizzazione di resistenza giornalistica piuttosto che un gruppo di anarchici terroristi &#8212; é direttamente collegato alle risposte che diamo a queste domande:<br />
E&#8217; lecito per un giornalista infrangere la legge, o la privacy di un cittadino, se come risultato porta alla luce un fatto di interesse pubblico? Come si definisce un fatto di interesse pubblico? Se esiste un documento che prova che un potente politico é invischiato in attivitá illecite é giusto appropriarsene illegalmente e pubblicarlo? E&#8217; ugualmente giustificato rubarlo se le attivitá illecite non sono immediatamente ed incontrovertibilmente dimostrabili dal documento? E se il politico semplicemente &#8220;sparla&#8221; di altri politici? E&#8217; giusto mostrare l&#8217;ipocrisia di questi personaggi pubblici? Come si definisce la linea dove far cadere il limite tra il pubblico ed il privato?</p>
<p>Queste diverse concezioni (ed, in alcuni casi, interessi) fanno in modo che l&#8217;opinione verso Wikileaks possa toccare estremi opposti. Pensate a quando Wikileaks pubblicó quel clamoroso video chiamato  &#8220;Collateral Murder&#8221; nel quale si vedeva un elicottero americano fare fuoco su un gruppo di civili a Baghdad (tra cui due giornalisti Reuters, mitragliati perché dall&#8217;elicottero le  telecamere erano state scambiate per armi): alla pubblicazione del video le parole di condanna da parte dell&#8217;amministrazione americana si sprecarono, ma quelle dei giornalisti e dei cittadini spesso non cantarono la stessa canzone.<br />
E&#8217; stato giusto pubblicare quel video? Da un punto di vista si trattava della veritá, quindi non ci sarebbe stato niente di male a pubblicarlo, dall&#8217;altra il documento apparteneva al dipartimento della difesa americano, quindi rubato, quindi di provenienza illegale. Personalmente, come cittadino privato, ho apprezzato la possibilitá di vedere il filmato, e mi reputo in grado di giudicare autonomamente se i militari sono stati avventati, i giornalisti sfortunati, o i piani alti americani paraculi; in quel frangente mi sono sentito simpatizzante verso l&#8217;operato di Wikileaks.</p>
<p>Pensiamo ora al caso odierno: Wikileaks é tornato alla ribalta per la pubblicazione dei famigerati &#8220;US Cables&#8221;, ossia lettere di corrispondenza tra il dipartimento di stato americano e le sue missioni diplomatiche in giro per il mondo: il mondo finge di essere sconvolto dal leggere ció che l&#8217;America pensa di loro (tranne Berlusconi: quando ha letto che gli Americani lo vedono come &#8220;il portavoce di Putin in Europa&#8221; a quanto pare si é fatto una risata), e l&#8217;America stessa si sente derubata dei propri documenti privati (il rappresentante della Homeland Security americana che ha dichiarato &#8220;Wikileaks dovrebbe essere considerata alla stregua di un gruppo terroristico&#8221;) ma per un cittadino e lettore informato questa é la <strong>fiera dell&#8217;ovvio</strong>: é un po&#8217; come se io tenessi nella mia scrivania in ufficio un diario nel quale descrivo ció che penso di tutti i miei colleghi: é ovvio che se dovesse venire reso pubblico i miei colleghi scoprirebbero cattiverie esagerate che di persona non direi, é ovvio che i miei colleghi ne risentirebbero, é ovvio che io me la prenderei con chi mi ha rubato il diario, ma forse, tra tutto il marasma, una terza persona dotata di senso critico scoprirebbe che ho scritto cose che tutti pensano e nessuno ha avuto il coraggio di dire: ad esempio non serve un genio per sapere che Berlusconi e Putin sono compagni di giochi (quali giochi ve lo lascio intendere), ma cosa avrebbe fruttato all&#8217;America dichiararlo pubblicamente? Il mondo diplomatico va ben oltre il dichiarare ció che si pensa. Certo é facile definire il mondo diplomatico &#8220;ipocrita&#8221;, ma bisogna anche considerare che a volte questa ipocrisia delimita la differenza tra un dialogo ed una guerra.</p>
<p>Quindi, come privato cittadino, gli US cables mi interessano eccome, ma leggendoli sono anche consapevole che camminiamo tra il realpolitik ed il gossip diplomatico, e cosí dovrebbero fare anche i capi di stato che il giorno dopo si fanno telefonare dalla Clinton per farsi dire &#8220;ti assicuro che sei un grande amico!! (non fa niente se ieri ho scritto che sei un ciccione balordo)&#8221;.</p>
<p>Mi interessano forse maggiormente le reazioni delle parti in causa: leggere un Frattini che dichiara &#8220;Questo é il 9/11 della diplomazia mondiale, Wikileaks vuole distruggere il mondo&#8221; mi fa capire quanto l&#8217;Italia sia paraculo.<br />
Leggere Berlusconi che dichiara che &#8220;i Wikileaks sono falsi&#8221; (unico commento del genere in Europa, nemmeno gli americani hanno smentito) e che &#8220;Wikileaks pubblica roba da giornali di sinistra&#8221; mi fa capire che Berlusconi non ci fa, <strong>c&#8217;é</strong>.<br />
Leggere Ahmadinejad che dichiara &#8220;i documenti non sono stati rubati ma piuttosto pubblicati di proposito dall&#8217;America&#8221; mi fa intendere che nemmeno lui riesce a credere che l&#8217;America abbia veramente resistito alle insistenti richieste degli emirati arabi di sganciare una bomba o due su casa sua: forse nel suo egocentrismo crede che gli Americani siano tanto disperati pur di farselo amico?<br />
Credo sopratutto che, come manifesta chiaramente il pensiero di Ahmadinejad, l&#8217;America non stia uscendo dalla vicenda con la faccia bruciata come si pensava (almeno per il momento), anzi oserei dire che si é dimostrata piuttosto coerente con il suo operato in materia di politica estera. Certo, scoprire che la <em>democraticissima </em>Hillary spiava membri dell&#8217;Onu e chiedeva rapporti sullo stato mentale di presidenti sudamericani non fa guadagnare al paese punti di riguardo, ma considerato che si tratta di documenti rubati vorrei vedere cosa potrebbe essere il risultato di un&#8217;operazione simile in paesi come la Cina, il Pakistan&#8230; o l&#8217;Italia! Forse il pubblico non é ancora pronto a scoprire a quali misure i nostri governi si rivolgono abitualmente per mandare avanti il paese.</p>
<p>Comunque, personalmente, credo che prendersela esclusivamente con Wikileaks sia ingiusto: in essenza Wikileaks non é nient&#8217;altro che un sito internet che  permette a chiunque possieda documenti confidenziali o secretati di  pubblicarli sulla  rete senza rischio di rivelare la propria identitá.  E&#8217; relativamente semplice puntare il dito sulla moralitá di Wikileaks per permette simili cose,  ma se ci sono dei buchi morali lí ce ne sono parecchi altri in chi  protegge Wikileaks, in chi fornisce i documenti, in chi li ruba, e forse  anche nel governo al quale i documenti sono stati sottratti. Mandare le minacce di morte ad Assange é come mandarle a Zuckerberg.</p>
<p>Vada come vada, l&#8217;unica cosa che credo sia concordabile da tutti é che a causa (o &#8220;grazie a&#8221;) Wikileaks il mondo dell&#8217;informazione é cambiato per sempre: grazie all&#8217;apolidismo di internet &#8212; nonché all&#8217;abilitá di tecnici del settore &#8212; informazioni riservate che prima venivano rese pubbliche a rischio di famigerate &#8220;gole profonde&#8221;, o tramite pacchetti anonimi recapitati nelle redazioni, possono oggi venire tranquillamente pubblicate con un clic, dopo essere state fatte rimbalzare lungo un&#8217;infinitá di server sparsi in giro per il mondo, spedite ad un server-bunker svedese (questo perché in Svezia é legalmente proibito risalire alla fonte di informazioni di un giornale), ed infine sparate su di un sito internet che cambia ciclicamente i servers di appoggio per garantire la totale protezione dell&#8217;&#8221;informatore&#8221;.</p>
<p>Chi credeva che il crollo della privacy dall&#8217;avvento di Facebook, Twitter e Myspace avrebbe riguardato soltanto i privati cittadini sbagliava di grosso: Wikileaks non é altro che la comparativa &#8220;politica&#8221; di questi servizi, e se Hillary, Barack e compagnia bella tengono tanto ai propri segreti farebbero bene ad alzare i propri livelli di privacy prima di scoprirsi &#8220;taggati&#8221; in ben altri tipi di documenti.</p>
<div id="_mcePaste" style="position: absolute; left: -10000px; top: 548px; width: 1px; height: 1px; overflow: hidden;">Personalmente credo che prendersela con Wikileaks sia ingiusto: per un  utente esterno Wikileaks non é nient&#8217;altro che un sito internet che  permette a chiunque possieda documenti confidenziali o secretati di  pubblicarli sulla  rete senza rischio di rivelare la propria identitá.  E&#8217; relativamente semplice puntare il dito sulla moralitá di Wikileaks,  ma se ci sono dei buchi morali lí ce ne sono parecchi altri in chi  protegge Wikileaks, in chi fornisce i documenti, in chi li ruba, e forse  anche nella persona alla quale i documenti sono stati sottratti.</div>
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		<title>Degradazione della Nazionalitá (also feat.: Finalmente le Vacanze)</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2010/08/degradazione-della-nazionalita-also-featuring-finalmente-le-vacanze/</link>
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		<pubDate>Wed, 18 Aug 2010 17:00:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accade nel mondo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/08/diiSicilia.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1807" title="diiSicilia" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/08/diiSicilia.jpg" alt="" width="289" height="280" /></a>Qualcuno potrebbe aver notato che ultimamente latito un po&#8217; sul blog; il motivo é che sto cercando di godere al massimo gli ultimi scalpitíi di questa estate inglese prima che una mattina ci svegliamo con la neve fuori dalla porta &#8211; non troppo diversamente da quanto successe lo scorso anno, in cui probabilmente la Regina bandí l&#8217;avvento dall&#8217;autunno dalle stagioni in vigore nel 2009 e passammo cosí direttamente all&#8217;inverno.<br />
La fruizione della calura estiva non é stata inoltre aiutata dal fatto che i &#8220;piani alti&#8221; del mio luogo di lavoro abbiano deciso di buttarmi sul groppone un progetto colossale proprio il giorno prima della partenza del mio boss per le vacanze estive, lasciandomi in carica e, per dirla come la dissi al mio capo all&#8217;apprensione della notizia, &#8220;unquestionably honoured but nevertheless dismayed&#8221;.</p>
<p>Se tutto ha un senso &#8211; dato che il mio capo é ora rientrato dalle vacanze &#8211; da domani dovrebbe giungere il mio turno, perció é alquanto improbabile che i vostri occhi si poseranno su un mio nuovo post entro le prossime due settimane; non che abbia altrimenti molto di nuovo da raccontare: la vita a Londra é tanto abitudinaria quanto monotona, i media internazionali si vomitano l&#8217;uno sull&#8217;altro noiosissime notizie di attualitá politico-economica riciclate infinite volte (gli articoli di inchiesta sí é deciso da qualche parte che d&#8217;estate non s&#8217;han da fare), perció lo sforzo massimo che potró sostenere per combattere il mio senso di &#8220;mancanza di input&#8221; sará mettermi in coda per il gate di Stansted con l&#8217;Economist sotto braccio, recitando la parte dell&#8217;englishman middle-class che anche in vacanza non rinuncia alla sua quotidiana informazione; sperando di non venire scambiato per un italiano medio. Ebbene sí, perché quest&#8217;anno la mia meta estiva sará l&#8217;italianissima Sicilia &#8211; cioé, io in Sicilia: roba che quando mi hanno chiesto &#8220;ma cosa visiterai a Palermo?&#8221; io ho risposto &#8220;Beh, dunque, dopo aver passato lo svincolo di Capaci sicuramente mi piacerebbe andare in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_d%27Amelio">Via D&#8217;Amelio</a>, poi in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_via_Carini">Via Carini</a>, in <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Strage_di_Viale_Lazio">Viale Lazio</a>, se c&#8217;é tempo magari anche a <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Portella_della_Ginestra">Portella della Ginestra</a>, poi non so cosa c&#8217;é d&#8217;altro, non ho ancora guardato la guida&#8230; sicuramente andremo ad Agrigento a visitare la valle dei Templi.. hai presente Agrigento, no? &#8230; dove hanno arrestato Giovanni Brusca!&#8221;, insomma, poi mi hanno detto che ci sono anche le isole Eolie e San Vito lo Capo, quindi il tour si é abbastanza  evoluto (ma la visita a Via D&#8217;Amelio rimane!), ma il mio rapporto con la Sicilia é sempre stato basato sui suoi &#8220;grandi eroi&#8221; e &#8220;grandi mostri&#8221; piuttosto che sulle attrazioni naturali, quindi sará un mondo ampiamente da scoprire.</p>
<p>Comunque, tornando alla fase della costruzione dell&#8217;immagine dell&#8217;englishman middle-class, stavo pensando a come diversamente un membro della comunitá europea mi vedrebbe se mi dovesse considerare prima inglese che italiano (tanto non potró mai essere nessuno dei due). E&#8217; ovvio che al primo incontro con uno straniero questo ti giudichi per la cultura dalla quale provieni, ma é anche vero che l&#8217;immagine di tale cultura é  ridefinita quotidianamente ed impercettibilmente dalle notizie di sé che questa rilascia al mondo; e ricalcando questa notizie l<a href="http://www.independent.co.uk/news/uk/this-britain/little-britain-how-the-rest-of-the-world-sees-us-2043190.html">&#8216;Independent </a>ha riassunto abbastanza efficacemente come l&#8217;immagine del cittadino britannico sia stata rivalutata ed abbia perso autoritá nel mondo in tempi relativamente recenti.</p>
<p>Per fare un esempio recente, Obama &#8211; per salvare faccia e mandato &#8211; ogni volta che ha dovuto fare riferimento alla compagnia responsabile della fuga di petrolio nel golfo del Mexico ha usato sempre il termine &#8220;British Petroleum Company&#8221; nonostante la compagnia sia da anni ufficialmente chiamata soltanto &#8220;BP&#8221;, per mettere in chiaro che l&#8217;America non era coinvolta nella vicenda. Questo genere di manovre possono rapidamente ridefinire l&#8217;immagine di una nazione all&#8217;Estero. Allo stesso modo pensate allo Stato Vaticano con lo scandalo pedofilia, alla Francia con lo scandalo de L&#8217;Oreal, ad Israele con l&#8217;attacco al carico di aiuti umanitari diretti alla striscia di Gaza.</p>
<p>La figura del britannico totalmente intellettuale o totalmente ribelle é in fase di sbiadimento da diverso tempo: l&#8217;epoca della politica &#8220;che lascia il segno&#8221; é finita insieme alla Thatcher, l&#8217;ultimo movimento musicale &#8220;che lascia il segno&#8221; é finito con i Sex Pistols, o forse con Ozzy Osbourne (che ormai neppure Amy Winehouse puó piú sperare di farsi di <a href="http://www.youtube.com/watch?v=YSH6LKHPLyk">coca ad un concerto</a> e fare notizia), mentre sul lato letterario capolavori del gotico come Sherlock Holmes o Frankenstein sono stati da tempo rimpiazzati da romanzi piú leggeri come Harry Potter, che ha migliorato l&#8217;immagine del Regno Unito .. forse ai bambini.</p>
<p>Sarete sicuramente consapevoli che la stessa cosa avviene anche per gli  italiani: anni fa facilmente associabili ad abili architetti e stilisti,  alla luce degli eventi degli ultimi anni sicuramente piú facilmente visti come donnaioli dalle dubbie regole morali e dalla corruzione  facile. La parte dei cervelli in fuga e delle logge massoniche segrete ve la risparmio, se ha cassa di risonanza in Italia figuratevi all&#8217;estero.</p>
<p>Sono tutte cose che per chi si interessa di politica internazionale, o anche soltanto per chi si sente patriota, sono importanti. Dal mio lato é interessante notare come queste cognizioni generali di una nazione cambiano rapidamente, nel giro di una generazione o poco meno. Per fare un esempio recentissimo, l&#8217;Economist ha detto che se Fini salisse al potere &#8220;potrebbe usare il potere per il bene degli italiani, non per sé stesso&#8221; e giá sembra lanciare l&#8217;immagine degli italiani che vogliono un leader che lanci un&#8217;immagine migliore all&#8217;estero (ma, detto tra noi, dopo l&#8217;era di Berlusconi bisognerebbe che il nuovo primo ministro toccasse le tette alla Merkel per poter dire di aver dato un&#8217;immagine peggiore), mentre il Telegraph, per celebrare i primi 100 giorni in carica del nuovo primo ministro, ha fatto gli auguri <a href="http://www.telegraph.co.uk/news/newstopics/politics/conservative/7945955/100-Days-of-Coalition-Government-how-they-fared.html">in prima pagina</a> riportanto un invidiabile numero: 57%&#8230;poi ha spiegato che sono le persone che ritengono il governo Cameron &#8220;deludente&#8221;.<br />
A quanto pare dopotutto non conviene dire che si appartiene ad una nazione, molto meglio vivere in diverse nazioni per poi sostenere di essere apolidi.<br />
Detto questo parto per la Sicilia, ci leggeremo al mio ritorno.</p>
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		<title>You can (not) save the planet</title>
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		<pubDate>Tue, 27 Apr 2010 18:45:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
				<category><![CDATA[Accade nel mondo]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft" src="http://www.climatelaw.org/cases/country/nigeria/cases/case-documents/nigeria/report/kids.flare.jpg" alt="" width="450" height="310" />Ok, salviamo l&#8217;ambiente. Diamoci da fare, davvero. Basta con gli sprechi. Viviamo nell&#8217;era post Al Gore, salviamo questo pianeta prima che sia troppo tardi: Spegnamo la luce se non siamo in una stanza, chiudiamo il rubinetto quando ci stiamo spazzolando i denti, facciamo il risciaquo piccolo invece di quello completo, spegnamo la TV invece di lasciarla in standby..<br />
Ci potete provare, io ci provo. Ci credo anche. Non lo impongo agli altri perché non voglio che qualcuno faccia qualcosa solamente perché glielo dico io. Sopratutto perché sacrificare una porzione della propria qualitá della vita per ottenere qualcosa che di ritorno non é tangibile &#8230; non é cosa che viene compresa da tutti.<br />
Ci sono anche diversi approcci. C&#8217;é chi si interessa spasmodicamente al rispetto dell&#8217;ambiente risparmiando ovunque possibile, chi non rinuncia a nulla della propria qualitá della vita ma si impegna a non &#8220;sprecare&#8221; niente di quello che produce, chi spreca a destra e manca perché sostiene che il proprio impatto ambientale su scala globale é pari a zero (e qui si potrebbe inserire lo stesso discorso del &#8220;tanto se non vado a votare non é che vince qualcun altro&#8221;).</p>
<p>Tuttavia, lasciatemelo dire: ti puoi impegnare tanto o poco, ma a volte cadono davvero le braccia indipendentemente da quello che fai. Specie quando tu sei lí da Starbucks a sorseggiareil tuo <em>fairtrade coffee</em> con il tuo <em>organic muffin</em> e ti strofini la bocca con il tuo <em>recycled napkin</em> e ti siedi a sfogliare l&#8217;Economist<em> (recycled paper?)</em> che ti racconta per bene di come la piattaforma petrolifera esplosa al largo di New Orleans la scorsa settimana stia rilasciando mille barili di petrolio grezzo al giorno in mare aperto e di come gli americani si siano immediatamente preoccupati per le splendide <strong>spiagge del Louisiana</strong>. Sono anche morte 126 persone eh. Ma la gente si é immediatamente preoccupata per le spiagge del Louisiana.<br />
Eh beh, questione di prospettiva. Infatti volendo guardare la cosa dal lato della coscienza umana per lo meno quest&#8217;incidente, seppure causato dall&#8217;uomo per via indiretta, non é stato intenzionale.<br />
Non é che possiamo metterci a paragonarlo con i vari attacchi militari alle stazioni di estrazione petrolifera in Iraq nel 1991, in Russia nell&#8217;Agosto del 2000, che hanno rilasciato rispettivamente <strong>2,5</strong> e <strong>5</strong> milioni di barili di petrolio nell&#8217;ambiente, tutto provocato da matrice umana ed intenzionale, eh no.<br />
Queste poi sono ancora bazzeccole: Il primato del piú grande disastro ambientale su base &#8220;petrolifera&#8221; resta saldamente in mano all&#8217;Iraq, che con il suo esercito dal Gennaio 1991 a Marzo 1991 distrusse intenzionalmente tanks e stazioni petrolifere al largo del Kuwait rilasciando qualcosa come 500 milioni di barili di petrolio in mare. (Credo che la lampadina del mio bagno si stia facendo improvvisamente piccola piccola).</p>
<p>Ma, come appena detto, stiamo parlando soltanto di danno ambientale. E soltanto di petrolio.</p>
<p>Sempre questa mattina un altro giornale, The Independent, illustra piú che chiaramente quanta poca speranza ci sia per l&#8217;ambiente, quando l&#8217;uomo di oggi ancora non riesce concepire l&#8217;idea di rispetto verso il proprio simile.<br />
Mi riferisco a quello che da ormai <strong>decenni</strong> sta andando avanti in Nigeria sotto la schifosa indifferenza e il compiacimento dell&#8217;intero mondo: La Shell, nota azienda esportatrice di gas e petrolio, si dá brutalmente all&#8217;attivitá del &#8220;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Gas_flare">gas flaring</a>&#8220;, ossia dá fuoco ai gas naturali &#8220;di scarto&#8221; ottenuti dall&#8217;estrazione del petrolio. Tutto avviene a cielo aperto, si bruciano gas naturali producendo danni di impatto immenso per l&#8217;ambiente, sopratutto per quello immediatamente circostante. Le tossine prodotte dalla combustione appestano l&#8217;aria e contribuiscono ad un&#8217; aspettativa di vita che si aggira attorno ai 43 anni, ad una mortalitá infantile altissima: il 12% dei bambini non arriva ad un anno. Cancri e tumori sono all&#8217;ordine del giorno. Tutto sotto il silenzio dei governi locali che si intascano tangenti milionarie in conti svizzeri e li spendono poi magari qua dalle mie parti nei quartieri di Belgravia e Chelsea tra un club privato ed un Hotel 5 stelle.<br />
La Shell potrebbe realizzare un sistema di smaltimento dei gas di scarto, potrebbe addirittura <strong>trattarli e venderli</strong>, ma semplicemente non ne vale la pena perché andrebbero trasportati fin dalle nostre parti, il prezzo non sarebbe competitivo: é molto piú economico bruciarli a cielo aperto ad affidarsi agli impianti di trattamento piú vicini a noi.<br />
Ovviamente il gas flaring é illegale dal 1984, ma chi puó fermare un accordo tra governi corrotti ed aziende senza scrupoli? Pensate che un nuovissimo impianto aperto dalla Shell stima ora di portare sui cieli della Nigeria almeno altre 100 belle fiamme colorate. Quante vite reclameranno queste fiamme? Ma vogliamo rimanere sul piano cinicamente ambientale ed ignorare le vite dei nigeriani? Secondo The Independent il gas bruciato corrisponde ai consumi di un paese grande come la <strong>Germania</strong> (Parliamo di sprechi&#8230;).<br />
Poi domandiamoci chi puó cambiare le cose: Chi si trova all&#8217;inizio della catena che muore di fame? Chi sta nel centro che é miliardario e senza scrupoli? Sicuramente no. Ecco perché a volte nel mezzo dei piccoli tentativi quotidiani di ridurre i consumi personali ci troviamo con le braccia a terra: Provate a rinunciare all&#8217;auto. Se ci riuscite.</p>
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		<title>La Puttana dei Cieli</title>
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		<pubDate>Sat, 30 Jan 2010 14:54:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/01/march.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1453" title="march" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2010/01/march.jpg" alt="" width="383" height="550" /></a>Ricordo ancora i mesti giorni in cui Ryanair era la societá aerea che mi faceva sognare, che mi offriva la valvola di sfogo dalla follia della quotidianitá e mi faceva viaggiare a prezzi irrisori. Oggi ho smesso di chiamare Ryanair con il suo nome e preferisco utilizzarne uno piú lungo ma senz&#8217;altro piú adatto, &#8216;La puttana dei cieli&#8217;, come suggerito dai calendari che pubblicizzano &#8216;Tariffe Basse&#8217; accanto alla foto di hostess in abiti consunti (non si capisce se per sbarcare il lunario devono fare i calendari o rifornire gli aerei di benzina?)<br />
Per capire il motivo di tale involuzione é sufficiente ricapitolare come nel corso degli anni questa compagnia si sia attrezzata per sfruttare al massimo l&#8217;ignoranza, l&#8217;impreparatezza, l&#8217;ingenuitá nonché la buona fede dei propri clienti.</p>
<p><strong>Assicurazione di volo</strong> &#8211; Una volta non esisteva alcuna assicurazione di volo. Poi Ryanair si é accorta che poteva macinarci soldi.<br />
La suddetta tariffa si é evoluta nel corso degli anni prima nascendo come suggerimento (a mó di: <em>con l&#8217;assicurazione di volo tuteli i tuoi beni!</em>), poi é diventata una minaccia (a mó di: <em>se non ti assicuri poi non ti venire a lamentare se ti diamo fuoco al bagaglio!</em>), infine é diventata una tariffa assegnata di <strong>default </strong>che per essere rimossa deve essere <strong>prima trovata</strong> (l&#8217;opzione &#8216;no assicurazione&#8217; é abilmente nascosta tra l&#8217;assicurazione a pagamento della <strong>Latvia </strong>e della <strong>Lithuania</strong>) ed infine rimossa attravarsando due schermate minacciose che ti augurano genuinamente il disintegramento di tutti i tuoi beni piú cari.</p>
<p><strong>Bagaglio da stiva</strong> &#8211; Una volta non esisteva alcuna tariffa per il caricamento del bagaglio nella stiva, poi Ryanair si é ovviamente accorta che poteva macinarci soldi.<br />
Questa subdola tariffa che fa passare come una sorta di <em>spesa di lusso</em> una cosa che alla compagnia costa zero, si é evoluta nel corso degli anni passando da una tariffa di zero euro ad una di 30 euro. Notevole di menzione é il fatto che anche se caricate un bagaglio nella stiva dovrete <strong>comunque </strong>pagare i dieci euro per il check in online (vedi punto seguente)</p>
<p><strong>Check-in online</strong> &#8211; Una volta non esisteva alcun check in online, poi Ryanair si é accorta che non poteva far pagare il caricamento di un babaglio nella stiva senza dare la possibilitá ai passeggeri di viaggiare solamente con un bagaglio a mano (altrimenti sarebbe stato equivalente ad aumentare i prezzi di volo per tutti i passeggeri) quindi ha inventato il check-in online.<br />
Quel che peró Ryanair non poteva prevedere era che nel giro di pochi anni <strong>tutti </strong>avrebbero rinunciato a viaggiare con un bagaglio da stiva pertanto presentandosi al gate d&#8217;imbarco con improbabili bagagli a mano grossi come frigoriferi e giacche pregne di beni di ogni tipo, da frutta a verdura a videoregistratori a pezzi di ricambio della macchina. Per risolvere questo problema Ryanair ha inventato il punto seguente.</p>
<p><strong>Controlli severissimi al gate</strong> &#8211; Una volta il gate era l&#8217;equivalente del portinaio locale, salutavi e passavi. Poi Ryanair, stanca di vedere eserciti di italiani medi volare con 4 bagagli a mano, ha fatto pressione ai vari aeroporti affinché si rispettassero i controlli. Oggi é impossibile volare con Ryanair se <strong>tutti </strong>i beni in possesso del viaggiatore -dentiera compresa- non riescono a rientare in un singolo bagaglio a mano prima di oltrepassare il gate. A London Stansted é possibile vedere un dipendente Ryanair pagato solamente per fermare le persone che si dirigono al gate e fare loro presente che verrá vietato loro l&#8217;imbarco. Inoltre articoli comprati &#8220;post check-in&#8221; all&#8217;aeroporto contano ora come oggetti da far rientrare nel bagaglio a mano (cioé i dipendenti Ryanar rientrano a casa tutte le sere con alcoolici di ogni tipo).</p>
<p><strong>Peso in eccesso</strong> &#8211; Da sempre croce e delizia di Ryanair, la tariffa per il peso in eccesso é letteramente lievitata nel corso degli anni come fosse una torta al pan di spagna ed oggi coincide con un &#8216;extra&#8217; di 20 euro per ogni singolo chilo in eccesso da portare sull&#8217;aereo. Ci si domanda quanto tempo manchi prima che si tariffi anche il peso fisico dei passeggeri.</p>
<p><strong>Costi di cambio</strong> &#8211; Vi é mai capitato di acquistare un volo che decolla da una nazione con una valuta diversa dalla vostra?<br />
Se una volta ad esempio acquistavate un biglietto in euro pagandolo con una carta di credito inglese la tariffa di cambio passava direttamente nelle mani della vostra banca inglese che convertiva la spesa in sterline. Oggi Ryanair si é evoluta: vi mostrerá una bellissima schermata ove vi proporrá la tariffa di cambio garantita (garantita truffa, nda) di Ryanair che vi comunica il tasso di cambio direttamente al momento del pagamento. Ove rifiuterete una prima volta, vi troverete di fronte ad una seconda schermata la quale vi minaccerá di non essere assolutamente tutelati ove decidiate di passare la conversione  alla vostra banca aggiungendo inoltre che quest&#8217;ultima <strong>potrebbe </strong>essere di molto superiore a quanto offertovi dalla tariffa di cambio <strong>garantita </strong>di Ryanair.<br />
Tanto per la cronaca, una volta rifiutata la conversione di Ryanair scoprirete che la <em>puttana dei ciel</em>i vi dava un euro a 0.93£ mentre Barclays un euro a 0.89£, fate i vostri conti.</p>
<p><strong>Varie ed eventuali</strong> &#8211; Se siete grassi Ryanair vi obbligherá a comprare due posti.<br />
Quando state visualizzando la disponibilitá dei posti per un determinato volo Ryanair vi dirá a volte &#8220;soltanto due posti rimasti!&#8221;, ma questo non é riferito al <strong>posto </strong>sul volo bensí al <strong>costo </strong>per il volo in questione, peccato non venga chiarito da nessuna parte.<br />
Quando Ryanair pubblicizza i voli a prezzi irrisori, non include mai le tariffe obbligatorie che si inseriscono successivamente.<br />
Se avete un neonato Ryanair vi fará pagare 20€ per imbarcarlo.<br />
Riduzione estrema dello spazio tra due sedili, posti esclusivamente sdraiati in volo, viaggio in aereo in piedi, pagamento per utilizzo del wc.. sono tutte idee nate dalla mente di Ryanair.</p>
<p>Sia chiaro, questo articolo non vuole essere di totale dispiego verso Ryanair, per molti versi Ryanair rappresenta ancora l&#8217;unica alternativa a viaggiare in Europa a prezzi decenti, soltanto a volte la mancanza di trasparenza fa veramente cascare le braccia. Come ultimamente accade &#8211; fin troppo spesso &#8211; chi non é al passo con i tempi e quindi perfettamente informato la prende sempre in quel posto.</p>
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		<title>La fame nel mondo secondo Ratzi</title>
		<link>http://www.lifeofamisfit.com/2009/11/la-fame-nel-mondo-secondo-ratzi/</link>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 19:12:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Oby</dc:creator>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/11/20050420185320.jpeg"><img class="alignleft size-full wp-image-1402" title="20050420185320" src="http://www.lifeofamisfit.com/wp-content/uploads/2009/11/20050420185320.jpeg" alt="20050420185320" width="286" height="384" /></a>Santissima santitá, mia musa ispiratrice, luce dei miei occhi! Tu che mi guardi con quello sguardo da cerbiatto <em>un po&#8217; imbriago</em> mentre tracanni una pinta di lager, da quanto tempo manchi da questo blog? Eh mi devi perdonare, sai com&#8217;é, qua in Inghilterra questo branco di atei cafoni non ti prestano l&#8217;attenzione dovuta, qua non appari quasi mai sulle testate giornalistiche e la gente tende a scordare che esisti, non é come in Italia dove tuo ogni languito, ogni tuo rigurgito, anche un tuo rutto dopo una sprite viene riportato in versione integrale su tutti i canali nazionali per aprire le porte a servizi giornalistici e commenti politici di approvazione unilaterale.. eh no, qua in Inghilterra non capiscono l&#8217;importanza delle tue parole né il motivo della tua perpetua ed incancellabile presenza nei <span style="text-decoration: line-through;">conti</span> cuori di ogni singolo italiano.</p>
<p>Pensandoci bene in Inghilterra sono proprio perfidi, é un covo di serpi malpensanti e sudici peccatori e spesso osano porre domande invece di prendere la tua parola come il messaggio divino, come se potessimo mettere in dubbio che quel signore morto duemila anni fa sarebbe effettivamente compiaciuto dall&#8217;essere rappresentato dalla tua santa amministrazione e dalle tue opinioni sempre generose verso il prossimo!</p>
<p>Ad esempio quel che hai detto ieri al World Food Summit ossia che <em>&#8220;Non c&#8217;é relazione tra l&#8217;aumento della popolazione mondiale e l&#8217;aumento della fame nel mondo&#8221;</em>: ci crederesti che qua in Inghilterra hanno osato questionarlo? Non lo capiscono proprio che chiaramente sono i paesi ricchi a fare piú figli, no?! Non lo vogliono capire che se su 7 miliardi di persone 1 sta morendo di fame &#8230; nel 2040 quando saremo 9 miliardi &#8230; quel miliardo sará sparito! (Forse sará morto?)..<br />
Ma non solo, qua in Inghilterra il governo addirittura sostiene che il profilattico <strong>aiuterebbe </strong>ad impedire la diffusione dell&#8217;AIDS e ne consigliano l&#8217;utilizzo anche con pubblicitá finanziate con soldi pubblici!!! Un brivido (satanico) mi percorre la schiena quando lo sento, perché se penso a quante cose si potrebbero fare con quei soldi se fossero versati piú intelligentemente, come l&#8217;8 per mille ad esempio: giá, si potrebbero pagare gli stipendi ai sacerdoti, costruire nuovi luoghi di culto, amministrare i beni ecclesiastici, pagare le diocesi, i tribunali ecclesiastici.. ah certo, dimenticavo, un 20% <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Otto_per_mille">se avanza</a> potrebbe anche uscire dalle mura vaticane&#8230; Ma qua in Inghilterra il governo tiranno invece non finanzia alcuno stato estero né tantomeno finanzia la Church of England , pertanto le chiese devono assurdamente venire finanziate esclusivamente dai propri fedeli (assurdo!), mentre i soldi per il terzo mondo vengono gittati direttamente ad associazioni di volontariato (quasi sempre <a href="http://www.charitychoice.co.uk/categorysearch.htm">non religiose</a>!) che a scopo non di lucro si occupano di aiutare persone in difficoltá mostrando anche pubblici bilanci con cadenza annuale.<br />
Concorderai con me che é francamente disarmante la malafede che certe istituzioni sembrano possedere nei confronti di amministrazioni religiose, come quella cattolica vaticana, che tanto bene hanno fatto nel corso della storia dell&#8217;umanitá.<br />
Che poi voglio dire, c&#8217;é bisogno di questionarlo? E&#8217; ampiamente risaputo che per tanto bene che fai agli altri altrettanto bene ti torna indietro: e allora perché si stupiscono se voi siete il principale proprietario terriero al mondo nonché il primo possessore di richezze materiali al mondo. E io caro Ratzi ho provato a spiegarlo agli inglesi che i beni materiali non si mangiano e che tu non puoi farci niente per aiutare chi muore di fame, ma ancora si ostinano a non capire!</p>
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